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di PNA
Trevi contesa tra Icop e Webuild: chi riuscirà a ottenere il suo controllo? E, soprattutto, fino a che punto i corrispettivi delle due offerte, l’ops di Icop e l’opa di Webuild, valorizzano il gruppo specializzato nell’ingegneria del sottosuolo? La battaglia per Trevi è entrata in una fase cruciale dopo il rilancio di Icop, che venerdì scorso ha portato il corrispettivo dell’ops da 0,133 a 0,165 azioni Icop per ogni azione Trevi, con un incremento del 24,1% rispetto alla proposta iniziale.
Il rilancio è arrivato poco prima dell’avvio dell’opa concorrente di Webuild, partita lunedì 28 settembre con un’offerta interamente in contanti di 4,50 euro per azione.
Valutazioni e reazione del mercato
Nel presentare il nuovo rapporto di concambio, Icop ha tenuto a precisare che la nuova offerta valorizza ciascuna azione Trevi 5,165 euro sulla base del prezzo ufficiale di Icop alla data di riferimento del 26 giugno 2026, pari a 31,300 euro. La proposta incorpora quindi un premio del 49% rispetto al prezzo ufficiale di Trevi di quella stessa giornata, pari a 3,467 euro, e del 14,8% rispetto ai 4,50 euro messi sul piatto da Webuild.
La mossa di Icop ha fatto scattare subito al rialzo le azioni Trevi, che sono salite fino a 5 euro lunedì scorso, nel giorno in cui ha preso il via l’opa di Webuild. Piazza Affari ha continuato a premiare il titolo del gruppo ingegneristico italiano anche nella giornata di ieri, scommettendo su nuovi rilanci. Le azioni Trevi sono scambiate così a un valore superiore ai 4,50 euro offerti da Webuild e anche al di sopra del valore implicito del corrispettivo dell’ops di Icop.
Le adesioni, nel frattempo, rimangono decisamente contenute. Nel primo giorno dell’opa di Webuild, lunedì 28 settembre, sono state presentate appena 27 richieste, pari allo 0,00004% del totale delle azioni oggetto dell’offerta, che terminerà il 20 novembre 2026. Nello stesso giorno, le adesioni all’ops di Icop (che ha preso il via il 14 settembre) sono state pari a zero, lasciando ferme a 5.283, ovvero allo 0,008056%, le adesioni complessive.
Le strategie industriali a confronto
Ma dietro la sfida a colpi di offerte c’è una partita che va oltre il prezzo riconosciuto agli azionisti. La battaglia tra Icop e Webuild si spiega infatti con la diversa ratio industriale alla base delle due offerte e con il valore strategico che il controllo di Trevi rappresenta per i due gruppi.
Nel caso di Icop, l’ad Pietro Petrucco ha definito l’offerta una “operazione industriale” tesa a creare “un campione nazionale nell’ingegneria del sottosuolo e diventare uno dei player principali mondiali”. L’obiettivo è dar vita a “un leader internazionale nelle fondazioni speciali”, con un backlog combinato superiore a 2,2 miliardi e ricavi pro-forma oltre 1 miliardo di euro nel 2025.
Icop prevede che il perfezionamento dell’offerta permetterà di generare sinergie a regime, a decorrere dal 4° anno dal perfezionamento dell’operazione, comprese tra 120-140 milioni di euro di ricavi addizionali annuali e tra 55–75 milioni di euro di Ebitda all’anno.
Il piano Webuild: integrazione lungo la catena del valore
Webuild, invece, presenta la propria opa come un’operazione destinata a sostenere la crescita di Trevi all’interno della propria piattaforma industriale. Entrando nella sua galassia, Trevi riuscirà infatti a “beneficiare della piattaforma industriale e dell’ampio portafoglio ordini di uno dei principali operatori a livello mondiale”, ampliando il proprio perimetro commerciale e l’accesso a nuove geografie, a clienti e a gare di dimensione e complessità maggiori.
Webuild ha individuato un potenziale di sinergie di circa 80-90 milioni di Ebitda all’anno a regime, tale da far sì che l’operazione sia accrescitiva sul suo Ebitda per 150-170 milioni (incluse le sinergie).
Se l’intento di Icop è di dar vita a un polo nell’ingegneria del sottosuolo attraverso l’aggregazione di competenze complementari e puntare sull’espansione internazionale, puntando su un modello di integrazione orizzontale, quello di Webuild è invece integrare Trevi nella propria catena del valore attraverso un modello verticale, incentrato sull’acquisizione di competenze critiche come l’ingegneria e le fondazioni speciali. Il cda di Trevi ha bocciato sia la proposta del gruppo guidato da Pietro Salini, che quella di Icop, prima dell’aumento del corrispettivo da parte di quest’ultima.
L’orientamento dei fondi e le ipotesi di rilancio
Intanto, Mf ha raccolto le valutazioni di quattro fondi che complessivamente detengono il 20% di Trevi – Praude AM, AcomeA, Banca Ifigest e MoMentum – che hanno evidenziato diversi elementi di attrattività nell’ops di Icop, senza tuttavia fornire indicazioni definitive sulle proprie adesioni. Sempre Mf ha segnalato indiscrezioni secondo cui Webuild starebbe valutando un leggero rialzo della propria offerta. Non sono esclusi dunque nuovi colpi di scena nella partita per il controllo di Trevi.
L’articolo Icop contro Webuild, la partita per Trevi vale più del prezzo: in gioco due modelli industriali è tratto da Forbes Italia.






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