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“Un’aggressione che diventa cieca, sproporzionata, un annientamento furioso concentrato sul volto e la testa, come se l’intento fosse cancellare ogni traccia della persona che si era opposta”. Nell’interrogatorio del 6 maggio i pm di Pavia hanno contestano ad Andrea Sempio un possibile movente sessuale degenerato in violenza omicida. Una ricostruzione investigativa in fase preliminare mentre i legali delle parti stanno studiando gli atti depositati con la chiusura indagini. A quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco è tornato al centro dell’attenzione giudiziaria con una nuova e pesantissima ipotesi formulata dalla Procura di Pavia. Nella ricostruzione dei pm, quel rifiuto avrebbe innescato “un’aggressione cieca, sproporzionata”, culminata in “un annientamento furioso concentrato sul volto e la testa”, quasi con l’intento di “cancellare ogni traccia della persona che si era opposta”.
“Tutti gli elementi raccolti convergono su un unico innesco – hanno letto i pm a Sempio il 6 maggio, rendendogli note tutte le accuse – : il rifiuto di un approccio sessuale, maturato nella visione dei video intimi dei due fidanzati. Da quel rifiuto inaspettato nasce una reazione esplosiva improvvisa, che si accende quando la vittime lo scaccia e tenta di sottrarsi, trasformando la tensione crescente in uno scontro fisico. È in quella deriva improvvisa che l’aggressione diventa cieca, sproporzionata, un annientamento furioso concentrato sul volto e la testa, come se l’intento fosse cancellare ogni traccia della persona che si era opposta”, è la conclusione contenuta nelle oltre 100 pagine firmate dai pm Stefano Civardi, Valentina De Stefano e Giuliana Rizza.
Andrea Sempio, già comparso in passato nelle indagini e oggi nuovamente indagato, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai magistrati. La scelta difensiva, prevista dal codice di procedura penale, era stata attendista in attesa di leggere le carte su cui si fondano le accuse. Sempio aveva già fatto sapere di ritenere incomprensibile la contestazione del movente sessuale perché non frequentava Chiara. Per l’omicidio è stato condannato in via definitiva nel 2015 Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima. Le nuove contestazioni della Procura puntano a rileggere dinamiche personali e relazionali attorno alla vittima. Gli investigatori, che contestano la crudeltà, sembrano attribuire particolare rilievo proprio alla modalità dell’aggressione.
Il riferimento a un “annientamento furioso” suggerisce infatti una lettura psicodinamica del delitto, nella quale la violenza non sarebbe stata solo finalizzata a uccidere, ma avrebbe assunto anche un valore simbolico di dominio, punizione o cancellazione dell’identità della vittima. Gli inquirenti ritengono che l’allora 19enne avesse sviluppato una infatuazione della 26enne dopo aver visto o aver sottratto una pen drive con alcuni video privati di Chiara Poggi e di Alberto Stasi. Ipotesi rifiutata dall’indagato che nega di aver visto le immagini e anche dal fratello della vittima che sentito come testimone ritiene “assurda” ma allo stesso tempo “plausibile” l’ipotesi che Sempio abbia rubato le immagini. La difesa dell’indagato ha fatto sapere che il 38enne è perfettamente in grado di spiegare l’audio in cui scimmiottava una delle tante trasmissione televisive che si occupano da mesi del caso con ricostruzioni e suggestioni.
L'articolo Garlasco – L’atto di accusa dei pm a Sempio: “Aggressione cieca, sproporzionata, un annientamento furioso” di Chiara Poggi proviene da Il Fatto Quotidiano.





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