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Ha camminato in cima al mondo. Con la testa tra le nuvole, ma non metaforicamente. A 23 anni è stata la donna più giovane a scalare il Lhotse, in Nepal. 8516 metri, la quarta montagna più alta della Terra. Si è arrampicata sul K2, primo Ottomila per difficoltà. E poi sul Nanga Parbat in Pakistan e sul Gasherburm I, ancora nell’Himalaya. Questi, monti per altezza tra i primi quindici del globo.
Una vita con l’imbracatura addosso per Tamara Lunger, la climber altoatesina dei record. La montagna “rimarrà sempre una parte fondamentale di me”, ha raccontato in un’intervista a Il Corriere della Sera, ma crepacci e pareti ruvide le hanno anche provocato grandi dolori.
Nel 2021, durante la scalata del K2, ha perso il suo compagno Juan Pablo Mohr: “Da quel momento, il mio rapporto con la montagna è cambiato. Sono riuscita a tornare di nuovo in quota grazie a una nuova consapevolezza, anche se non sono più tornata sugli Ottomila”, ha confessato. Però “rifarei tutto nello stesso modo, anche perché le esperienze negative appartengono alla vita. I momenti difficili possono insegnare, costringere a riflettere e permettere di crescere, se siamo disposti ad ascoltarli”.
Di recente, Lunger ha abbandonato la montagna e le spedizioni sull’Himalaya. Ha trascorso invece tre mesi nella steppa mongola. Da sola con un cammello, “che è diventato davvero un compagno di strada”. La Mongolia, ha confessato, “mi ha offerto uno spazio completamente differente, nel quale potevo camminare, osservare e pensare senza dover raggiungere necessariamente una vetta”. Un modo per dimostrare a se stessa “che non ero soltanto capace di andare in montagna”.
L'articolo “Dopo la morte del mio compagno mentre stavamo scalando il K2, non sono più tornata sugli Ottomila. Ho trascorso tre mesi da sola con un cammello nella steppa”: parla Tamara Lunger proviene da Il Fatto Quotidiano.





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