Ferrari Luce, la scommessa elettrica che cambia il volto del Cavallino – FOTO

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Una Ferrari nuova, non una nuova Ferrari. Non il tradizionale, ennesimo, capitolo di una saga di successo, bensì un azzardo. Perché, come ha detto John Elkann parlando della decisione presa cinque anni fa di costruirla, “quello che verrà dopo” vuole essere un modo diverso di creare emozioni. Ma le emozioni sono personali, e questa è un’auto destinata a suscitarne di contrastanti. A partire dalle linee, che poco hanno a che vedere con tutto ciò che finora ha sfoggiato elegantemente un Cavallino sul cofano.

Si chiama Luce, ed è la Rossa che non ti aspetti: crossover, elettrica, cinque posti (comodi), interni assolutamente inediti e curati al minimo dettaglio con profluvio di alluminio, materiali pregiati e soluzioni così inedite da far dubitare che le matite nostrane possano averle solo pensate. E infatti ci hanno pensato quelle di Jony Ive e Marc Newson, gli ex guru della Mela che hanno comunque lavorato a stretto contatto col Centro Stile di Maranello guidato da Flavio Manzoni. Del resto ci voleva una squadra “potenziata” per creare quello che, a prescindere dai gusti, sarà ricordato come un sublime esercizio di design industriale. E, forse, l’unica chiave per avere successo laddove altri hanno fallito o rimandato i programmi a tempo indeterminato: l’extra lusso a elettroni. Che nella fattispecie parte da un prezzo di 550 mila euro.

Non è un caso che Ferrari abbia scelto Roma per mostrarla al mondo. E non una Roma qualunque, ma quella della Vela di Calatrava, la cattedrale incompiuta dello sport moderno, scheletro bianco e futurista rimasto per anni sospeso tra ambizione e incompiutezza. Una struttura visionaria e divisiva, esattamente come questa Ferrari. Lo sfondo perfetto, insomma, per una vettura che vuole rompere con tutto ciò che il marchio è stato finora, pur continuando a rivendicarne il DNA.

Anche la data non è casuale: il 25 maggio. Lo stesso giorno in cui, nel 1947, la Ferrari ottenne a Roma la sua prima vittoria ufficiale con la 125 S guidata da Franco Cortese. Settantanove anni dopo, il Cavallino torna nella capitale per aprire un altro capitolo della propria storia. Stavolta senza V12, senza pistoni, senza rombo. Ma con quattro motori elettrici, uno per ruota, e una filosofia da reinventare.

I top manager di Maranello insistono molto su un concetto: Luce non nasce per sostituire le altre Ferrari. Non manda in pensione né i motori termici né gli ibridi. È un’aggiunta, una terza via dentro la strategia “multienergetica” annunciata già nel 2022. Però è evidente che, come simbolo e suggestione, quest’auto rappresenti qualcosa di più profondo: non una semplice Ferrari elettrica, ma la prima progettata da un foglio bianco partendo dall’idea stessa di elettrificazione.

Sotto la carrozzeria scolpita attorno alla gigantesca glass house “a conchiglia” si nasconde una piattaforma tutta nuova. I 4 motori elettrici indipendenti sviluppano complessivamente 1050 cavalli. Lo 0-100 km/h viene coperto in 2,5 secondi, lo 0-200 in 6,8 secondi, mentre la velocità massima supera i 310 km/h. La batteria da 122 kWh lavora su architettura a 800 volt e supporta ricariche fino a 350 kW. L’autonomia dichiarata supera i 530 chilometri.

Numeri enormi, certo. Ma quelli che interessano sono altri. Ad esempio il fatto che ogni ruota possa essere controllata singolarmente: accelerazione, frenata, sterzata e movimento verticale delle sospensioni vengono gestiti in tempo reale dalla centralina Vehicle Control Unit, che aggiorna i parametri 200 volte al secondo. Tradotto: c’è un cervello che “pensa” continuamente a come distribuire coppia, stabilità e agilità per far sembrare più leggera una vettura che, inevitabilmente, pesa 2260 chili.

Ed è proprio il peso uno dei grandi fantasmi che aleggiavano attorno al progetto. Ferrari prova a esorcizzarlo raccontando un lavoro maniacale su aerodinamica, batterie e dinamica veicolo. La Luce ha il coefficiente aerodinamico più basso mai raggiunto da una Ferrari stradale. Ci sono griglie attive che si aprono e si chiudono da sole, sospensioni che abbassano il frontale di 10 millimetri alle alte velocità, cerchi aerodinamici da 23 pollici davanti e 24 dietro (i più grandi mai montati su una Ferrari) e un fondo ottimizzato per gestire i flussi d’aria.

Poi c’è il capitolo più delicato di tutti: il suono. O meglio, l’assenza del suono. Ferrari sa bene che una parte della sua identità passa dalle orecchie prima ancora che dagli occhi. E allora ha scelto una strada diversa da quella di molti concorrenti: niente effetti artificiali da fantascienza, niente simulazioni di motori termici. Il sound della Luce nasce davvero dalle vibrazioni degli assali elettrici, captate da sensori e amplificate come accade con una chitarra elettrica. Un rumore autentico, sostengono a Maranello. Diverso da quello di un V12, ma comunque vivo.

Anche dentro, la Luce sembra arrivare da un altro mondo. Pulsanti meccanici in alluminio convivono con display OLED sviluppati insieme a Samsung. Il pannello centrale si può orientare verso guidatore o passeggero. La chiave è un oggetto in vetro Gorilla con tecnologia E Ink, mentre il nuovo impianto audio da 3000 watt con 21 altoparlanti promette un’esperienza quasi da sala concerto. A Maranello parlano di “lusso funzionale”, ma la sensazione è che qui si stia cercando di ridefinire il concetto stesso di abitacolo sportivo.

Resta la domanda più importante: i ferraristi la ameranno? Ferrari, probabilmente, sa già che non tutti la capiranno. Perché la Luce non nasce per mettere d’accordo ma per dimostrare che il cambiamento va guidato e non inseguito. E forse è proprio questo il messaggio più forte arrivato dalla Vela di Calatrava: per costruire qualcosa che guarda avanti bisogna accettare il rischio di sembrare troppo avanti.

L'articolo Ferrari Luce, la scommessa elettrica che cambia il volto del Cavallino – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.

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