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Gli incidenti di questi giorni impongono due riflessioni da tenere rigorosamente insieme. La violenza non ha nulla a che fare con le manifestazioni pacifiche. Anzi, le vetrine spaccate finiscono spesso per oscurare le ragioni di migliaia di persone che manifestano civilmente. La violenza va condannata senza esitazioni. Ma fermarsi alla condanna significa rinunciare a capire. Ci sono oggi veri e propri ladri di futuro. Il ritardo della transizione ecologica, il debito che lasciamo alle nuove generazioni, le risorse sottratte a istruzione e salute per alimentare la corsa agli armamenti.
E guerre provocate o incancrenite da leader anziani come Putin, Netanyahu e Trump, con responsabilità naturalmente diverse, che sembrano riportarci ai fantasmi del Novecento. È contro questi ladri di futuro che bisognerebbe manifestare, ma è molto più difficile raggiungere i luoghi dove si prendono davvero le decisioni. L’Europa, pur con tutti i suoi limiti, si trova spesso a doversi difendere dalle conseguenze di scelte altrui. Ma c’è una domanda ancora più profonda. Che cosa c’è dietro quei ragazzi che spaccano le vetrine?
Per comprendere che la vita è un gioco a somma positiva, dove cooperazione, solidarietà e partecipazione moltiplicano le nostre energie e rendono l’esistenza più ricca di senso, abbiamo bisogno di quello che potremmo chiamare un esposoma sociale: un patrimonio di esperienze concrete di relazioni generative, apprese in famiglia, a scuola, nelle associazioni, nelle comunità. Le generazioni precedenti potevano contare su famiglie, parrocchie, sezioni di partito, scuole e luoghi di aggregazione che, con tutti i loro difetti, offrivano occasioni di educazione alla responsabilità e alla cooperazione. Quale esposoma sociale hanno avuto molti dei ragazzi di oggi? Quanti educatori hanno incontrato e quante ore hanno trascorso nello scroll perpetuo dell’universo digitale?
La risposta non può essere soltanto repressione. La sicurezza è necessaria, ma altrettanto necessari sono percorsi di inclusione, partecipazione e generatività che impediscano al disagio di allargarsi. Dobbiamo soprattutto rimettere i giovani al centro delle decisioni. Una strada è già stata aperta da ASviS con Ecosistema Futuro: le Piazze sul Futuro e una Costituente di 40 giovani under 35 accompagnati da 12 mentor. Il percorso, presentato il 23 settembre alla Camera dei deputati, porterà all’Assemblea Nazionale sul Futuro, con l’obiettivo di costruire proposte e aprire un confronto con le istituzioni.
Un’esperienza concreta di partecipazione per trasformare i giovani da spettatori a protagonisti del proprio futuro. Non basta chiedere ai giovani di non rompere le vetrine. Chi lo fa deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni e risponderne davanti alla giustizia, con tutte le garanzie e la proporzionalità che uno Stato di diritto impone. Ma anche noi adulti abbiamo una responsabilità, forse ancora più grande: smettere di rubare loro il futuro.

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