Gaza, la mostra Be My Voice e la voce del fotoreporter Alhassan Selmi

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La Casa della Solidarietà “Alexander Dubček”, sede di varie associazioni di volontariato, si trova nell’edificio che ospitava l’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno (BO). Il 6 dicembre 1990, un aereo militare si schiantò contro l’edificio, causando la morte di dodici studenti e il ferimento di ottantotto persone tra studenti e personale scolastico. È qui che si tiene la mostra Be my voice, dedicata al genocidio della popolazione palestinese di Gaza.

Il fotoreporter e videomaker di Gaza Alhassan Selmi e l’illustratrice Marcella Brancaforte sono gli autori di un’opera unica nel suo genere, che rappresenta la tragedia di Gaza attraverso versi e disegni. L’opera, che sta girando l’Italia soprattutto nelle periferie, è il risultato di un dialogo continuo tra Alhassan e Marcella cominciato nel giugno 2024. Il giovane giornalista, che ha collaborato con diverse testate e reti televisive in Italia e in Europa, ha raccontato lo stillicidio quotidiano a cui è sottoposta da tre anni una popolazione, colpevole solo di vivere in un luogo che Israele ha deciso di distruggere fino alle fondamenta. Un folle disegno iniziato con la giustificazione di rispondere al massacro di israeliani del 7 ottobre 2023, ma portato avanti con la criminale determinazione di estinguere un’intera popolazione.

Alhassan è un sopravvissuto: a 33 anni, con una laurea e un lavoro da giornalista che ama, ha vissuto esclusivamente a Gaza. Eppure, parlando con lui, non si può che rimanere sorpresi dalla sua visione lucidamente aperta, universalistica e cosmopolita.

A Gaza si muore ogni giorno e la morte è la cosa più consueta con cui convivere; perfino i bambini ne sono consapevoli. A lui è capitato più e più volte, in questi anni, di assistere agli ultimi istanti di vita di decine di colleghi uccisi, perché l’informazione da Gaza non deve arrivare nel resto del mondo e per questo motivo sono stati sistematicamente assassinati oltre 250 giornalisti. Alhassan chiama Israele machine war, un’entità quasi impersonale (in questo si coglie anche un raffinato spirito umanistico) che uccide scientificamente, distruggendo case, scuole, ospedali, luoghi di culto e di cultura, ma anche con la fame e la privazione di farmaci e beni essenziali, perché nulla di Gaza deve restare in piedi e in vita.

Ma Alhassan crede anche nel valore della capacità di resistenza e resilienza del suo popolo, sempre pronto a ricominciare e a ricostruirsi da zero, anche da sottozero dice. È convinto che, anche se Israele riuscisse a ucciderli tutti, loro rinascerebbero e ricomincerebbero. Questa è la sua convinzione e la sua profonda speranza.

Colpisce che dalle sue parole non traspaia alcun odio verso l’oppressore: la sua visione è che la Palestina, che chiama Terrasanta, sia un luogo in cui musulmani, ebrei, cristiani e ogni tipo di umanità possano convivere in pace, nel rispetto degli human rights che sono il suo mantra. Ma sa che per ottenere questo risultato sarà necessario ancora lottare.

Marcella, affermata professionista del disegno per ragazzi, ha trasformato il racconto tragico di quelle giornate in splendidi disegni, quadri in cui flash di brevi frasi e poesie si uniscono ai suoi disegni, tragici ma allo stesso tempo dolci, con un tratto naif che rende emotivamente sopportabile il terribile contenuto della narrazione. Marcella condivide quotidianamente il vissuto raccontato da Hassan e il risultato è un film per disegni, ormai circa mille, che raccontano in modo unico, realistico ed emozionante la tragedia infinita di un popolo.

Ad Alhassan e Marcella si è unito Raffaele Oriani, firma prestigiosa del giornalismo italiano, che coraggiosamente si dimise da Repubblica per la linea editoriale del quotidiano sulla Palestina. Oriani ha realizzato due libri con Alhassan: Hassan e il genocidio e Il popolo meraviglioso, editi da People e illustrati da Marcella.

Tutti e tre hanno partecipato all’incontro promosso da Assopace Palestina, Percorsi di Pace, Teatri di Vita, Casa della Solidarietà e con il patrocinio del Comune di Casalecchio di Reno. In una sala affollata, circondati dai quadri della splendida mostra, introdotti dall’infaticabile attivista di Assopace Daniela Boldarino, Alhassan ha snocciolato, con sobria gentilezza e un inglese fluente, i tratti principali del genocidio del suo popolo che l’Occidente stenta a riconoscere, nonostante le inchieste, le prove e le sentenze della Corte penale internazionale, compreso il mandato di arresto nei confronti di Netanyahu.

Il pubblico ha partecipato con grande emozione all’incontro e ha posto molte domande, perché, come stiamo osservando da tempo e soprattutto in questi giorni, la tragedia palestinese è nella mente e nel cuore della maggior parte delle persone che credono nella pace, nei diritti umani e nell’uguaglianza, e che lottano contro l’ingiustizia. Questo è ciò che stanno manifestando soprattutto i giovani nelle piazze d’Italia e d’Europa, nonostante l’elusiva indifferenza dei nostri governi. Una mostra e un evento che meritano di essere replicati ovunque.

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