“Fare volontariato è una forma di politica quotidiana. Ci sono situazioni in cui possiamo fare poco, ma stare davanti a qualcuno e ascoltarlo è già un aiuto”

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“Il volontariato non è solo la scelta personale di dedicare tempo agli altri, è anche una forma di politica quotidiana che non passa attraverso i palazzi, ma attraverso le relazioni. E un modo concreto per dire che ogni persona, con le sue ferite e la sua storia, ha i suoi diritti e merita di essere vista e accompagnata”. Sono vent’anni che Gemma Di Marino – dopo una vita lavorativa dedicata a banche e bilanci – lavora come volontaria nella Casa della Carità di Milano, nata come Fondazione nel 2002 per volere del Cardinal Martini (oggi è presieduta da Don Paolo Selmi).

Le attività di Casa della Carità sono molteplici: accoglienza attraverso ospitalità residenziale a centinaia di persone senza casa, attività diurne per persone in difficoltà, come docce, guardaroba, ascolto, cure mediche, consulenze legali e lavorative. E poi attività sul territorio, con aiuto alle persone che vivono nelle periferie e case popolari, interventi per anziani soli, persone con problema di salute mentale. I numeri parlano da soli: 6.386 persone aiutate, 481 persone ospitate, 4.371 persone aiutate dai servizi diurni. Non solo aiuto pratico, però, ma anche riflessione e cultura, attraverso, ad esempio, l’Accademia della carità, in cui si discute di temi come la salute, le migrazioni, i diritti, la povertà, l’ecologia e la Biblioteca del Confine, aperta a tutti.

Gemma Di Marino, presidente dell’Associazione Volontari di Casa della carità, oggi coordina i volontari della struttura, che sono 157, che svolgono il loro lavoro in varie aree, dal servizio docce e guardaroba al centro di ascolto, dai corsi di apprendimento per la lingua italiana ai laboratori, dal fund raising al doposcuola per bambini, fino all’archivio posta: “Alla Casa della Carità”, spiega, “si può avere di una dichiarazione di ospitalità, una residenza temporanea, così arriva molta posta, anche documenti e codici fiscali che le persone vengono a ritirare. È un servizio molto utile”. E poi ci sono i volontari dell’unità di strada che escono tre volte a settimana, con un camper ad incontrare i senza dimora.

Non solo coordinamento: Gemma si occupa di seguire l’intero percorso di ingresso dei volontari. “Rispondo alle mail che arrivano”, racconta, “poi accolgo le persone in un primo colloquio conoscitivo durante il quale racconto la genesi della Casa, tutte le aree del volontariato attivo in cui è possibile impegnarsi. Ascolto i loro percorsi, le motivazioni e le competenze di ognuno per orientare verso l’ambito che può valorizzarne meglio le capacità e favorire un’esperienza significativa. Che sia il guardaroba oppure il centro di ascolto ”. Centro di cui Gemma Di Marino si è occupata per oltre dieci anni. “È stata un’esperienza unica, ho ascoltato per anni un’umanità sofferente e piena di problemi, persone provenienti da altri paesi, storie che lasciano il segno ma che ti aiutano a cambiare lo sguardo, ma anche paradossalmente ti rafforzano: perché quando vedi una persona in una situazione di fragilità e vulnerabilità che cerca di ripartire, che ritrova l’autostima, questo aiuta anche te”.

Non mancano momenti di stress e di burn out: “Spesso avverto molta impotenza. Ci sono situazioni in cui possiamo fare molto poco, ma stare davvero davanti a qualcuno, ascoltarlo senza fretta, è già un aiuto concreto e, quando il colloquio termina, la persona esce dalla stanza più serena. Spesso ci si abbraccia, l’empatia è reciproca. Tante storie di persone mi hanno attraversata e continuano a camminare con me, in particolare quella di un signore arrivato in barca, la cui moglie è annegata mentre lui le teneva la mano. Ma ci sono anche storie belle, come quella di un ragazzo che amava tantissimo il calcio ed è riuscito ad essere assunto come allenatore sportivo”. In questi anni i volontari sono cresciuti moltissimo, “quando ho iniziato erano meno di cento oggi come ho detto sono oltre centocinquanta. È cambiata anche l’età dei volontari, che si è molto abbassata con l’arrivo dei giovani, soprattutto studenti universitari. Ci tengo a precisare che sia l’Associazione Volontari che Casa della Carità lavora da sempre intrecciando tre energie – politica, culturale e spirituale – e la spiritualità per noi può essere vissuta in modo religioso oppure in forme laiche e personali”.

Ma le giornate di Gemma Di Marino non sono occupate solo dalla Casa della Carità. Infatti si divide tra la prima e la Fondazione SON ets (Speranza Oltre Noi), un villaggio solidale, ispirato dalla legge “Dopo di noi” (L.112/2016) per persone fragili e con disabilità di cui Don Virginio Colmegna è presidente e lei vicepresidente. “È un villaggio solidale dove abitano persone con lievi fragilità psichiche e due persone con reali disabilità fisiche”, spiega. “Ognuno ha il suo appartamento in autonomia, perché l’obiettivo è aiutare queste persone a divenire protagonisti della propria vita”. Anche a SON si alternano momenti di convivialità – c’è anche un orto giardino – con momenti di riflessione. Un esempio? “Abbiamo fatto di recente una lettura dell’enciclica Laudato Si di Papa Francesco, alternandola con articoli della Convenzione Onu sui Diritti umani”, conclude Gemma.

L'articolo “Fare volontariato è una forma di politica quotidiana. Ci sono situazioni in cui possiamo fare poco, ma stare davanti a qualcuno e ascoltarlo è già un aiuto” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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