Il colosso ucraino della Difesa Fire Point lancia la campagna “Milftech”: “Donne, entrate nell’industria bellica”

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“Quando altre aziende si definiscono ‘miltech’, noi ci definiamo ‘Milftech‘”. Iryna Terek non scherza affatto. L’amministratore delegato di Fire Point, la più importante azienda ucraina della Difesa, è seria al punto che “il termine è diventato un marchio registrato“. Terek punta a usare l’espressione, coniata combinando il termine usato per indicare le industrie specializzate in tecnologie militari con il linguaggio della pornografia, per incentivare le donne a entrare in un settore storicamente maschile. E a farlo dalla porta principale di quella che solo nel 2022 era una società che si occupava di casting per film e serie tv e che in una manciata di anni, grazie soprattutto a commesse miliardarie dello Stato ucraino, è diventata uno dei principali fornitori dell’esercito di Kiev.

“L’idea – ha spiegato Terek in un’intervista video con Andriy Fedoriv, ​​fondatore dell’omonima agenzia di marketing che su YouTube ha oltre 700mila iscritti – mi è stata suggerita da un amico che ora si trova al fronte. Mi sono resa conto che ci sono pochissime donne nell’industria della difesa o, se allarghiamo il campo, nelle discipline scientifiche e tecnologiche. E questo non perché le donne non sappiano fare qualcosa, ma perché non sanno di poterlo fare. Nessuno glielo ha mai detto. Non c’è una cultura di riferimento”. Nella stessa Fire Point, che conta circa 7.500 dipendenti, aggiunge la manager, “non superiamo il 15%” di occupazione femminile.

“Quindi lei consiglia a tutte di ‘diventare delle Milf‘ ed entrare nel settore tecnologico militare?”, domanda Fedoriv. “No – replica sorridendo Terek, che ha 34 anni e che prima del conflitto si occupava di installazioni artistiche in cemento -, per essere una Milf bisogna attendere di invecchiare! Io propongo a tutte le ragazze, alle donne e forse anche alle nonne, se ne hanno il desiderio, di unirsi alla lotta esistenziale dell’Ucraina. E se ritenete di essere pronte a cambiare professione e possedete determinate competenze, non ne servono solo di ingegneristiche, unirvi al nostro team è potrebbe essere il vostro obiettivo a breve termine”.

Ma ce n’è anche uno di lungo respiro: “Vorrei sviluppare e diffondere l’importanza dell’istruzione ingegneristica tra le ragazze e le donne. Non mi piace la divisione della leadership in base al genere. Nella nostra azienda non c’è un solo compito per eseguire il quale servano gli attributi maschili”. “Quindi – conclude l’Ad -, se con questa nostra campagna che nasce sotto lo slogan ‘Milftech’, in apparenza scherzoso, riusciremo a ispirare una o più donne a mettersi in gioco in un campo considerato ‘non adatto alle ragazze’, saremo felici di sostenerle”.

Fire Point non è un’azienda qualsiasi, ma un nodo strategico nella galassia della difesa di Kiev. Cresciuta a ritmi vertiginosi durante la guerra, la società può contare nel proprio advisory board un pezzo da novanta come l’ex segretario di Stato Usa Mike Pompeo e vanta come punte di diamante della sua produzione il missile da crociera a lungo raggio Flamingo – che ha una gittata fino a 3.000 km e può trasportare testate di oltre una tonnellata – e i droni d’attacco della famiglia FP, le cui versioni più avanzate possono trasportare fino a 120 chili di esplosivo e raggiungere i 3.000 km di volo. Soltanto per i velivoli senza pilota, secondo una risposta fornita dal ministero della Difesa all’ong Centro per la lotta alla corruzione, nel 2025 ha stipulato con lo Stato contratti per 56,743 miliardi di grivne (1,11 miliardi di euro) e nel 2026 per altri 50,7 miliardi (994,33 milioni di euro), per un totale di 107,443 miliardi di grivne (2,11 miliardi di euro).

Un volume d’affari che non poteva non attirare appetiti di ogni sorta. Il 13 maggio il comproprietario e capo progettista di Fire Point, Denis Shtilerman, ha riferito alla Commissione d’inchiesta del Parlamento sulle violazioni nel settore della difesa che Timur Mindich, ex socio di Volodymyr Zelensky ai tempi della carriera televisiva, ha negoziato per oltre un anno l’acquisto del 50% della società. L’offerta iniziale sarebbe stata di 100 milioni di dollari, poi aumentata col passare dei mesi fino a quasi un miliardo nell’estate 2025, quando Shtilerman ha interrotto le trattative. Giusto 3 mesi prima che Mindich si desse latitante in Israele perché coinvolto nell’inchiesta “Midas” dell’Autorità nazionale anti-corruzione (Nabu).

Negli ultimi mesi, poi, Fire Point ha ampliato il proprio profilo industriale. Ad aprile è arrivata la firma con la spagnola Sener un accordo di cooperazione nella difesa aerea e a giugno il presidente l’ha indicata tra le aziende ucraine capaci di muoversi verso la produzione di missili balistici nell’ambito di una collaborazione con la Germania. A settembre l’azienda è stata infine coinvolta nel programma internazionale FREYJA, dedicato allo sviluppo di capacità antimissile e intercettazione balistica.

“Probabilmente sono la prima donna ad aver costruito un impianto ucraino per la produzione di carburante per razzi in un paese della Nato“, ha detto il 20 agosto Terek riferendosi all’impianto da oltre 120.000 metri quadrati in costruzione a Vojens, nel sud della Danimarca, dove verrà prodotto propellente solido per razzi destinato al programma Flamingo con una capacità di rifornimento fino a 4.100 razzi all’anno e il cui lancio è previsto per la fine del 2027. Ora, se il progetto “Milftech” raggiungerà i risultati sperati, Terek potrà aggiungere un altro primato al proprio palmares.

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