Grillo, perché tanto rancore per M5s? Mi aspetto l’assist al ritorno di qualche ‘traditore’

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di Giovanni Muraca

La stessa aria degli anni tra il 2009 e il 2018 si sta respirando in questi giorni, ma con declinazioni diverse.
Dalle leggi ad personam a quelle ad imperium, dallo spread alle stelle a una situazione economica drastica e un caro vita più insistente, il quale fa sì che qualsiasi ceto sotto i settantamila euro di retribuzione faccia fatica ad arrivare a fine mese. Ed è in questo malcontento che le piazze cominciarono a scaldarsi. Quelle folle nate nel 2005 come sostenitori di un allora visionario, le quali si trasformarono poi in Meetup grazie anche al suo blog; le stesse che fecero da volano a una rete salda sul territorio per percorrere i primi passi verso il futuro: il Movimento 5 Stelle.

Un movimento che nasceva come protesta e che da qualche anno si colloca verso un’area progressista.
Dopo la morte di Gianroberto Casaleggio – l’altra mente che insieme a Grillo diede vita al partito guidato ora da Conte – la figura del comico genovese ha cambiato completamente i connotati e una netta spaccatura col “Fu Movimento” arriva dopo la caduta del governo “giallo-rosa” nel 2021.

Durante la formazione del governo tecnico post pandemia, arrivano le prime contraddizioni. Mario Draghi dichiarò che senza il Movimento l’esecutivo non avrebbe preso vita. Con “l’era Crimi” ancora in corso, Grillo diede l’ok e il movimento entrava a far parte della coalizione, definendo Draghi (che impersonificava tutto ciò per cui ha sempre combattuto) “un grillino”, come lo stesso Cingolani (che diventerà Ministro della transizione ecologica, poi amministratore delegato e DG di Leonardo). Lo stesso fondatore, dopo la prima esperienza da Premier (allora individuato come Premier nel 2018 dai due partiti più votati in quella tornata elettorale come figura “super partes”), richiamò lo stesso Giuseppe Conte nel 2021 per diventare segretario di partito dopo l’entrata nel governo Draghi.

Nel frattempo, una vicenda arriva come una spada di Damocle sulla testa di Grillo: il figlio Ciro viene accusato di stupro insieme ad altri tre amici (che verranno condannati in primo grado nel 2025 – iter di appello nel novembre 2026).

Durante quel periodo, cominciano i primi comunicati scomposti da parte del garante verso il proprio segretario. Una sorta di insulti e sbeffeggi a cielo aperto che facevano trapelare che qualcosa si sarebbe rotto. La resa dei conti di queste tensioni (spesso placate dall’ironia dell’attuale segretario) arriva nell’assemblea di partito del novembre 2024 all’Eur: tra i temi principali ci sono l’abrogazione del garante (che in quel periodo era Beppe Grillo) e la questione alleanze. Furono proprio gli iscritti a votare a favore delle due proposte, facendo così cadere il ruolo del comico all’interno del movimento (che non prese benissimo visti i video postati pre e dopo).

Ma pare che l’ex garante abbia ancora del rancore latente dopo la sconfitta del 2024 quando in qualche maniera fu messo alla porta: proprio qualche giorno fa, è tornato a tuonare contro la “sua” creatura. “I rivoluzionari hanno scoperto il palazzo”, “M5s doveva cambiare politica, ma politica ha cambiato loro”: sono le frasi che giungono dal blog contro la gestione di Conte.
Bisogna capire quale sia il fine dell’ennesimo nuovo attacco. A parte l’ulteriore “conticidio” sotto elezioni, dove vuole arrivare Grillo? È solo uno sfogo di antichi dissapori o un assist a una possibile discesa in politica di attori duri e puri del movimento prima maniera epurati o metaforicamente “traditori”?

Tra coloro che sono “schedati” come avversari primari del Movimento ci sono stati prima Berlusconi e poi Renzi. Su quest’ultimo lo poniamo come chi crea e poi distrugge, sul tema in questione, ora, qual è la differenza con Grillo? Tra i due, il secondo si fa più male. Renzi rottama quello che costruiscono gli altri, Grillo si è auto-rottamato. E quando sei tu per primo ad essere il principale fautore di tutto, è ancora più frustrante accettare la biodegrabilità di un’era che non c’è più.

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