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Open AI ha denunciato che un gruppo di account vincolati alla Cina hanno usato ChatGPT per fare una campagna di influenza chiamata “Data Center Bandwagon”, che avrebbe come obiettivo fomentare l’opposizione locale contro database americani. Secondo il report, gli operatori si sarebbero finti cittadini americani per produrre contenuti specifici sui costi del servizio elettrico, così come di altre preoccupazioni della comunità.
Un articolo della rivista americana Politico spiega che la ricerca di OpenAI pubblicata mercoledì indica la Cina come esecutore dell’operazione di influenza online “volta a condizionare la percezione degli Stati Uniti sulla tecnologia dell’intelligenza artificiale e a rimodellare il dibattito a Washington dell’infrastruttura necessaria a supportarla”.
I risultati del rapporto alimentano le accuse mosse dai Repubblicani e da altri sostenitori dell’IA secondo cui entità straniere avrebbero tentato di interferire nel dibattito sui data center per l’IA, si legge su Politico. Tutto questo in vista delle elezioni del midterm di novembre negli Stati Uniti.
Ben Nimmo, responsabile delle indagini e dell’intelligence di OpenAI, sostiene che “nessuna delle due campagne sembra aver ottenuto un coinvolgimento autentico significativo. Ma sono importanti perché rivelano le intenzioni degli operatori di influenza provenienti dalla Cina e sulle narrazioni che stanno testando e cercando di amplificare, ma non per il loro impatto”. Ha anche affermato che la campagna di influenza ha amplificato la già esistente opposizione pubblica negli Stati Uniti alla creazione di nuovi data center per l’IA, che ha portato a decine di proposte di moratoria a livello locale, statale e nazionale.
Tra le affermazioni della campagna ci sarebbe la costruzione dell’aumento dei costi dell’elettricità per la famiglia media americana e che il presidente Donald Trump avrebbe usato i dazi doganali come arma per mantenere gli Stati Uniti in vantaggio nella corsa tecnologica globale. “Negli Stati Uniti è in corso un vero e proprio dibattito sul futuro dell’IA e dei data center – ha aggiunto Nimmo -, ma ciò che non vogliamo vedere è un’operazione di interferenza straniera occulta che utilizzi la stessa IA che attacca”.
Il repubblicano Brett Guthrie, presidente della Commissione Energia e Commercio della Camera degli Usa, ha confermato di voler portare avanti una legge per affrontare l’impatto dei data center, mentre i legislatori valutano le soluzioni per soddisfare l’enorme fabbisogno energetico necessario al loro funzionamento.
Per Lee Zeldin, amministratore dell’Epa, devono essere gli Stati e le comunità locali a gestire la regolamentazione. Ha promesso che il governo Trump non imporrà requisiti o raccomandazioni ambientali a livello nazionale per i data center.
Kevin O’Leary, presidente di O’Leary Ventures, ha spiegato a Politico che ci sono episodi che dimostrano come le infrastrutture per l’intelligenza artificiale siano diventate un nuovo fronte nella competizione tra Stati Uniti e Cina per il predominio tecnologico ed economico: “Il Paese con la migliore intelligenza artificiale vincerà le guerre future e avrà l’economia più efficiente e produttiva. È il fondamento del successo economico e i cinesi lo sanno: non possiamo permettere loro di vincere”.

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