Dl Sicurezza al voto in Senato. Il Csm sul fermo preventivo: “Troppi poteri alla polizia, rischio per rispetto diritti umani”

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Il nuovo fermo preventivo lascia “margini eccessivamente discrezionali all’operatore di polizia, col rischio concreto di possibili derive verso un modello di prevenzione fondato su presunzioni di pericolosità astratta anziché su comportamenti effettivamente in atto, e, soprattutto, di una possibile frizione della disposizione (…) con gli obblighi internazionali di rispetto dei diritti umani ai quali l’Italia è vincolata”. Lo afferma il Consiglio superiore della magistratura nel parere sull’ultimo decreto Sicurezza firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, all’esame dell’Aula del Senato che sta per dare il primo via libera alla conversione in legge. Il documento del Csm, approvato nell’ultima seduta dopo un lungo dibattito – 15 i voti a favore, sei i contrari e sette gli astenuti – dà un giudizio preoccupato sulla previsione più discussa del provvedimento: la possibilità per le forze dell’ordine, in occasione di manifestazioni, di “accompagnare nei propri uffici”, trattenendole per un massimo di 12 ore, persone “rispetto alle quali sussista un fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento” dell’evento di piazza, anche se non hanno commesso alcun reato. Uno strumento, sottolinea il parere, che “incide sul nucleo essenziale di alcune libertà fondamentali del singolo, ponendosi in un’area di delicatissimo bilanciamento tra esigenze di ordine pubblico e diritti fondamentali”.

Secondo l’organo di autogoverno dei magistrati, infatti “l’accompagnamento del “fermato” negli uffici di polizia e il relativo trattenimento fino a 12 ore, oltre a precludergli la possibilità di partecipare alla manifestazione (limitandone dunque le libertà costituzionali di riunione e manifestazione del pensiero), integrano anche quella “mortificazione della dignità dell’uomo che si verifica in ogni evenienza di assoggettamento fisico all’altrui potere” (citazione da una sentenza della Corte costituzionale, ndr) e dunque una forma di “restrizione della libertà personale” ai sensi dell’articolo 13 della Costituzione”. Per questo, si legge, il Parlamento “dovrebbe introdurre specifici obblighi (allo stato assenti) di verbalizzazione e motivazione dell’operato della polizia giudiziaria operante”, in modo da consentire al pm, che deve dare il suo assenso al fermo, “di effettuare un effettivo controllo di legalità”.

Un’ulteriore criticità riguarda “l’omessa indicazione della specifica finalità” del fermo: la norma, infatti, prevede che i fermati possano essere accompagnati in caserma o in Questura “per il tempo strettamente necessario ai fini del compimento dei conseguenti accertamenti di polizia”. Ma questi accertamenti, sottolinea il Csm “non si precisa quali siano“: un’omissione che ha l’effetto di “ampliare in maniera irragionevole la già ampia discrezionalità degli operatori di polizia”. In conclusione, si legge, la nuova norma, “si muove su un crinale costituzionalmente molto sensibile sicché, ai fini della relativa compatibilità con gli articoli 13, 17 e 21 della Costituzione e 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, appare auspicabile che, in sede di conversione, si apportino le modifiche funzionali a conformare il nuovo istituto ai principi costituzionali e sovranazionali”.

L'articolo Dl Sicurezza al voto in Senato. Il Csm sul fermo preventivo: “Troppi poteri alla polizia, rischio per rispetto diritti umani” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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