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La voce di Luciano Pavarotti che intona “All’alba vincerò”, il celebre passaggio di “Nessun dorma” dalla Turandot di Giacomo Puccini. Peccato faccia da sottofondo all’ennesimo video di Roberto Vannacci. Tanto che la famiglia del tenore prende nettamente le distanze.
La pensata del generale arriva come risposta alle accuse rivolte a Vannacci dal Financial Times, che lo ha definito il “cavallo di Troia” di Mosca in Italia. L’europarlamentare replica sui social: “Xenofobo, omofobo, sessista, misogino, fascista, negazionista, razzista, ignorante, falsificatore, populista, traditore, pagliaccio, buffone, troglodita, fenomeno da baraccone ed ora, cavallo di Troia di Mosca”. E conclude: “Bene, vuol dire che siamo sulla giusta strada. Ci vediamo all’alba”.
A rafforzare il messaggio, la solita clip realizzata con l’intelligenza artificiale. Stavolta Vannacci è circondato da una folla di persone che gli puntano contro delle pistole. Il video si chiude con lui che guarda verso la telecamera e pronuncia “Me ne frego“, motto dannunziano di largo uso tra i fascisti di ieri e di oggi, che arriva dopo il celebre “Vincerò” di Pavarotti.
Una scelta alla quale la famiglia Pavarotti ha reagito con una nota, precisando di “non aver mai concesso alcuna autorizzazione all’utilizzo della voce, del nome o dell’identità di Luciano Pavarotti”. Ma la presa di distanza non riguarda soltanto l’impiego della registrazione. Gli eredi del tenore sottolineano infatti di dissociarsi “fermamente da qualsiasi associazione della sua figura a messaggi, posizioni o iniziative di carattere politico”.
L'articolo Il “me ne frego” di Vannacci alle accuse su Mosca. La clip con la voce di Pavarotti fa arrabbiare la famiglia del tenore proviene da Il Fatto Quotidiano.




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