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Viviamo a livello internazionale un momento di estrema difficoltà e pericolosità, contraddistinto dalle doglie che accompagnano l’arduo parto di un nuovo ordine basato sull’effettivo dispiegamento del multipolarismo e il definitivo superamento dell’egemonismo statunitense e occidentale più in generale. Si tratta di un passaggio davvero epocale, se pensiamo che è almeno del 1492, con la conquista del continente americano che ebbe inizio in quell’occasione, che dura il dominio prima coloniale, poi neocoloniale, sempre imperialista sul pianeta. Ma oggi quel dominio è scosso fin dalle fondamenta dalle lotte dei popoli oppressi e dall’emergere di nuove Potenze.
Data la peculiare della situazione di transizione che ci troviamo a vivere, che presenta insidiosi rischi ma anche allettanti opportunità, costituisce un’urgente necessità dotarci di un apparato istituzionale che ponga in grado l’intera comunità internazionale e l’umanità tutta di neutralizzare i primi e cogliere le seconde. Appare evidente come le attuali Nazioni Unite, paralizzate dai veti e provviste di una struttura elefantiaca e costosa, ma inefficiente, non siano purtroppo all’altezza del momento storico cruciale che stiamo attraversando divisi tra angoscia e speranza.
Occorre quindi rifondarle radicalmente, sulla base del principio democratico e dando un ruolo da protagonista alla stragrande maggioranza esistente in seno all’Assemblea generale, che deve diventare il baricentro decisionale e il motore del rinnovamento, dando finalmente spazio a quegli oltre centocinquanta Stati, grandi medi o piccoli, che si stanno emancipando dal dominio neocoloniale e imperiale, ma rivestono tuttavia ancora un ruolo marginale in seno alla comunità internazionale.
Non si tratta del progetto, per certi versi utopistico e per altri pericoloso, del “governo mondiale”. La sovranità degli Stati, seppure democraticamente rifondata e assoggettata ai limiti previsti dal diritto internazionale, resta un architrave insostituibile del diritto internazionale (vedi al riguardo le mie riflessioni in Diritto internazionale, appunti critici, Editoriale Scientifica, 2023). Ma appare altresì necessario dare modo a questa immensa maggioranza di Stati, cui corrisponde una preponderanza ancora più netta in termini di persone, di esprimersi ed esercitare un potere decisionale effettivo sulle questioni esistenziali della pace e della guerra, della lotta alla povertà e della salvaguardia ambientale e su numerose altre.
La funzione della Cina è importantissima, anche se giustamente i dirigenti cinesi chiariscono in ogni circostanza che non ambiscono ad alcun ruolo guida, rifiutando essi ogni pretesa di carattere egemonico e sviluppando invece rapporti di cooperazione paritaria e pacifica con moltissimi Stati nell’ottica del beneficio comune (win win). E però è inutile negare quanto l’esempio della Cina sia luminoso in vari campi strategici, dagli sforzi per la soluzione negoziata dei conflitti alla sconfitta della povertà alla promozione delle energie alternative e di uno sviluppo tecnologico ed economico finalizzato al benessere degli esseri umani, ad altri campi ancora.
L’esatto opposto del tronfio e schizoide narcisista maligno Trump, il quale non può tuttavia essere inteso alla stregua di una meteora o di un evento accidentale o transitorio, come vorrebbero i farlocchi governanti europei che continuano ad inginocchiarsi servilmente di fronte a lui, sperando magari in cuor loro che passi presto.
Trump non costituisce un fenomeno passeggero, anche se occorre augurarsi che il popolo e il Congresso degli Stati Uniti ce ne liberino al più presto. Egli, con tutte le abominevoli caratteristiche che manifesta ogni giorno a un’opinione pubblica mondiale sempre più sconcertata e preoccupata, rappresenta infatti l’espressione genuina dell’inevitabile e incontenibile declino della società statunitense e della ristrettissima oligarchia di nababbi che stanno portando il pianeta alla catastrofe, magari illudendosi follemente di poter fuggire su Marte con armi, bagagli, nani e ballerine.
Sono costoro che vanno sconfitti e privati del controllo sui mezzi di produzione per dar modo all’umanità di sopravvivere e prosperare. Molto importante che contro il leader di costoro si sia levata con forza anche la voce del Papa che si sta rivelando un degno erede di Francesco
Il Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (CRED, www.credgigi.it) presenta in quest’ottica un progetto di rifondazione democratica delle Nazioni Unite collegato alla prestigiosa candidatura del professor Pino Arlacchi, che già in passato ha svolto in seno a tale Organizzazione importanti funzioni inerenti alla lotta alla criminalità. Ne parleremo martedì 21 aprile alle ore 18 al Circolo ARCI Centofiori di Roma, in un dibattito che verrà introdotto dal sottoscritto e vedrà come momento centrale l’intervista di Silvia Pegah Scaglione al professor Arlacchi. Stiamo registrando in queste ore importanti e significative adesioni, tra le quali quelle di varie importanti rappresentanze diplomatiche e ci sarà anche un graditissimo videomessaggio di Roger Waters.
Vi invitiamo a partecipare.
L'articolo Il declino Usa, l’esempio cinese: rifondare le Nazioni Unite partendo dalla candidatura di Arlacchi proviene da Il Fatto Quotidiano.




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