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È stata Giorgia Meloni a dare l’indicazione politica al ministro della Giustizia Carlo Nordio di avviare l’istruttoria per una possibile grazia a Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto al suo negozio. Una rivendicazione di responsabilità da parte della presidente del Consiglio dopo che il capo dello Stato, Sergio Mattarella, aveva convocato il guardasigilli per ricordare a tutti che è una prerogativa del presidente della Repubblica la concessione del provvedimento.
“Ma certo, gli ho detto io di andare avanti, bisogna chiamare le cose con il loro nome”, afferma la presidente del Consiglio in un’intervista al Corriere della Sera, rivendicando la scelta di sostenere l’iniziativa del Guardasigilli. Meloni precisa tuttavia che “una cosa è il potere di concedere la grazia, e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale, ma ciò non vieta al Guardasigilli di istruire il procedimento”.
La premier interviene anche nel merito della vicenda giudiziaria, invitando a considerare il trauma vissuto dal gioielliere durante la rapina. “Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più”.
Meloni mette in discussione la possibilità di delimitare con precisione il momento in cui cessa il pericolo per una vittima di un’aggressione. “Ma siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?”, si chiede.
Secondo la presidente del Consiglio, in situazioni di questo tipo entrano in gioco meccanismi psicofisici che alterano la percezione della realtà. “Se si subisce un’aggressione, il nostro cervello e il nostro fisico entrano in modalità ‘combattimento’. Esiste un’ampia letteratura che spiega come l’adrenalina modifichi tutti i sensi, il corpo e la percezione. Accade perfino a professionisti che nella vita si occupano di sicurezza, figuriamoci a un comune cittadino”.
Infine, Meloni torna sul tema della proporzionalità delle pene, sostenendo che il caso Roggero evidenzi uno squilibrio nel sistema sanzionatorio. “Non si possono dare otto anni a dei pedofili o meno di dieci anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere. C’è un problema di proporzionalità delle pene”. Una riflessione che accompagna la scelta del governo di sostenere l’avvio della procedura di grazia, la cui decisione finale resta comunque di esclusiva competenza del Presidente della Repubblica.
L'articolo “Gli ho detto io di andare avanti”: Meloni rivendica l’iniziativa su Nordio per la grazia a Roggero proviene da Il Fatto Quotidiano.




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