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Gli Stati Uniti continuano la propria guerra alla Corte Penale Internazionale. Pur non riconoscendo la sua giurisdizione, l’amministrazione Trump ha deciso di imporre nuove sanzioni, nel pieno della campagna elettorale per le elezioni di midterm. E dopo aver punito diversi funzionari, inclusi procuratori e giudici, questa volta la mannaia di Washington si è abbattuta direttamente sulla presidente della Corte, la giudice giapponese Tomoko Akane. Immediata la replica della Cpi: “Quando gli operatori giudiziari vengono minacciati per aver applicato la legge, è l’ordine giuridico internazionale stesso a essere messo a rischio”.
A ufficializzare la decisione è stato il Dipartimento del Tesoro sul suo sito. Un’azione che segue quella dell’agosto 2025 e, in prima battuta, del febbraio dello stesso anno, in risposta alla decisione de L’Aia di spiccare due mandati d’arresto nei confronti del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e dell’ex ministro della Difesa, Yoav Gallant, per la guerra genocida di Israele a Gaza. Tra le motivazioni che hanno mosso l’amministrazione Usa c’era anche una precedente indagine sull’operato delle truppe americane nel corso della ventennale missione in Afghanistan.
Le sanzioni nei confronti di Akane congelano eventuali beni americani in suo possesso, oltre ad escluderla di fatto dal sistema finanziario americano con il quale quasi tutte le banche operanti a livello internazionale intrattengono stretti legami. Una situazione simile a quella vissuta anche dalla Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, che da quando è stata sanzionata non può, di fatto, avere un conto corrente bancario e ricevere compensi per le proprie attività.
A giugno, tre giudici della Corte hanno fatto causa a Trump e alla sua amministrazione per le sanzioni, sostenendo che tali misure fossero illegittime. Il mese scorso, Marco Rubio ha dichiarato che Washington avrebbe intensificato gli sforzi per indebolire la Cpi, anche attraverso una campagna diplomatica volta a persuadere altri Paesi ad abbandonare l’istituzione, sostenendo che rappresenti “una minaccia per il personale statunitense impegnato nell’attuazione delle politiche migratorie intransigenti di Trump o in operazioni contro imbarcazioni sospettate di trasportare droga, così come per altri membri delle forze armate Usa”.
L'articolo Gli Usa sanzionano la presidente della Corte Penale Internazionale Tomoko Akane. La replica: “A rischio lo Stato di diritto” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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