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Conosco Alessandro Di Battista da vari anni e ne ho sempre apprezzato il forte impegno su temi che, nonostante proveniamo da storie diverse, sono sempre più comuni e importanti. Innanzitutto quello contro l’imperialismo e il sionismo, che lo ha portato a percorrere varie strade in tutto il mondo, fino alla Cuba martoriata dall’infame bloqueo di Trump e Rubio dove attualmente è ricoverato in ospedale dopo il malore che purtroppo lo ha colpito mentre era impegnato a produrre il reportage che mi auguro di vedere al più presto pubblicato per la luce di verità che indubbiamente spargerà in merito.
Abbiamo tutti bisogno della pronta guarigione di Alessandro e del suo ritorno alla direzione di Schierarsi. Si tratta infatti di una figura davvero carismatica il cui ruolo può conferire alla tremebonda e divisa opposizione quella marcia in più di cui ha bisogno per gettare definitivamente nella pattumiera della storia il governo Meloni ma anche tanta immondizia che tuttora infesta il cosiddetto campo largo, si tratti degli irriducibili alfieri dell’agenda Draghi o dei centrini alla ricerca dello spazio che il popolo italiano ha loro sempre giustamente negato.
Questo ruolo Alessandro lo ha svolto in quanto giornalista, categoria sempre ricca, specie qualora siano in ballo le questioni internazionali, di servi sciocchi pronti a vendersi al migliore offerente, si tratti dell’hasbara israeliana o del Dipartimento di Stato statunitense.
Ma anche in quanto leader politico, esprimendo, a mio avviso, la parte migliore di una storia ed esperienza importanti come quelle dei Cinquestelle. Quella che avrebbe voluto dar vita, vari anni fa, alla necessaria rivoluzione italiana per spazzare via il deprimente sistema dei partiti dando spazio a un’autentica partecipazione dal basso inevitabilmente anti-imperialista e anticapitalista.
Questa rivoluzione è abortita per gli appetiti di singoli pronti a voltare gabbana in cambio di un cospicuo appannaggio e la pochezza dei leader e ideologi talmente offuscati nelle loro capacità di giudizio da scambiare Draghi e Cingolani per possibili compagni di strada.
Ma restano invariate, e risultano anzi rafforzate, le istanze di fondo che produssero a suo tempo la vittoria dei Cinquestelle. Le abbiamo visto da ultimo all’opera nella sconfitta delle destre al referendum sulla magistratura, prodotto dell’autodeterminazione di massa di un’intera generazione che è stanca di Meloni & C. ma manifesta altrettanta sacrosanta insofferenza nei confronti dei sepolcri imbiancati del campo largo.
Gli attuali contorcimenti sulla questione delle primarie, le ambiguità insopportabili su questioni programmatiche fondamentali come il sostegno al corrotto e guerrafondaio regime di Zelensky, l’incapacità di dire parole chiare sulla fine al sostegno dello Stato terrorista e genocida di Israele, ma anche alla politica di svendita del patrimonio e della programmazione pubblica da parte di sindaci di centrosinistra come Sala, Gualtieri ed altri, costituiscono altrettanti segni premonitori della sconfitta dell’opposizione alle prossime elezioni politiche.
Per evitare tale sconfitta occorre rovesciare totalmente l’approccio fallimentare dell’opposizione. Ci vogliono le primarie non solo sul nome del futuro premier ma anche e soprattutto sui punti programmatici fondamentali che la coalizione intende perseguire e ci vogliono figure in grado di costituire garanti effettivi ed efficaci dei relativi impegni.
In questo quadro Alessandro Di Battista, di cui auspichiamo come detto il pronto recupero, costituisce una risorsa umana e politica di forte affidabilità e un elemento di forte richiamo elettorale. Anche solo come ministro degli Esteri del governo in pectore. Proprio per evitare che si affaccino candidature vomitevoli come Gentiloni, Azov Calenda o Chanel Fassino.
Se invece il gruppo dirigente dell’opposizione rifiuterà di procedere alla necessaria palingenesi, avviandosi così alla sconfitta o al “pareggio” auspicato dai lugubri sacerdoti del draghismo interni ed esterni al Pd, dovremo costruire una vera opposizione basata sulle aspirazioni e i desideri dei giovani e di tutti gli uomini e donne del nostro Paese, migranti di ogni generazione compresi, che siano atei, islamici, ebraici, ortodossi, buddisti od evangelici.
Anche in tal caso il ruolo di Alessandro Di Battista sarà di fondamentale importanza. Insomma non si scappa. Abbiamo bisogno di te, caro Alessandro. Guarisci in fretta e torna alla lotta, che non hai mai abbandonato, per un’informazione libera, per Cuba, per la Palestina, per la pace e i popoli del mondo, a cominciare da quello italiano, di cui facciamo orgogliosamente parte, e che merita qualcosa di meglio dell’attuale deprimente classe politica.
L'articolo Forza Alessandro, sei energia pura al servizio della rivoluzione italiana proviene da Il Fatto Quotidiano.




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