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Alla fine, Fortunata La Rosa, la 92enne schierata da Cateno De Luca alle Amministrative ha incassato un solo voto, presumibilmente il suo: un puntino in un oceano di voti che ha assicurato la vittoria di Sud chiama Nord al primo turno. Con 15 liste, e 1010 candidati (dai 18 ai 92 anni) il candidato di De Luca, Federico Basile, conquista lo scranno al primo turno addirittura col 58,41%, staccando il centrodestra di 31,49 punti di percentuale, e il centrosinistra di 46,21. Così Sud chiama Nord, il partito politico fondata da “Scateno” – chiamato così per i noti toni accalorati che lo contraddistinguono – ha di fatto sbaragliato a Messina tutti i partiti. E non a caso ora punta dritto contro di loro: “Adesso parliamo di Regionali”, ha detto lui a risultato ancora caldo. Cioè quando non sapeva ancora che – sullo Stretto – Forza Italia per la prima volta non entra in consiglio comunale, restando addirittura affossata sotto il 4%. E dire che era stata proprio Forza Italia a scegliere il candidato da contrapporre a De Luca, quel Marcello Scurria che era stato segretario cittadino dei Ds, e che era stato nominato da Scateno alla guida dello sbaraccamento di Messina, fino allo strappo e al passaggio finale tra le file del centrodestra.
Una partita che già pareva persa in partenza, ma su un buon risultato, soprattutto su un possibile ballottaggio, aveva puntato soprattutto il partito fondato da B., che aveva schierato come vicesindaca Matilde Siracusano, la sottosegretaria ai Rapporti col parlamento, che si è spesa molto nella campagna elettorale messinese (sua città natìa). Un vero flop. “Un risultato drogato dalle 15 liste”, indica Scurria dopo le prime proiezioni. “Il punto però è che a Messina era il centrodestra a riuscire a presentare molte liste, adesso è lui”, suggerisce un big della politica siciliana. Di certo non va meglio a Barcellona Pozzo di Gotto, città nella costa tirrenica messinese, feudo di Tommaso Calderone – il forzista vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera – dove il centrodestra ha la sua roccaforte ma la perde al primo turno a favore anche qui della candidata di De Luca. Scateno, dunque, nel Messinese sbaraglia i partiti. E ora punta direttamente alle prossime Regionali. Era questa, d’altronde, la sua mira, quando ha deciso che Basile dovesse dimettersi per andare a elezioni anticipate: evitare che più elezioni si accavallassero e poter far pesare il suo risultato nella provincia che finora lo ha sempre premiato e nel capoluogo che lo sceglie, adesso, per la terza volta.
Per la quarta consecutiva, d’altronde, la città del Ponte volta le spalle al centrodestra: oltre alla pesante bocciatura di Fi, qui la Lega raggiunge sì la soglia, ma con un risicatissimo 5.06 %. Mentre è il Pd il primo partito di opposizione, e la lista del M5s che andava in coppia con Controcorrente di Ismaele La Vardera, alla sua prima prova a Messina, raggiunge solo il 3.05%. Tutti assieme superano di poco il 12 per cento: una vera débâcle. Così Scateno passa subito all’incasso e già per il prossimo giovedì fissa una conferenza stampa a Palermo: “Stacchiamo la spina al governo Schifani?”, la lancia così. Il governo di Renato Schifani esce di certo indebolito da questa tornata elettorale, perdendo 8 città in cui amministrava. E in molti giurano che abbia le ore contate e che in Sicilia si andrà a votare in autunno. Prima delle Politiche. Non solo, c’è addirittura chi, tra le retrovie, suggerisce che è già tutto deciso: “Il forzista Giorgio Mulè sarà il prossimo candidato alla presidenza della Regione, e De Luca potrebbe essere indicato come suo vice”. Ma adesso, forte del risultato, Scateno ribalta tutto: “Perché non dovrebbe essere Mulè a fare il mio vice?”.
L'articolo Il flop di Forza Italia nella Messina di De Luca: è fuori dal consiglio. E “Scateno” lancia la sfida: “Ora parliamo di Regionali” proviene da Il Fatto Quotidiano.





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