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Oro ancora sotto i riflettori dei mercati finanziari. Dopo le correzioni delle ultime settimane, il metallo prezioso continua a trovare sostegno in prossimità della soglia psicologica dei 4.000 dollari, livello dal quale potrebbe prendere forma una nuova fase rialzista.
A favore del Gold non giocano soltanto i segnali grafici. Le tensioni geopolitiche, la domanda delle banche centrali e le fragilità legate all’aumento dei rendimenti obbligazionari rappresentano elementi che potrebbero sostenere una ripartenza delle quotazioni. Anche la stagionalità sembra offrire indicazioni incoraggianti.
Gold: geopolitica e banche centrali sostengono l’oro
Uno dei principali fattori strutturali a favore dell’oro rimane la domanda delle banche centrali. Secondo i dati ufficiali raccolti dal World Gold Council, nei primi otto mesi del 2026 gli acquisti netti comunicati hanno raggiunto le 170 tonnellate. A guidare la classifica è la Polonia, con 98 tonnellate messe nei caveau, seguita dalla Cina con 80 tonnellate. Tra gli altri principali acquirenti figurano Uzbekistan, con circa 50 tonnellate, Kazakhstan (36) e Repubblica Ceca (14). Una domanda che riflette soprattutto l’esigenza di diversificare le riserve e ridurre la dipendenza dagli asset finanziari tradizionali.
A questo si aggiunge il rischio geopolitico. Dopo le elezioni israeliane del 27 ottobre e in vista delle elezioni americane del 3 novembre, sui mercati nei giorni scorsi è cresciuto il timore di una nuova escalation contro l’Iran. Secondo indiscrezioni di stampa, Stati Uniti e Israele starebbero valutando nuove operazioni militari dopo il voto americano. Un’eventuale ripresa delle ostilità potrebbe alimentare una nuova corsa verso i beni rifugio.
Oro: tra rendimenti obbligazionari e stagionalità favorevole
Un ostacolo alla ripartenza rimane il livello dei tassi d’interesse. Rendimenti obbligazionari elevati aumentano il costo opportunità di detenere oro, che non distribuisce cedole né interessi e, nella forma fisica, comporta costi di custodia.
Esiste tuttavia un’altra faccia della medaglia. Il rialzo dei rendimenti accresce gli oneri di finanziamento degli Stati e può mettere sotto pressione i portafogli obbligazionari delle banche. Paradossalmente, quindi, gli stessi tassi che penalizzano l’oro potrebbero alimentare i timori sulla stabilità finanziaria, favorendo una maggiore diversificazione dei portafogli verso il metallo prezioso.
Ulteriori indicazioni positive arrivano dalla stagionalità. Secondo le elaborazioni di Forecaster.biz, la finestra compresa tra il 29 ottobre e il 31 dicembre presenta un andamento storicamente favorevole all’oro su tutti gli orizzonti analizzati: 5, 10, 15 e 20 anni.
Particolarmente interessante è dicembre: negli ultimi dieci anni il mese ha registrato un rendimento medio del 2,84%, con una probabilità di chiusura positiva dell’89%. Più contenuta la performance media di novembre, pari allo 0,58%, con una frequenza di rialzo del 56%. Un quadro statistico che rafforza lo scenario rialzista, pur senza garantire che si ripeta anche nel 2026.
Gold: analisi tecnica e strategie long verso 4.680 dollari
Osservando il grafico spot dell’oro, emerge innanzitutto l’importanza dei 4.000 dollari, soglia che da mesi rappresenta un riferimento per le quotazioni. Sul grafico settimanale, il recupero avviato dai minimi di agosto ha permesso di superare la trendline discendente costruita sui massimi di gennaio e marzo 2026. Da allora, nonostante una sequenza di minimi settimanali decrescenti, i prezzi si sono mantenuti sopra il nuovo supporto dinamico.
Anche il grafico giornaliero offre indicazioni incoraggianti. Le quotazioni hanno superato la resistenza dinamica tracciata collegando i massimi del 25 agosto e del 18 settembre. I minimi del 23 ottobre rappresentano finora l’ultimo pullback successivo alla rottura. Un riferimento particolarmente importante si trova in area 3.914 dollari, dove convergono le due trendline discendenti, formando un doppio supporto dinamico.
In questo scenario, eventuali ritorni verso 3.960 dollari potrebbero offrire l’opportunità di valutare strategie long di medio termine, con un primo obiettivo a 4.375 dollari e un secondo target a 4.680 dollari. Il superamento di quest’ultima resistenza completerebbe un importante pattern rialzista, aprendo teoricamente la strada verso i precedenti massimi storici e successivamente obiettivi più ambiziosi, per ora troppo distanti per essere considerati operativamente. Lo scenario positivo verrebbe invece invalidato da chiusure giornaliere inferiori a 3.880 dollari, livello individuato come stop dell’operazione.
Gold: strategie Long e Short con i Turbo su Scalable
Le prospettive dell’oro possono essere affrontate attraverso strategie direzionali rialziste o ribassiste, anche utilizzando i Turbo Certificate negoziabili su Scalable Capital, previa verifica degli strumenti disponibili. Nello scenario rialzista, la tenuta dei supporti potrebbe favorire l’utilizzo di Turbo Long per accompagnare un recupero verso i target individuati. Viceversa, la rottura dei livelli tecnici potrebbe aprire spazio a strategie Turbo Short. La scelta della leva e del livello di knock-out deve essere coerente con il rischio assunto: il raggiungimento della soglia di knock-out può comportare la perdita totale del capitale investito. Per scoprire l’offerta di strumenti e le opportunità di trading, è possibile aprire un conto su Scalable Capital.
L'articolo Gold: il rischio vale il long proviene da Investire.biz.

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