I ricavi dei club di Premier League sfiorano i 10 miliardi. Ma la crescita non basta più a sostenere i costi

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Secondo un’analisi pubblicata da Calcio e Finanza, la stagione 2024/25 della Premier League segna un punto di svolta per il calcio inglese: la crescita dei ricavi prosegue, ma non è più sufficiente a sostenere una struttura dei costi sempre più onerosa. Il risultato è un sistema che resta il più ricco al mondo in termini di fatturato, ma che vede deteriorarsi in modo significativo gli indicatori di redditività.

Il primo segnale emerge dal divario tra entrate e uscite: a fronte di circa 500 milioni di euro di ricavi aggiuntivi, i costi crescono di oltre 890 milioni, più del doppio. Un disallineamento che porta il rapporto tra costi e ricavi a superare il 100%, evidenziando come, nel complesso, il sistema consumi più risorse di quante ne generi.

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Ricavi in crescita, ma i costi corrono più veloce

Nel dettaglio, i ricavi complessivi raggiungono i 9,55 miliardi di euro (+5%), confermando la capacità della lega inglese di creare valore su scala globale. Tuttavia, il ritmo di crescita appare meno sostenuto rispetto al passato. A trainare sono soprattutto le componenti commerciali, mentre i diritti audiovisivi – pur restando la principale fonte di entrata – mostrano un’espansione più contenuta. Si accentua inoltre una polarizzazione interna: i top club continuano a spingere la crescita, mentre le squadre di fascia medio-bassa restano fortemente dipendenti dalla distribuzione centralizzata dei diritti televisivi. I diritti tv generano 3,93 miliardi di euro (+3%), pari a circa il 41% del totale, seguiti dai ricavi commerciali con 2,76 miliardi (+14%) e da quelli da gara, che crescono del 15% fino a 1,22 miliardi. In calo, invece, la gestione calciatori (-16% a 1,13 miliardi), segnale di un mercato meno redditizio rispetto alla stagione precedente.

Se il lato dei ricavi mostra ancora una traiettoria positiva, è sul fronte dei costi che emergono le criticità più evidenti. I costi complessivi salgono a 10,13 miliardi di euro (+13%), con un incremento che supera di gran lunga quello delle entrate. Il costo del personale resta la voce dominante (5,14 miliardi, pari al 51%), mentre gli altri costi operativi registrano la crescita più marcata (+24%). A pesare sono anche ammortamenti e svalutazioni (2,60 miliardi, +13%), riflesso diretto degli investimenti sul mercato trasferimenti degli ultimi anni. Nel complesso, tra stipendi e ammortamenti viene assorbito l’81% dei ricavi, in aumento rispetto al 77% della stagione precedente e ben al di sopra del 74% registrato in Serie A nello stesso periodo. Il dato complessivo è chiaro: i costi arrivano al 106% del fatturato, certificando uno squilibrio strutturale.

Questo scenario si riflette inevitabilmente sulla redditività. L’Ebitda scende a 2,01 miliardi (-16%), mentre l’Ebit diventa negativo per 587 milioni. Ancora più marcato il peggioramento del risultato netto, che passa da una perdita di 205 milioni a -892 milioni. In altre parole, la Premier League continua a generare ricavi record, ma fatica sempre più a trasformarli in profitti.

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La geografia dei ricavi: City in testa, ma il gap resta ampio

Guardando ai singoli club, il primato per fatturato spetta al Manchester City con 926,5 milioni di euro, seguito dall’Arsenal (903,2 milioni) e dal Liverpool (899,3 milioni). Sono otto le squadre che superano i 500 milioni, a conferma della forza economica della lega. Tuttavia, il gap tra le prime quattro e il resto del campionato resta significativo, con una netta separazione tra élite e inseguitrici. Ecco la top ten:

  • Manchester City: 926,5 milioni
  • Arsenal: 903,2 milioni
  • Liverpool: 899,3 milioni
  • Manchester United: 836,6 milioni
  • Tottenham: 722,6 milioni
  • Chelsea: 642,4 milioni
  • Aston Villa: 635,9 milioni
  • Newcastle: 571,1 milioni
  • Brighton: 356,4 milioni
  • Wolverhampton: 339,6 milioni

Interessante anche la distribuzione della fascia centrale, dove nove club si collocano tra i 250 e i 360 milioni di ricavi, beneficiando di una relativa equità nella ripartizione dei diritti tv ma con margini limitati di crescita commerciale. In coda, le neopromosse superano comunque i 200 milioni, un livello che resta molto elevato rispetto agli standard degli altri campionati europei.

Redditività sotto pressione: solo 6 club chiudono in utile

Ancora più frammentata la situazione sul fronte dei risultati netti: solo sei club chiudono in utile. Tra questi spicca il Newcastle (+40,6 milioni), seguito da Aston Villa e Bournemouth. Al contrario, molte delle società con i ricavi più elevati registrano perdite: il Manchester City (-11,6 milioni) e il Manchester United (-38,6 milioni) restano in rosso, mentre il caso più estremo è quello del Chelsea, con oltre 300 milioni di perdita. Anche Tottenham e West Ham evidenziano squilibri significativi.

Il quadro che emerge è quello di una lega sempre più ricca ma anche sempre più costosa, in cui la competizione sportiva si traduce in una pressione crescente sui conti. La Premier League resta il benchmark globale per ricavi, ma la sostenibilità economica nel breve periodo appare sempre più una sfida aperta.

L’articolo I ricavi dei club di Premier League sfiorano i 10 miliardi. Ma la crescita non basta più a sostenere i costi è tratto da Forbes Italia.

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