G8 di Genova, 25 anni dopo tutti “no global”. Su Millennium la cronaca di quei giorni e le promesse mancate dei “grandi”

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La zona rossa, il blocco nero, la guerriglia urbana. L’uccisione di Carlo Giuliani. Il sanguinoso blitz alla scuola Diaz, gli abusi sui manifestanti inermi nella caserma di Bolzaneto. La strategia della tensione perseguita dai servizi segreti, l’autoassoluzione plenaria della politica. E i processi, faticosi e osteggiati, contro agenti, funzionari, dirigenti della pubblica sicurezza.

Sono passati 25 anni dal G8 di Genova, quando centinaia di migliaia di persone manifestarono contro la globalizzazione neoliberista e furono brutalmente represse. Il numero di giugno di MillenniuM, il mensile diretto da Peter Gomez, in libreria da venerdì 12 giugno, propone un’ampia ricostruzione di quelle giornate di luglio del 2001, a firma di Mario Portanova, ma anche del prima e del dopo: dal boom mediatico del movimento, nella protesta contro l’organizzazione mondiale del commercio a Seattle nel 1999, fino alle sentenze definitive dei più importanti procedimenti penali sui fatti del G8. Potete trovare MillenniuM in libreria (cerca qui la più comoda per te) e negli store online (Amazon, Ibs, Feltrinelli, Unilibro, Libreria Universitaria, Hoepli).

MillenniuM non si ferma al ricordo di quei giorni. Venticinque anni dopo prova a rispondere alla grande domanda: chi aveva ragione fra i “grandi della terra” che promettevano più benessere e democrazia per tutti grazie al libero mercato globale, e il movimento che li contestava fuori dalle grate della zona rossa? A proposito, otto agili schede ricordano chi erano gli otto leader politici delle più solide economie mondiali convenuti a Genova, e che fine hanno fatto. Alcuni li ritroviamo nelle cronache di oggi, a partire dal britannico Tony Blair, protagonista dell’assai controverso tavolo per la pace a Gaza promosso da Donald Trump; il tedesco Gerhard Schroeder, recentemente evocato come possibile mediatore della guerra fra Russia e Ucraina, che appena 17 giorni dopo la fine del mandato da cancelliere accettò un ruolo di vertice nell’industria russa del gas, per poi approdare al cda di Gazprom; a proposito, l’ottavo dei “grandi”, l’invitato speciale al tavolo delle magnifiche sorti del libero commercio mondiale, si chiamava Vladimir Putin. L’unico ancora oggi in sella…

Ma intanto, che fine ha fatto la globalizzazione? Salvatore Cannavò ne ricostruisce la crisi, a partire dalle sue istituzioni contro cui si scagliavano i cosiddetti “no global”, come la famigerata Organizzazione mondiale del commercio, sotto l’urto di crisi finanziarie, guerre, nuovi equilibri geopolitici, pandemia…

Chiara Brusini fa parlare i numeri: l’andamento delle disuguaglianze in questo quarto di secolo mostra chiaramente che gli sconfitti della globalizzazione siamo proprio noi. Vale a dire le classi medie occidentali (in Italia ancor più che altrove) e i poveri, sempre più poveri. Tra il 2000 e il 2024 l’1% più ricco si è messo in tasca il 41% di tutta la nuova ricchezza creata (240mila miliardi di dollari), mentre al 50% più povero finiva solo l’1% della torta”, riporta l’articolo.

Del resto la più autorevole, recente, autocritica su questo fronte è arrivata da Mario Draghi, racconta Roberto Casalini: “Contrariamente alle aspettative iniziali, la globalizzazione non solo non ha diffuso i valori liberali, perché la democrazia e la libertà non viaggiano necessariamente con i beni e i servizi, ma li ha anche indeboliti nei paesi che ne erano i più forti sostenitori” è la “confessione” di Draghi, pronunciata nel 2024 a Washington alla National Association for Business Economics. L’articolo descrive anche alcune “conversioni”, a partire da Giorgia Meloni, che all’epoca bollava i contestatori come “privi di idee” e oggi ammette che “la globalizzazione non ha funzionato”.

Sul confronto fra ieri e oggi intervengono anche alcuni protagonisti di allora che negli anni non hanno smesso di perseguire “un altro mondo possibile”, come Vittorio Agnoletto, Monica Di Sisto, Claudio Jampaglia. Infine Luca Casarini, all’epoca leader dei Disobbedienti e oggi attivista sul fronte dei migranti, si racconta a Tommaso Rodano in una lunga intervista: “Oggi siamo dentro democrazie morenti e viviamo nel pieno dell’irresponsabilità dei vertici dei governi mondiali”.

Fra le proposte al di fuori del tema di copertina, una lunga chiacchierata di Paolo Soraci con David Quammen, il giornalista statunitense diventato celebre con il suo profetico Spillover all’epoca della pandemia, che nel suo ultimo libro Il cuore selvaggio della natura (Adelphi) parla di una guerra sconosciuta, quella che si combatte in diversi Paesi dell’Africa per difendere i parchi naturali da milizie, bracconieri e approfittatori vari. Il fotografo Nicola Zolin ci porta invece a Joshimath, capitale turistica dell’Himalaya, che sta lentamente sprofondando, anche per effetto del cambiamento climatico e di grandi opere infrastrutturali.

La rubrica Strangers do it better fa il punto sulle cure psichedeliche, come psilocibina e Mdma, che in diversi Paesi del mondo vengono legalizzate e regolamentate, mentre in Italia la maggioranza meloniana affossa persino la cannabis light.

TRA LE FIRME: Vittorio Agnoletto, Chiara Brusini, Salvatore Cannavò, Roberto Casalini, Monica Di Sisto, Peter Gomez, Daniele Luttazzi, Antonio Padellaro, Valentina Petrini, Mario Portanova, Marco Travaglio, Nicola Zolin

L'articolo G8 di Genova, 25 anni dopo tutti “no global”. Su Millennium la cronaca di quei giorni e le promesse mancate dei “grandi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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