Frana di Niscemi, le accuse agli indagati: “Dal 2010 non è mai stato fatto nulla”

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Un’inchiesta che si sviluppa in tre fasi temporali, dalla prima frana del 1997 fino a quella dello scorso 25 gennaio che ha provocato il crollo di diverse case e portato allo sgombero di centinaia di famiglie. E che, finora, ha al centro l’inerzia nel mettere a terra i lavori di mitigazione del rischio che erano già stati finanziati con circa 12 milioni di euro. Ma non è finita qui, perché – come spiegato dal procuratore di Gela, Salvatore Vella – gli accertamenti vanno avanti e si procederà a nuovi sequestri e audizioni. L’indagine sulla frana di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, è solo agli inizi nonostante un lavoro “importante”, come lo ha definito il magistrato, già svolto in questi mesi con la polizia e i consulenti.

“Ci ha consentito di aver una visione molto più ampia di un fenomeno complesso che è ancora attivo. L’analisi dei documenti e delle sommarie informazioni fatta con l’aiuto degli esperti sono state utilissime”, ha spiegato il procuratore Vella rivelando che al momento sono 13 le persone indagate, a iniziare dagli ultimi 4 presidenti della Regione Sicilia: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, l’attuale ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci e Renato Schifani, sotto inchiesta insieme ai capi della Protezione Civile regionale, a funzionari regionali e alla responsabile dell’associazione temporanea di imprese che avrebbero dovuto svolgere i lavori.

In realtà, secondo gli accertamenti degli investigatori, non sono mai partiti: “L’inchiesta si compone di tre fasi. Siamo ancora alla prima da cui emerge che dal 2010, anno di risoluzione del contratto con le ditte che avrebbero dovuto eseguire le opere di mitigazione del rischio frana, per cui erano stati stanziati 12 milioni, all’ultimo evento del gennaio sorso, nulla è stato fatto”. Tra il 1997, anno della prima frana, e il 2009, quando della vicenda si è occupata la prefetta Giannola, si sono succedute diverse ordinanze della Presidenza del Consiglio, ha ricostruito Vella: “Poi si riuscì a indire un bando di gara per interventi complessivi, ad avere un progetto esecutivo nel 2005, ad aggiudicare la gara per la realizzazione delle opere di mitigazione della frana e nel 2009 si sottoscrisse il contratto di appalto con l’Ati composta dalle ditte Comer costruzioni Meridionali spa e la Edil ter costruzioni srl”.

Nel 2010 – ha aggiunto – il contratto si risolse per gravi ritardi delle imprese, nel 2013 a contratto terminato si tentò una anomala transazione: “Poi fino al 2016 non si è fatto nulla se non confermare la risoluzione, cosa del tutto anomala visto che la risoluzione era avvenuta anni prima”, spiega Vella. E l’inerzia – secondo gli investigatori – si è protratta fino al gennaio scorso. Non solo. Vella ha anche puntualizzato che la terza fase dell’inchiesta “riguarderà la cosiddetta zona rossa dell’abitato di Niscemi, cioè sia la zona interessata della frana del 1997, sia le aree immediatamente prossime al ciglio della frana, tutte aree individuate già subito dopo il 1997, quindi quasi 30 anni fa, come a rischio molto elevato, nella relazione della Commissione tecnico-scientifica nominata nel 1997 con ordinanza della presidenza del Consiglio”. E ancora, ha detto Vella, verranno svolti accertamenti su “eventuali mancati sgomberi e demolizioni degli edifici in quell’area rossa e il blocco di nuove costruzioni o l’eventuale organizzazione di opere urbane autorizzate che non potevano essere autorizzate o abusive”.

L'articolo Frana di Niscemi, le accuse agli indagati: “Dal 2010 non è mai stato fatto nulla” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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