Generali apre a Mps: “Disponibili a valutare la proposta”

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Generali apre alla proposta di Monte dei Paschi di Siena su Banca Generali, senza però anticipare l’esito della valutazione. La società ha dichiarato la propria disponibilità ad approfondire l’offerta pubblica di scambio annunciata dalla banca guidata da Luigi Lovaglio, insieme alla prospettiva di una collaborazione industriale più ampia. La decisione di Trieste sarà determinante: Generali possiede poco più del 50% della controllata, mentre l’efficacia dell’Ops è subordinata al raggiungimento di almeno il 50% del capitale più un’azione. Prima di pronunciarsi, la compagnia esaminerà il valore riconosciuto alla banca, le possibili sinergie e le conseguenze patrimoniali e azionarie dell’operazione.

L’apertura

Al termine della riunione del consiglio di amministrazione, Generali ha confermato “la propria disponibilità a valutare la proposta di Mps, che prospetta una più ampia collaborazione industriale volta a sviluppare nuove opportunità di crescita in aree di business strategicamente rilevanti per entrambe le società”. Un’apertura che non equivale ancora a un sostegno all’operazione, ma consente a Mps di avviare il confronto con l’azionista dal quale dipende, di fatto, il successo dell’offerta.

Il Leone ha precisato di avere avviato un processo destinato a esaminare “approfonditamente le implicazioni commerciali, economiche e di valore dell’offerta”, sottolineando al tempo stesso che l’iniziativa non è stata sollecitata né preventivamente concordata con il gruppo assicurativo. Generali dovrà quindi stabilire se il corrispettivo proposto dal Monte e le opportunità industriali prospettate compensino la perdita del controllo su una delle sue attività più riconoscibili nel risparmio gestito e nella consulenza finanziaria.

Mps valuta Banca Generali 8,72 miliardi di euro e riconosce un premio del 10%. La società guidata da Gian Maria Mossa rappresenta un asset di qualità per il Leone, grazie alla rete di consulenti e al posizionamento nella gestione dei patrimoni, pur avendo un peso relativamente contenuto sugli utili complessivi del gruppo assicurativo. La convenienza dell’offerta non sarà dunque misurata soltanto sul valore economico immediato, ma anche sulla possibilità di preservare e ampliare gli attuali rapporti commerciali con la banca.

Il dossier dovrebbe tornare all’esame del consiglio nelle prossime settimane. Generali ha precisato che la valutazione sarà condotta nel pieno rispetto della procedura del gruppo in materia di operazioni con parti correlate.

La partita industriale

Il confronto con Mps si concentrerà soprattutto sulle contropartite industriali. L’eventuale adesione all’Ops non dovrebbe limitarsi a conservare gli accordi che già legano Generali alla controllata, ma dovrebbe aprire nuove opportunità nel risparmio gestito, nella distribuzione e nella bancassurance. Sarà su questo terreno che Lovaglio dovrà rendere più convincente la proposta.

Una delle ipotesi riguarda la possibile sostituzione di Generali ad Axa nella partnership assicurativa con Mps. L’accordo avviato nel 2007 tra la banca senese e il gruppo francese scadrà nell’ottobre 2027. Il Leone potrebbe così accedere alla rete del Monte e, qualora venisse completata anche l’offerta su Banco Bpm, a una piattaforma distributiva ancora più ampia. Altre sinergie potrebbero emergere nel risparmio gestito, settore nel quale Generali aveva già cercato nuove opportunità attraverso il progetto con Natixis, poi sfumato.

Per Mps, l’offerta su Banca Generali è uno dei due pilastri della risposta all’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo sulla banca senese, insieme all’Ops su Banco Bpm. Il progetto punta a riunire attività bancarie, consulenza finanziaria, gestione del risparmio e assicurazioni, ma la sua realizzazione dipende dal consenso degli azionisti di riferimento delle due società coinvolte.

L’intreccio azionario

L’adesione di Generali avrebbe conseguenze che vanno oltre la cessione della controllata. In cambio delle azioni di Banca Generali, il Leone diventerebbe azionista di Mps con una partecipazione superiore al 12%, destinata a scendere intorno al 6,4% se si concludesse anche l’offerta su Banco Bpm. Mps continuerebbe intanto a detenere indirettamente una quota di Generali attraverso Mediobanca.

Si formerebbe così un sistema di partecipazioni incrociate sul quale sono in corso approfondimenti legali. La disciplina potrebbe imporre a Generali di ridurre la propria quota in Mps sotto il 3% oppure comportare la sterilizzazione dei diritti di voto per la parte eccedente. Resta però da chiarire se queste conseguenze scattino anche quando la partecipazione deriva dall’adesione a un’offerta pubblica di scambio e non da un acquisto sul mercato.

La quota nella banca avrebbe inoltre un costo patrimoniale per Generali, che non potrebbe beneficiare del cosiddetto Danish compromise. L’operazione modificherebbe anche gli equilibri nel capitale del Leone: secondo varie fonti di settore, la partecipazione riconducibile a Mps attraverso Mediobanca scenderebbe dal 13,2% all’8,7%, mentre Delfin salirebbe al 10,94%, diventando il primo socio, e Francesco Gaetano Caltagirone raggiungerebbe il 6,93%.

L’apertura di Generali rende dunque possibile il confronto, ma non scioglie i principali nodi. Il Leone dovrà valutare il prezzo, le prospettive della collaborazione industriale, il costo della partecipazione in Mps e gli effetti sulla governance. Per Lovaglio, il consenso di Trieste sarà il primo banco di prova di un progetto atteso da numerosi passaggi societari e regolamentari prima dell’assemblea straordinaria di Mps del 29 ottobre.

L’articolo Generali apre a Mps: “Disponibili a valutare la proposta” è tratto da Forbes Italia.

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