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La notizia positiva è che nel 2025 calano, in Italia, i reati ambientali: 35 mila 735, a fronte di circa 1 milione e mezzo di controlli effettuati, con una flessione del 12% rispetto al 2024, anche se l’impatto dell’illegalità resta comunque significativo: 98 reati al giorno, 4 ogni ora. Sono soprattutto i reati legati al ciclo illegale dei rifiuti (quasi 11 mila), seguiti da quelli del cemento (poco più di 8 mila), mentre crescono gli incendi agli impianti di gestione (+24,7%). Un business, quello delle ecomafie, che raggiunge gli 11 miliardi e mezzo di euro, con un +2,2% rispetto all’anno precedente. Campania, Sicilia, Puglia e Calabria le regioni con più illeciti contro l’ambiente. A livello provinciale, Napoli si conferma al primo posto, seguita da Salerno e Palermo.
Sono questi alcuni dei numeri più indicativi contenuti nel voluminoso rapporto (oltre 500 pagine) “Ecomafia 2026” di Legambiente, presentato ieri a Roma, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, delle numerose forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto che hanno contribuito alla realizzazione del rapporto.
L’applicazione della legge 68 del 2015, che ha introdotto nel Codice Penale i delitti ambientali, continua a dare risultati significativi. A livello territoriale il Mezzogiorno si conferma l’area del Paese più esposta, con le quattro regioni con la loro tradizionale presenza mafiosa, dove l’incidenza dei reati accertati nel 2025 sale al 44,3%. La Campania continua ad essere in testa con 5 mila 636 reati, pari al 15,8% del totale nazionale. Al Centro il primato spetta al Lazio, con 2 mila 358 illeciti, seguito da Sardegna e Toscana. La prima regione del Nord è la Liguria con 1,863 reati; subito dopo si collocano Lombardia ed Emilia-Romagna.
“Il 2025, ha commentato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, è stato un anno caratterizzato da diverse norme in difesa dell’ambiente, come l’inasprimento delle sanzioni previste per i reati nella gestione dei rifiuti, dalle discariche abusive alle spedizioni illegali, e il recepimento della direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente. Ma ci sono ancora molti provvedimenti che attendono di essere approvati, insieme al rafforzamento dei controlli ambientali e al contrasto all’abusivismo edilizio, che continua a essere un fenomeno molto grave”.
E a questo proposito, con una significativa crescita delle lottizzazioni illegali, l’abusivismo edilizio continua ad essere un fenomeno diffuso: l’ultima stima elaborata dall’ISTAT, in collaborazione con il Cresme, che risale al 2022, nel Mezzogiorno d’Italia si costruiscono 42 case illegali ogni 100 realizzate rispettando la legalità. I reiterati tentativi, annota il rapporto, di rilanciare nel nostro Paese una stagione di condoni edilizi, finora fortunatamente falliti, non favoriscono certo le attività preventive e repressive su un tema così delicato di tutela ambientale, la sicurezza dei territori e delle comunità e l’economia legale. Così, anche per i reati legati al ciclo del cemento, il podio non riserva sorprese, con Campania, Puglia e Sicilia ai primi posti: rispettivamente mille 677 persone denunciate e 210 sequestri effettuati (18,3% sul totale nazionale); 940 persone denunciate e 142 sequestri (11,9%); 759 denunce e 47 sequestri (10% dei reati nazionali).
Il 2025 è stato un anno particolarmente disastroso per la tutela dei boschi e della vegetazione nel nostro Paese, a causa della recrudescenza degli incendi, con oltre 96 mila ettari e mezzo colpiti dalle fiamme, circa il doppio della superficie persa nel 2024, quasi tutti di origine colposa e dolosa. La Sicilia la regione più colpita, con 50 mila 690 ettari andati in fumo, quasi il triplo dell’anno precedente. La conferma arriva dai risultati del monitoraggio del sistema satellitare europeo sugli incendi boschivi (Effis): il numero dei roghi censito in Italia è stato di mille 908, una media di oltre 5 al giorno. L’altra regione più colpita è la Calabria (16 mila 951 ettari). Le due regioni insieme rappresentano oltre il 70% dell’intera superficie bruciata a livello nazionale.
I dati relativi al contrasto al caporalato da parte delle forze dell’ordine, con 969 reati, 13 ordinanze di reclusione e 570 sequestri, si inseriscono in un quadro più ampio di forte aumento degli illeciti lungo tutte le filiere agroalimentari, ben 67 mila 677 nel 2025 (+46% rispetto al 2024) con un valore economico dei sequestri e delle sanzioni pari a oltre 968,7 miliardi di euro (+109%). Il maggior numero dei controlli e dei reati si registra nel mercato del pesce con l’importante contributo delle Capitanerie di porto. I Nuclei antisofisticazione dell’Arma dei carabinieri hanno svolto oltre 25 mila ispezioni nei diversi settori agroalimentari, dalle aziende agricole agli allevamenti intensivi fino alla ristorazione con 1.311 strutture chiuse o sotto sequestro insieme ad alimenti per un valore di oltre 34 milioni di euro.
Intervenendo da remoto, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha ricordato che “nel Paese il contrasto agli ecoreati avviene ogni giorno grazie al lavoro di magistrati, delle forze dell’ordine e di chi sul territorio si batte contro l’illegalità. Le istituzioni accompagnano queste azioni con norme che rendono sempre più incisive queste azioni. Un processo in continua evoluzione dove l’impegno delle istituzioni deve essere accompagnato dal coinvolgimento dei corpi intermedi, delle associazioni e dei cittadini, di chi vive, cioè, la realtà nei territori ogni giorno”.
Oltre ai dati, il rapporto Ecomafia raccoglie 10 proposte indirizzate al Governo per contrastare le illegalità ambientali e rafforzare norme e controlli. Innanzitutto l’associazione chiede che venga completato il recepimento nel Codice penale dei quattro delitti previsti dalla Direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente: uccisione e commercio di specie animali e vegetali selvatiche protette; saccheggio delle acque superficiali; commercializzazione di prodotti derivati dalla deforestazione; produzione e commercio di prodotti inquinanti. Approvazione del Piano nazionale di lotta all’abusivismo. Inoltre rivedere il meccanismo del cosiddetto subappalto “a cascata” e reintrodurre l’abuso d’ufficio. Estendere, infine, le pene previste per il reato di incendio boschivo a qualunque incendio della vegetazione.
Chiudiamo con la frase riportata nelle pagine iniziali del Rapporto; le parole che Papa Leone XIV pronunciò durante la sua visita nella “Terra dei fuochi” il 23 maggio di quest’anno, con le quali ha ringraziato quei “pionieri” che, “hanno per primi denunciato i mali di questa terra e hanno portato l’attenzione sulla realtà oscurata e negata del suo avvelenamento: penso in particolare ai membri delle associazioni ambientaliste. Ora tutti sappiamo che occorre vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa, respingere tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza”.

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