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Fiori, animali, casette, automobili e treni, accesi da colori vivaci e uniti a materiali leggeri come la paglia. Una rivoluzione estetica che ha scardinato i rigidi canoni della pelletteria tradizionale del dopoguerra, trasformando la borsa da semplice e austero contenitore a oggetto di pura fantasia. È questa l’eredità artistica e imprenditoriale di Carla Braccialini, la creatrice dell’omonima maison fiorentina, morta martedì 3 novembre all’età di 95 anni. Senza possedere alcuna preparazione tecnica originaria (“Settant’anni fa le appiccicavo con il Vinavil e le cucivo con un ago da carpentiere“, ricordava con autoironia), ha saputo anticipare le tendenze del mercato internazionale puntando su un lusso giocoso e anticonformista.
Gli inizi, i materiali e la “ragazza che non sapeva fare le borse”
L’avventura inizia a Firenze a metà degli anni Cinquanta, in un piccolo laboratorio artigianale aperto insieme al marito Roberto. La vera intuizione, che segnerà il destino dell’azienda, è stata l’ibridazione dei materiali. “Come risultato ebbi degli oggetti che riunivano una serie di elementi“, ha raccontato lei stessa nel recente libro autobiografico a cura di Maurizio Naldini, La ragazza che non sapeva fare le borse, “Erano abbastanza preziosi grazie alle rifiniture di pelle, erano più leggeri perché utilizzavano la paglia, erano colorati e si potevano realizzare con sfumature dal rosa al bordò, o fatte a righe arcobaleno. Le mie borse erano più leggere, gioiose ed economiche“. L’ispirazione per i modelli più iconici nasceva spesso da aneddoti personali. Nel 2003, in seguito a un furto subìto nel centro di Firenze in cui perse le foto dei figli e un sassolino regalatole dal più piccolo, Braccialini ideò la celebre “borsa-casetta”, pensata come simbolo di un luogo sicuro in cui custodire i propri ricordi.
Dagli anni Settanta all’accordo con Vivienne Westwood
Alla scomparsa del marito nel 1976, Carla Braccialini non si è fermata, assumendo la guida totale dell’azienda e seguendo in prima persona tutte le fasi della produzione, dalla creatività alla manifattura, coinvolgendo gradualmente i tre figli Riccardo, Massimo e Lorenzo. Negli anni Ottanta, il successo della maison valicò definitivamente i confini nazionali grazie a un accordo di licenza, siglato nel 1986, per produrre e commercializzare gli accessori della stilista britannica Vivienne Westwood, consolidando il peso del marchio nel panorama della moda globale. “Con Carla Braccialini se ne va un grande nome della moda e dello stile italiano, una grande pioniera del Made in Italy“, ha dichiarato la sindaca di Firenze Sara Funaro.
Il Cavalierato del lavoro e il riconoscimento di Clio Napolitano
Il contributo all’industria nazionale le è valso, nel 2009, la nomina a Cavaliere del Lavoro, consegnatale al Quirinale dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un evento che Braccialini ricordava con particolare affetto per via di un dettaglio di stile presidenziale: “Quando mi trovai a Roma in attesa dell’onorificenza, la signora Clio portava con la massima eleganza una delle mie borse. E lo aveva fatto apposta perché, come mi disse compiaciuta, era mia cliente da moltissimi anni”.
Ritiratasi ufficialmente a 86 anni (anche se, come svelato dal figlio Lorenzo, a 94 anni sentiva ancora il desiderio di rimettersi al lavoro), la designer ha assistito al passaggio di testimone della propria azienda. Dall’aprile del 2017, infatti, il marchio Braccialini è stato acquisito e mantenuto vivo dalla società aretina Graziella Holding.
L'articolo È morta Carla Braccialini, addio alla stilista che ha rivoluzionato il concetto di borsa: “Le appiccicavo col Vinavil” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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