“Ho perso la testa, non credevo di averlo ucciso”, l’uomo fermato per l’omicidio e il senza fissa dimora si conoscevano da tempo

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Si conoscevano da tempo. Si incontravano negli stessi luoghi, dentro quella geografia invisibile fatta di panchine, porticati e rifugi di fortuna che per chi vive in strada diventano casa, punto di riferimento, luogo d’incontro. Guido e l’uomo che lo ha aggredito con “violenza animalesca” erano due presenze conosciute in quella parte di Caserta. Poi, in piazza Sant’Anna, il loro rapporto è finito sotto una raffica di colpi. “Ho perso la testa” ha detto il 40enne ucraino fermato per omicidio.

Tutto si è svolto nell’arco di una cinquantina di metri. A pochi passi dalla sede del Gruppo della Guardia di finanza di Caserta, praticamente davanti agli occhi di una delle istituzioni presenti nella zona. E non lontano da un punto Caritas che offre assistenza alle persone senza fissa dimora. Come la vittima, come l’assassino e come chi ha assistito.

Quando è cominciata l’aggressione, qualcuno ha capito che la situazione stava precipitando e ha chiesto l’intervento dei finanzieri. I militari sono arrivati e hanno trovato l’uomo a terra, gravemente ferito, in condizioni che apparivano già disperate. Gli hanno prestato i primi soccorsi mentre veniva richiesto l’intervento del 118. L’ambulanza lo ha trasferito d’urgenza in ospedale, ma le sue condizioni erano troppo gravi. È morto poco dopo.

L’uomo che lo aveva colpito, nel frattempo, era riuscito ad allontanarsi. Sono cominciate così le ricerche, mentre gli investigatori ricostruivano gli ultimi minuti della vita di Guido. Un lavoro affidato alle immagini delle telecamere della zona e ai racconti di chi conosceva entrambi e aveva assistito all’aggressione.

Le immagini hanno restituito anche la sequenza della violenza: l’aggressore non si sarebbe fermato dopo un primo attacco, ma avrebbe colpito più volte. È uno degli elementi sui quali si concentra l’inchiesta e che dovrà essere confrontato con la versione fornita dal quarantenne ucraino dopo il fermo. Che, a quanto dichiarato, aveva un credito di 50 euro. Soldi che pretendeva la vittima dovesse restituirgli.

Dodici ore dopo i fatti, gli investigatori lo hanno individuato al monumento ai Caduti di Caserta. Il grande arco con i porticati laterali è diventato nel tempo uno dei ripari utilizzati dalle persone senza fissa dimora. È lì che il quarantenne è stato trovato e fermato. Agli investigatori avrebbe raccontato di aver perso il controllo. “Ho perso la testa”, il senso di quello che ha dichiarato ai finanzieri, aggiungendo di non aver pensato di aver ucciso Guido. Una ricostruzione che dovrà ora essere verificata alla luce delle immagini e degli altri elementi raccolti dagli investigatori.

Resta, intanto, la singolarità del luogo in cui tutto è avvenuto. Non una periferia isolata, non un angolo lontano dalla città: piazza Sant’Anna, a pochi metri dalla Guardia di finanza e a breve distanza da un presidio Caritas. In quei cinquanta metri si incrociano due realtà che normalmente si osservano da lontano: quella delle istituzioni e quella delle persone che vivono ai margini. È una distanza fisica minima, ma racconta una distanza sociale molto più ampia. Le persone senza fissa dimora frequentano quei luoghi perché lì trovano riparo, assistenza, relazioni.

L'articolo “Ho perso la testa, non credevo di averlo ucciso”, l’uomo fermato per l’omicidio e il senza fissa dimora si conoscevano da tempo proviene da Il Fatto Quotidiano.

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