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Il Consiglio provinciale ha approvato poco fa il testo unificato dei disegni di legge 44 e 65 in materia di formazione del personale infermieristico, proponenti rispettivamente il consigliere Claudio Cia (Misto-Forza Italia) e il consigliere Paolo Zanella (PD).
Obiettivo della proposta è contrastare la carenza di infermieri e operatori sociosanitari, considerata una delle principali criticità del sistema sanitario. Il provvedimento, frutto di un lavoro condiviso tra maggioranza e minoranza, viene riconosciuto come un primo segnale concreto di attenzione e valorizzazione delle professioni sanitarie, pur nella consapevolezza che non sarà risolutivo. Dal dibattito è emersa con forza la necessità di interventi strutturali: non solo incentivi economici e rafforzamento della formazione, ma anche migliori condizioni di lavoro, riconoscimento professionale, modelli organizzativi più efficaci e politiche capaci di attrarre e trattenere personale, soprattutto nei territori periferici. Centrale, inoltre, il valore umano e relazionale della cura, insieme all’urgenza di restituire attrattività a professioni fondamentali per garantire qualità e sicurezza del sistema sanitario.
I CONTENUTI DELLA NUOVA LEGGE
NORME: a) incentivo di 6 mila euro per gli studenti
universitari in infermeria a Trento,
ripartito sui 3 anni di
corso. I beneficiari devono impegnarsi a partecipare, nei 3 anni
successivi alla formazione, ai concorsi banditi in Trentino e a
prestare servizio per almeno 24 mesi se assunti; b) incentivo di 2 mila euro (a corso) per gli studenti dei corsi di formazione per
operatore socio-sanitario con sede in Trentino, con gli stessi
impegni di cui al punto a); c) gli incentivi varranno per
l’anno accademico 2026-2027 (infermieri) e per corsi di formazione
a partire dal 2026 (o.s.s.).
STANZIAMENTI: per gli incentivi agli infermieri 220.000 euro per il 2026, 660.000 per il 2027 e 1.320.000 euro per il 2028 e seguenti. Per gli incentivi agli o.s.s. 890.000 euro ogni anno.
LA DISCUSSIONE IN AULA
Cia: un primo, importante segnale di attenzione alle professioni sanitarie
Claudio Cia ha esordito con i ringraziamenti: il primo rivolto al collega Zanella, poi all’assessore e alla struttura che ha assistito nell’elaborazione del testo e non ultimo all’Ordine degli infermieri che ha dato un contributo di informazioni e idee utili alla redazione della proposta. Una proposta che nasce dalla consapevolezza delle eccezionali criticità che stiamo sperimentando nel reperire risorse umane nel comparto sanitario. Una proposta che arriva dopo un lungo percorso di riflessione sul tema e sulla quale quale c’è stata convergenza di visione ed intenti tra maggioranza e minoranza: un aspetto, questo, di grande soddisfazione. Il disegno di legge non riempirà le corsie di infermieri ed Oss, sgombriamo subito il campo da questo possibile equivoco, ha dichiarato Cia: tuttavia riconosce attenzione a queste professionalità e questo è un primo, importante segnale. Un segnale di gratificazione del ruolo, della professionalità, della carriera. Un riconoscimento che è anche sociale, ha aggiunto, ad un grande professionista non subalterno al medico, ma di affiancamento del medico.
Zanella: il nodo personale, senza infermieri e Oss salta il sistema
Si è unito ai ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito al percorso anche Paolo Zanella. Il consigliere del PD ha sottolineato come la carenza di personale sia l’aspetto che oggi più minaccia il sistema sanitario pubblico. Il diritto alla salute, riconosciuto come modello assoluto è oggi ad un millimetro dal baratro e rischia di saltare. Quella in discussione oggi è una proposta minuscola perché il sistema è sotto finanziato. In Italia la situazione è particolarmente critica, con meno infermieri rispetto alla media OCSE e un sistema sbilanciato rispetto ai medici. La carenza di cui si diceva riguarda in particolare le professionalità oggetto del presente intervento, ovvero infermieri ed Oss,e rappresenta una vera emergenza, in Italia e in Europa: entro il 2030 potrebbe mancare fino a un milione di infermieri e già oggi molti sono vicini alla pensione, con forte burnout e calo di interesse verso la professione. Questa carenza incide direttamente sulla qualità e sicurezza delle cure: meno personale significa più rischi per i pazienti. Il problema nasce anche dalla scarsa attrattività della professione: le iscrizioni a infermieristica sono molto inferiori rispetto agli standard internazionali e spesso non coprono nemmeno i posti disponibili. Per questo si punta su incentivi economici e sull’aumento dei posti formativi, ma è solo un primo passo: serve un intervento più ampio su formazione, riconoscimento e condizioni di lavoro per rendere queste professioni davvero attrattive. La misura di incentivi va introdotta anche per evitare che gli studenti scelgano altre regioni, dove sono già previsti contributi economici (e in alcuni casi anche tirocini retribuiti), rischiando così una “fuga” di futuri infermieri. L’obiettivo è quindi sia attrarre iscrizioni sia trattenere i professionisti nel sistema sanitario provinciale, anche attraverso vincoli di permanenza dopo la formazione. Zanella ha anche annunciato quattro ordini del giorno, che saranno illustrati meglio in seguito, uno sull’abitare,un secondo per estendere attenzione anche ad altre professioni sanitarie in caso di future carenze, un terzo per intervenire sulla formazione e sul sistema nel suo complesso e infine un ultimo documento per correggere una disparità: i laureati sanitari non medici (es. psicologi, farmacisti, biologi) hanno oggi vincoli di permanenza più lunghi (5 anni), ritenuti eccessivi rispetto agli altri percorsi.
Tonina: sulla sanità l’autonomia può fare la differenza
L’assessore alla sanità Mario Tonina ha sottolineato come il disegno di legge nasca da un lavoro condiviso tra Giunta e Consiglio per contrastare la grave carenza di infermieri e operatori sociosanitari in Trentino, aggravata anche dagli effetti del Covid. L’obiettivo è intervenire in modo concreto sulla formazione, introducendo nuove misure e aggiornando la normativa provinciale per renderla più efficace e coordinata. Il provvedimento, ha aggiunto, punta a rendere queste professioni più attrattive, considerate sempre più strategiche in una società che invecchia e avrà crescente bisogno di assistenza sanitaria qualificata. Tonina ha sottolineato l’importanza di riconoscere e valorizzare il lavoro di infermieri e OSS, non solo dal punto di vista economico ma anche umano e professionale: ciò che emerge dal confronto con gli operatori è soprattutto il bisogno di considerazione e rispetto, ha osservato. La Giunta ha dato un segnale concreto con il rinnovo dei contratti: 27 milioni di euro per il triennio 2025-2027 destinati a circa 7.500 dipendenti del comparto sanitario e ulteriori risorse anche per la dirigenza medica e sanitaria. Nonostante le difficoltà nelle trattative, l’accordo è stato raggiunto, rappresentando un passo importante per valorizzare il personale e rafforzare la qualità del sistema sanitario. L’approvazione di questo provvedimento, che sono convinto avverrà in maniera unanime e condivisa, ha concluso l’assessore, rappresenterà il segnale che su temi come questi, sfruttando gli strumenti preziosi dell’autonomia, quest’aula può fare la differenza.
Segnana: una strategia costruita nel tempo che oggi si rafforza
L’ex
assessora alla salute Stefania
Segnana,
consigliera della Lega, ha apprezzato l’attenzione ad un tema che
si sta affrontando già da parecchi anni. Il disegno di legge è
frutto di un lavoro condiviso tra Consiglio, Giunta e strutture
tecniche per rendere più attrattive le professioni sanitarie e
contrastare la carenza di personale. Il tema degli incentivi è
complesso: negli
ultimi anni si è lavorato molto sull’orientamento nelle scuole,
con protocolli tra istruzione e sanità per far conoscere le
professioni sanitarie e incentivare le iscrizioni e
i
risultati si vedono: nel 2025 le domande sono aumentate (495
richieste su 390 posti totali, 162 su 120 per infermieristica).
Sono
stati inoltre ampliati i corsi (radiologia, laboratorio, lauree
specialistiche) e rafforzata l’offerta formativa, anche con la
nuova facoltà di medicina, per rendere il sistema trentino più
attrattivo. In sintesi, Segnana
ha sottolineato che il
percorso, già avviato, ora si rafforza con nuovi incentivi e
strumenti.
Demagri: una sfida strutturale che richiede risposte concrete
Paola Demagri (Casa Autonomia) ha espresso apprezzamento per la condivisione trasversale dell’aula su questi temi. Ha riflettuto sulla carenza di personale e le preoccupazioni a questo connesse, a partire dalla criticità della presa in carico dell’utenza. Una fuga di personale che non è finita, ma che dobbiamo tentare di contenere, con iniziative come questa, di valorizzazione dei professionisti, offrendo occasioni formative e la possibilità di programmare una carriera all’interno del servizio sanitario provinciale o nazionale. Si tratta di un intervento sostenuto con convinzione perché nasce da un contesto chiaro: la necessità di affrontare concretamente la carenza di personale sanitario e di dare risposte a una situazione ormai strutturale.
Coppola: la vera sfida, qualità del sistema e valore della cura
Lucia Coppola (AvS) ha richiamato le competenze, la professionalità, l’umanità e le attenzioni ricevute nel corso della sua recente, lunga degenza ospedaliera. Questo disegno di legge mette in rilievo la necessità di compensare adeguatamente la nobile professione del lavoro di cura, che richiede competenze anche umane particolari, che non sono di tutti e che vanno enfatizzate e valorizzate nel migliore modo possibile. Coppola ha espresso ampio apprezzamento per il lavoro condiviso sul disegno di legge e per i contributi emersi nel dibattito, che hanno chiarito l’urgenza del tema: la carenza di infermieri e la necessità di valorizzare una professione fondamentale. Accanto alle criticità (turni pesanti, burnout, difficoltà organizzative), ha ricordato anche il valore relazionale e professionale della cura, che può essere ancora attrattiva per i giovani. Per Coppola è strategico rafforzare e sostenere una professione centrale per il sistema sanitario, mantenendo alta la qualità di un modello e incentivandolo da ogni punto di vista.
Valduga: sanità di squadra, ma senza valorizzazione non sarà attrattiva
Francesco
Valduga (Campobase) ha osservato che la medicina evolve sempre
più rapidamente e richiede un lavoro d’équipe basato su
competenze diverse, ma complementari: medici, infermieri e OSS hanno
ruoli distinti e pari dignità, non sono “paramedici” ma
professionisti autonomi e fondamentali.
Il nodo centrale è il
riconoscimento: non basta parlare di vocazione, dedizione o “eroi”,
serve garantire condizioni di lavoro adeguate, possibilità di
carriera, formazione e una giusta valorizzazione economica.
Particolare attenzione va data a suo avviso anche alla medicina
territoriale: le case di comunità e l’assistenza domiciliare
funzionano solo se adeguatamente dotate di personale e risorse, senza
sovraccaricare gli operatori. La sanità nelle aree montane, ha
proseguito, presenta difficoltà specifiche: territori frammentati,
popolazione dispersa in molte piccole frazioni e condizioni
logistiche complesse rendono l’assistenza sanitaria molto più
impegnativa. Per questo serve un modello di “sanità alpina”
capace di adattarsi a queste realtà, altrimenti diventa difficile
rendere attrattive professioni già faticose, soprattutto fuori dalle
strutture ospedaliere. L’attrattività non può basarsi solo sulla
vocazione o sulla dimensione umana del lavoro: servono condizioni
concrete, riconoscimento sociale e adeguata valorizzazione economica
per sostenere nel tempo motivazione e presenza sul territorio: per
attrarre e trattenere personale sanitario bisogna tenere conto delle
specificità del territorio e offrire non solo ideali, ma anche reali
condizioni di lavoro e prospettive.
Parolari: non bastano incentivi, serve ripensare tutto il sistema
Un tema cruciale che richiede l’impegno da parte di tutti, ha premesso Francesca Parolari (PD). Il disegno di legge è a suo avviso un passo utile ma parziale per affrontare una crisi profonda: la grave carenza di personale infermieristico, destinata a crescere con l’espansione della medicina territoriale e di figure come l’infermiere di comunità. Servono interventi su più livelli: non solo incentivi economici, ma anche migliori condizioni di lavoro, ambienti attrattivi, opportunità di carriera e formazione continua. Centrale è anche la revisione dei carichi e dei flussi di lavoro e un nodo fondamentale riguarda a questo proposito i modelli organizzativi: superare strutture troppo gerarchiche e puntare su maggiore autonomia e autogestione del personale, valorizzandone competenze e responsabilità. Infine, anche gli spazi e l’organizzazione fisica delle strutture incidono sulla qualità del lavoro: modelli architettonici più funzionali possono ridurre la fatica e migliorare l’efficienza. Per la consigliera del PD, la crisi si affronta con un approccio sistemico, che tenga insieme risorse, organizzazione e qualità del lavoro.
Angeli: senza ascolto e partecipazione la crisi non si risolve
Eleonora Angeli (Misto) ha ribadito il sostegno al disegno di legge, sottolineando però che la crisi della professione sanitaria, in particolare infermieristica, non può essere affrontata solo con misure economiche o normative. Accanto alla valorizzazione professionale, alla retribuzione e ai modelli organizzativi, emerge a suo parere un bisogno spesso trascurato: l’ascolto autentico dei professionisti da parte dei vertici dell’azienda sanitaria. Attingendo a esperienze dirette, ha evidenziato come in passato modelli di leadership più partecipativi, basati sul confronto, sull’ascolto e sul coinvolgimento anche dei livelli operativi, abbiano prodotto risultati migliori. Coinvolgere chi lavora “sul campo” consente non solo di individuare meglio i problemi, ma anche di raccogliere soluzioni concrete e rafforzare il senso di responsabilità condivisa. Un altro punto centrale riguarda a suo avviso l’attrattività della professione: oltre agli incentivi, è necessario promuoverla attivamente, ad esempio entrando nelle scuole e raccontandone il valore, le opportunità e le prospettive. La formazione, già di alto livello in Trentino, rappresenta un punto di forza, ma va accompagnata da un’azione più incisiva di orientamento. Angeli ha poi accentuato un tema culturale e organizzativo: la necessità di superare modelli gerarchici rigidi, che talvolta limitano l’espressione dei problemi e delle criticità, generando frustrazione. È fondamentale creare ambienti in cui i professionisti possano esprimersi liberamente senza timore, contribuendo al miglioramento del sistema. Infine, ha denunciato la perdita di un elemento chiave: il senso di appartenenza all’azienda sanitaria. Se in passato i lavoratori si identificavano fortemente con l’organizzazione, oggi questo legame si è indebolito. Recuperarlo è essenziale per motivare il personale, rafforzare la coesione interna e rendere il sistema sanitario più solido e attrattivo.
Guglielmi: attrarre professionisti anche con politiche abitative
Nel suo breve intervento il consigliere Luca Guglielmi (Fassa), ha richiamato la necessità di fare rete tra istituzioni (Provincia, Comuni, enti locali) per affrontare la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico, tema di rilievo nazionale. Ha quindi presentato un ordine del giorno con due obiettivi principali: promuovere informazione e sensibilizzazione tra i giovani per rendere più attrattiva la professione; affrontare uno dei principali ostacoli all’attrattività nelle aree periferiche, cioè la difficoltà abitativa (costi elevati e scarsità di alloggi), attraverso una mappatura delle soluzioni disponibili e l’utilizzo degli strumenti di politica della casa: attrarre professionisti significa non solo valorizzare la formazione, ma anche garantire condizioni concrete di vita, soprattutto nei territori più periferici.
Biada: professione difficile, va sostenuta anche economicamente
Daniele Biada (Fratelli d’Italia) ha espresso un sostegno convinto al disegno di legge, riconoscendo che, pur non risolvendo il problema, rappresenta un passo utile per affrontare la carenza di personale sanitario. Ha sottolineato come il tema riguardi tutti: la sanità accompagna ogni persona dalla nascita e lungo tutta la vita, ed è quindi un servizio fondamentale. Il dibattito è stato ampio e utile per comprendere meglio una realtà complessa, anche da parte di chi non ha competenze dirette ma esperienza personale o familiare. Biada ha riconosciuto la qualità e la dedizione dei professionisti sanitari, evidenziando però anche le difficoltà della professione: turni impegnativi, lavoro nei festivi e responsabilità elevate, aspetti che oggi rendono meno attrattiva la scelta per i giovani. Ha sottolineato l’importanza di sostenere queste professioni anche economicamente e durante il percorso formativo, come forma di riconoscimento per chi sceglie consapevolmente un lavoro impegnativo ma essenziale. Infine, ha posta una criticità: la necessità che le misure non siano temporanee ma strutturali, per evitare interventi “spot” e garantire continuità nel tempo.
Bosin: senza valorizzazione il sistema non regge
La consigliera Maria Bosin (Patt) ha espresso un ringraziamento ai proponenti, sottolineando come il percorso svolto abbia rappresentato un passaggio importante nell’evidenziare una significativa capacità di collaborazione e condivisione su un tema particolarmente sentito. In qualità di presidente di Commissione, ha rilevato come, anche grazie al supporto dell’assessore e della struttura, si sia giunti a un risultato positivo, costruito in modo condiviso. Entrando nel merito generale, ha riconosciuto il valore della professione sanitaria, evidenziando come essa venga spesso vissuta come una vera e propria missione, ma ha al contempo sottolineato la necessità di garantire un adeguato riconoscimento economico a figure che operano senza vincoli di orario e in condizioni innegabilmente impegnative. Bosin ha quindi richiamato l’attenzione sulla carenza di personale infermieristico, che interessa in particolare alcuni territori e che incide direttamente sul funzionamento dei reparti ospedalieri, compromettendo più in generale l’intero percorso di cura e il lavoro delle strutture sanitarie. Ha posto infine l’accento sulla necessità di promuovere la professione tra i giovani, interrogandosi però sull’efficacia degli strumenti attuali: per incentivare nuove vocazioni è fondamentale individuare figure adeguate e competenti, in grado di trasmettere in modo autentico il valore e le caratteristiche di questo percorso professionale. In tal senso, Bosin ha auspicato la definizione di un percorso condiviso con l’assessorato e l’azienda sanitaria, che possa coinvolgere anche i territori e i sindaci, così da costruire iniziative concrete e realmente efficaci di sensibilizzazione.
Cia: “Serve più valorizzazione per trattenere i professionisti”
Il disegno di legge in discussione non è risolutivo, ma rappresenta “un segnale importante” che potrebbe aprire la strada a ulteriori interventi a sostegno delle professioni sanitarie. È quanto ha sottolineato Claudio Cia (Misto-FI), evidenziando come dal dibattito e dagli ordini del giorno emerga “un quadro di buon auspicio”. Tre i concetti chiave richiamati da Cia: gratificazione, considerazione e valorizzazione. “Quando l’assessore ha detto che i professionisti non chiedono tanto il riconoscimento economico, pur apprezzandolo, è emerso chiaramente il bisogno di considerazione”, ha spiegato. Secondo il consigliere, negli ultimi anni l’aula ha lavorato proprio in questa direzione e il disegno di legge si inserisce in questo percorso. Cia ha poi messo in guardia dal rischio di una crescente migrazione del personale verso il privato: “Dobbiamo evitare che infermieri e Oss scelgano contesti più favorevoli, come strutture private o convenzionate, anche per condizioni abitative migliori offerte dalle città”. Una dinamica che, ha precisato, non va imputata al privato: “Se il privato è più appetibile, il pubblico deve imparare da quei modelli e adottare atteggiamenti che trattengano i professionisti”.
Zanella: “Fuga dovuta ai turni, non agli stipendi”
Paolo Zanella (Pd del Trentino) ha collegato la tenuta del sistema sanitario alla necessità di una crescita economica in grado di sostenere il welfare provinciale, offrendo anche una lettura diversa della fuga verso il privato: “I professionisti non se ne vanno per lo stipendio, ma per i turni. Se a parità di retribuzione si può lavorare in laboratorio dal lunedì al venerdì, è evidente la scelta”. Da qui la necessità di compensare adeguatamente la fatica del lavoro su turnazione e migliorare le condizioni complessive: “Se il personale è insufficiente e sovraccarico, si innesca una spirale di burnout”. Tra le misure ipotizzate per contrastare l’emorragia di personale, Zanella ha citato l’introduzione della figura dell’assistente infermiere, esprimendo però perplessità: “Riqualificare Oss che già mancano ha poco senso, la coperta è corta”. Piuttosto, ha indicato due direttrici: alleggerire gli infermieri dalle attività improprie, spesso di natura amministrativa, attraverso tecnologia e riorganizzazione, e immettere rapidamente nuove risorse nel sistema. In questo quadro, ha ricordato anche l’annuncio del ministro Orazio Schillaci sull’arrivo di diecimila infermieri in Italia: “Una soluzione emergenziale possibile, ma di cui non si sa più nulla”. Un intervento che, secondo Zanella, resta comunque necessario per interrompere il circolo vizioso della carenza di personale. Il consigliere ha però messo in guardia sul tema della qualità, riferendosi alle deroghe introdotte durante la pandemia che consentono l’assunzione senza titoli equipollenti o verifica linguistica: “Non basta far tornare i numeri, bisogna garantire la qualità del sistema”. Infine, un passaggio critico sul concetto di “vocazione”: “È ora di smettere di usarlo. Parlare di vocazione rischia di indebolire il riconoscimento professionale. Si tratta di un lavoro che richiede studio e formazione, con un valore sociale come molti altri, ma resta una professione”. Zanella ha poi sottolineato l’importanza di rafforzare le sinergie accademiche, auspicando una collaborazione tra la facoltà di medicina e altri ambiti universitari del territorio, come la sociologia. In conclusione, il disegno di legge è stato definito dallo stesso Zanella un “microcontributo”, in linea con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che invita a investire prioritariamente sulle persone per garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari.
GLI ORDINI DEL GIORNO DELL'AULA
Gli ordini del giorno
Proposta di ordine del giorno n. 1
Carenza di infermieri e di altri professionisti sanitari: garantire attrattività attraverso soluzioni alloggiative, specialmente nelle valli
Paolo Zanella (Pd del Trentino)
Il primo punto chiede di intensificare il confronto con le Comunità di Valle e i Comuni nei cui territori insistono presidi sanitari e socio-sanitari per l'individuazione di strutture esistenti da destinare a foresterie per professionisti sanitari e studenti, sostenendone la riconversione. Emendato il secondo punto che chiede di valutare la possibilità, nell’ambito del progetto Ri-val, di destinare, compatibilmente con le disponibilità a bilancio, una quota di alloggi già ricompresi nel medesimo progetto alle finalità abitative del settore sanitario. Parere favorevole dell’assessore Tonina, perché questa proposta di Ordine del giorno. Ha ricordato che alcune Comunità hanno investito milioni per riqualificare foresterie in questo senso.
Approvato all’unanimità.
Proposta di ordine del giorno n. 2
Presidiare la necessita’ di incentivi anche per i corsi di laurea delle altre professioni sanitarie
Paolo Zanella (Pd del Trentino)
L’ordine del giorno, emendato, chiede di monitorare, nell’ambito del nuovo Piano triennale delle attività formative di interesse sanitario 2026-2029, l’andamento delle iscrizioni ai corsi di laurea di ambito sanitario e l’eventuale carenza di professionisti nei servizi sanitari e socio-sanitari, anche al fine di valutare, compatibilmente con le disponibilità di bilancio, l’eventuale estensione di analoghi incentivi in favore degli studenti di altri corsi di laurea, ove sussista una effettiva carenza di tali professionisti. Anche su questo testo, a seguito dell’emendamento che prevede in prospettiva che sia applicato anche per altri corsi di laurea che possano risultare meno attrattivi in futuro, l’assessore Tonina ha espresso parere favorevole.
Approvato all’unanimità.
Ordine del giorno n.3 (emendato)
Misure per potenziare il reperimento di infermieri professionali
Luca Guglielmi (Fassa) e Walter Kaswalder (Patt)
Il provvedimento impegna la Provincia, in collaborazione con gli enti locali, a promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione sul valore e sulle opportunità della professione infermieristica, con l’obiettivo di favorire l’accesso dei giovani trentini ai percorsi formativi dedicati. Prevede inoltre, anche nell’ambito del progetto RI-VAL, una mappatura delle soluzioni abitative disponibili da destinare anche al personale sanitario, per rendere più attrattivo il trasferimento e la permanenza nelle aree periferiche. Anche su questo parere favorevole dell’assessore Tonina.
Approvato all’unanimità
Proposta di ordine del giorno n. 5
Modifiche ai contributi finanziari per le specializzazione del personale sanitario laureato non medico
Francesca Parolari (Pd del Trentino)
L’ordine del giorno chiede di definire un percorso di revisione della normativa della disciplina provinciale relativa al sostegno della formazione specialistica del personale sanitario laureato non medico, residente in Provincia di Trento, in coerenza con le indicazioni ministeriali di prossima emanazione, valutando, compatibilmente con le disponibilità di bilancio e tenuto conto delle effettive esigenze, l’opportunità di ricalibrare l’entità del sostegno finanziario e la durata degli obblighi lavorativi presso le strutture sanitarie pubbliche o convenzionate.
Approvato all’unanimità
Proposta di ordine del giorno 6
Iniziative per favorire la mobilità professionale e l'interscambio tra il personale infermieristico di ASUIT e delle Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona
Francesca Parolari (PD del Trentino)
Il testo, emendato, prevede la possibilità di effettuare esperienze incrociate tra ospedali ed RSA pubbliche, visto che i lavori sono entrambi dipendenti pubblici per consentire lo scambio di maggiori pratiche. L’emendamento condiviso dall’assessore prevede un solo punto che chiede di valutare, nell’ambito delle direttive APRaN, di dare indicazioni per l’individuazione di strumenti contrattuali utili al progressivo allineamento dei profili sanitari e socio sanitari e dei trattamenti economici tra i due comparti. L’assessore Tonina ha spiegato che l’emendamento nasce dalla consapevolezza che la competenza si garantisce sul tavolo e nell’ambito delle direttive di APRaN.
L’emendamento è stato approvato all’unanimità.
Proposta del giorno n.7 (emendata)
Misure urgenti per l’attrattività delle professioni sanitarie nelle zone ad alta tensione abitativa: attivazione di un modello di locazione istituzionale tramite ASUIT
Maria Bosin (PATT)
Soppressi i punti 2 e 3 del dispositivo, l’Ordine del Giorno prevede che l’Asuit faccia una valutazione sul fatto di prendere in affitto direttamente degli appartamenti per metterli poi a disposizione del personale dipendente. Su questo tema, l’assessore Mario Tonina ha ribadito l’importanza di lavorare su temi come quello della casa e di destinare risorse in questa direzione.
Approvato all’unanimità.




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