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I
rappresentanti dei sindacati della scuola di Cgil, Cisl e Uil hanno
chiesto, in un incontro con un gruppo di consiglieri che si è tenuto
nella pausa del Consiglio, la sospensione del ddl di Vanessa Masè
sullo “zerosei” che è all’ordine del giorno, con quello di
Francesca Parolari del Pd, della tornata consiliare che si è aperta
oggi. Una richiesta che è stata respinta dalla consigliera Masè la
quale ha ricordato che la norma va portata in porto perché ciò che
sta emergendo sul territorio riguardo allo “zerosei” va
governato. Senza una legge – ha detto ancora l’esponente della
Civica –, senza un quadro normativo, che si può sempre correggere,
si finisce per penalizzare le iniziative territoriali. Il segretario
della Cgil scuole, Raffaele Meo, al contrario ha detto che i dati
sulla sperimentazione non sono stati resi noti; dati dai quali il
disegno di legge dovrebbe partire. Invece, ha detto ancora, senza
questa base ci si trova di fronte a un ddl che ha definito
evanescente, al punto che il sindacato, ha affermato, non è in grado
di esprimersi a favore o contro. Un concetto sottolineato anche da
Carla Podetti, anche lei della Cgil, per la quale questa riforma va
inserita in una risposta complessiva alla situazione di educatori e
insegnanti (sempre più pesante ha ricordato Candida Berlanda della
Cisl) stanno attraversando. In primo luogo per il trattamento
economico – giuridico del personale, compreso quello della scuola
primaria. Il tema degli stipendi di educatori e insegnanti è stato
sottolineato da Filippo Degasperi di Onda, il quale ha ricordato che
da parte della maggioranza e della Giunta su questo non c’è stata
alcuna apertura. Francesca Parolari ha ribadito i dubbi sul ddl Masè,
nonostante abbia accolto alcuni emendamenti del Pd, prima di tutto la
sottolineatura dell’importanza del Coordinamento pedagogico
territoriale. Perché, ha affermato la consigliera dem, il progetto
“zerosei” deve partire dagli adulti, mentre da parte del
Dipartimento dell’istruzione si insiste soprattutto sugli aspetti
organizzativi invece che su quelli pedagogici. Ma, ha concluso, lo
“zerosei” non deve essere una scorciatoia per tenere in piedi
servizi che non sono più in grado di reggere la realtà.





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