Grazie Letterman, grazie Colbert, Fallon, Stewart, Kimmel. Vi voglio bene da quaggiù

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di Alessandro Lamuraglia

Si chiude un’era, giovedì è andata in onda l’ultima puntata del Late Night Show, la storica trasmissione inventata da David Letterman che negli ultimi 10 anni ha passato il testimone a Stephen Colbert. Una chiusura voluta e spinta da Donald Trump. La scusa ufficiale della rete è che faceva pochi “ascolti”. Colbert ha voluto come ultimo ospite Paul McCartney al quale ha concesso l’onore di tirare giù l’interruttore della corrente per spegnere il programma. È stato commovente, vedete la scena da circa 4 minuti.

Paul si era esibito lì, poco più che vent’enne con i Beatles, proprio in quell’Ed Sullivan Theatre e proprio dove era posizionata la scrivania dove per decenni la fantasia e l’intraprendenza prima di Letterman e poi di Colbert, hanno raccontato di un’America di libertà, divertimento e sarcasmo anti governativo. I colleghi di Colbert, gli altri conduttori che, teoricamente, erano in concorrenza con lui nella fascia oraria, hanno deciso di non andare in onda per lasciare tutto lo spazio a questa ultima puntata (Jimmy Fallon, Jimmy Kimmel, Jon Stewart). Non solo, hanno partecipato alle ultime sue celebrazioni facendo gruppo e canzonando in modo ficcante l’idiozia di questo ridicolo presidente degli Stati Uniti.

Anche Letterman ha preso parte a questa celebrazione, andando sul tetto dell’edificio e buttando giù mobili e sedie della trasmissione e pronunciano un “Vaffanculo figli di puttana”. Il tutto nei giorni scorsi è stato ideato con una classe straordinaria, con un’eleganza e un sarcasmo superiori, con interventi di grandissimi attori, compreso De Niro ce ha lanciato delle saettate dirette e penetranti.

Il giorno dopo, quel buffone di Trump ha pubblicato un video fatto con l’intelligenza artificiale, dove si vede lui che prende Colbert e lo mette dentro un cassonetto dei rifiuti.
Non so che conseguenze avrà tutto questo, non so se gli americani ci capiranno qualcosa di quel che è accaduto. Una cosa è certa: alcuni artisti di quel paese sono una delle parti buone dell’umanità. E, a dispetto di quel che succede qui da noi, dicono le cose in faccia alle telecamere, non hanno paura di distruggere il loro presidente, fanno i ragazzacci terribili e si mettono di traverso all’arroganza del potere. Di speranze non ne ho molte, ma intanto…

Grazie Letterman, grazie Colbert, Fallon, Stewart, Kimmel.
Vi voglio bene da quaggiù, da questa Italia di timide celebrità che hanno poco coraggio.

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