“Il desiderio può essere oscuro anche a noi stessi, non confessabile. Mio padre è morto quando avevo 4 anni, ero una bambina inquieta”: così Charlotte Casiraghi

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Incontriamo Charlotte Casiraghi nel suo ufficio davanti all’Esplanade des Invalides, a Parigi, nell’ovest della capitale, per parlare di filosofia, di desiderio, di crepe esistenziali e letteratura. Casiraghi è un nome che in Italia evoca ancora inevitabilmente l’incidente del 3 ottobre 1990, quando Stefano, marito della principessa Carolina di Monaco, morì pilotando il suo motoscafo offshore al largo di Saint-Jean-Cap-Ferrat. Charlotte aveva quattro anni. La madre la portò via dal Principato di Monaco e dai reporter, e lei si è costruita con una riservatezza e un pudore che non ha mai abbandonato, neanche oggi. Ma Charlotte Casiraghi parla di sé attraverso i Rencontres Philosophiques che organizza, con grande successo, da dieci anni nel principato, e il suo primo libro La fêlure (Julliard), La crepa, che dopo l’ottima accoglienza in Francia uscirà tra qualche mese in Italia per La Nave di Teseo.

Com’è cominciata la sua passione per la filosofia? “Al liceo, grazie all’incontro con il mio professore dell’ultimo anno, Robert Maggiori. Ma l’interesse per questi temi esisteva già prima. “Io, bambina inquieta, ho imparato che non devo tradire i miei desideri”. Charlotte Casiraghi si racconta. In una lunga intervista al Corriere, la figlia di Carolina di Monaco, oggi 39enne, rivive il trauma della morte del padre Stefano – morto pilotando il suo motoscafo offshore al largo di Saint-Jean-Cap-Ferrat nel 1990 -, la sua passione per la filosofia – ha pubblicato un libro intitolato La fêlure/La crepa (Julliard)-, il senso della vita e l’amore per la letteratura. “Dall’infanzia mi sono sempre posta molte questioni esistenziali, ero una bambina con una forma di inquietudine, mi interrogavo molto sul senso della vita”, ha spiegato Charlotte.

Amante della poesia di Baudelaire, Fitzgerald, Simone de Beauvoir, Bergson e Pascal, la giovane rampolla del Principato di Monaco è stata cresciuta a Parigi, lontana dai lustrini principeschi vista mare. “La filosofia non è riservata al mondo accademico, entra nella vita di ognuno di noi, sottolinea Charlotte nel presentare la nuova edizione della Semaine PhiloMonaco, un festival della filosofia da lei organizzato che quest’anno ha come tema il desiderio. “La filosofia permette di distinguere tra desiderio e piacere, desiderio e bisogno, desiderio e pulsione. Ma il desiderio può essere oscuro anche a noi stessi, può metterci in pericolo. Oggi c’è un’erosione del desiderio, tendiamo a confonderlo con soddisfazioni immediate facilmente accessibili, che rappresentano una specie di sollievo. Ma il vero desiderio è più profondo, è un’altra cosa”, spiega. “Non cedere sul proprio desiderio è una frase che viene da Lacan, e che è alla base del lavoro psicanalitico su sé stessi. Si è tentati di ignorare o tradire il proprio desiderio per fare piacere agli altri, ma anche perché talvolta il desiderio non è confessabile a noi stessi. Il desiderio può portare a rompere con l’ambiente di origine, con la famiglia, o con gli archetipi della sessualità, pensiamo per esempio a quanti trovano difficile vivere in modo sereno la propria omosessualità. Poi c’è il desiderio che i genitori proiettano sui figli, che finiscono per essere strumenti della realizzazione altrui… Il desiderio è una questione complessa”.

L'articolo “Il desiderio può essere oscuro anche a noi stessi, non confessabile. Mio padre è morto quando avevo 4 anni, ero una bambina inquieta”: così Charlotte Casiraghi proviene da Il Fatto Quotidiano.

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