Delitto di Garlasco, tutti i ricorsi respinti: la lunga battaglia giudiziaria persa (per ora) da Alberto Stasi

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Per Alberto Stasi, la strada giudiziaria successiva alla condanna definitiva è stata lunga, articolata e, soprattutto, costellata di esiti negativi. Un percorso che, nel tempo, ha attraversato tutti i possibili gradi di giudizio e strumenti di impugnazione straordinaria, senza mai riuscire a scalfire il verdetto per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco. Uno scenario che – nel caso Andrea Sempio dovesse essere rinviato a giudizio – potrebbe cambiare. Si avvicina il momento della chiusura indagini sul 38enne da parte della procura di Pavia e dopo il deposito degli atti la difesa dell’ex bocconiano avrà modo di leggere cosa c’è alla base della convinzione degli inquirenti che sia stato l’allora 18enne amico di Marco Poggi a infierire sulla 26enne. Ed è stata quindi già annunciata una richiesta di revisione. Sulle acrte dell’inchiesta, su sollecitazione dei pm pavesi, ha cominciato a lavorare la procura generale di Milano.

Il caso e i no dei giudici

La vicenda giudiziaria, com’è noto, ha avuto un andamento tutt’altro che lineare. Dopo l’avviso di garanzia notificato a Stasi due giorni dopo il funerale della fidanzata, le indagini si concentrarono subito su di lui: perquisizioni, sequestri e il ritrovamento di tracce biologiche portarono a un fermo per omicidio volontario, poi non convalidato per insufficienza di prove. Seguì una lunga stagione processuale, segnata da due assoluzioni — nel 2009 davanti al gup e nel 2011 davanti all’Assise — entrambe ribaltate fino alla condanna definitiva a 16 anni pronunciata nel dicembre 2014.

Da quel momento, si è aperta la fase dei tentativi difensivi per rimettere in discussione la sentenza. Il primo snodo cruciale arriva nel 2017, quando la difesa presenta un ricorso straordinario in Cassazione sostenendo un presunto “errore di fatto”: secondo i legali, la condanna in appello sarebbe maturata senza una nuova audizione di alcuni testimoni, in violazione dei principi del giusto processo sanciti anche a livello europeo. La Suprema Corte, tuttavia, dichiara il ricorso inammissibile: nessun errore percettivo, ma semmai una questione giuridica già affrontata nei gradi ordinari. Non solo: vengono rilevati anche profili di inammissibilità formale legati alla procura speciale.

Il secondo fronte è quello della revisione del processo, tentata tra il 2020 e il 2021. La difesa porta all’attenzione dei giudici cinque presunti nuovi elementi, ritenuti decisivi per scardinare l’impianto accusatorio. Tra questi, la questione delle impronte sul dispenser del sapone — che secondo i legali dimostrerebbero che l’oggetto non fu pulito dall’aggressore — e il ritrovamento di capelli nel lavandino, interpretato come incompatibile con un lavaggio volto a cancellare tracce ematiche. Ma anche in questo caso la risposta dei giudici è netta. La Corte d’Appello di Brescia prima e la Cassazione poi respingono l’istanza: gli elementi addotti non sono nuovi o non hanno la forza dimostrativa richiesta. Le impronte erano già note, i capelli non escludono un’azione di pulizia e, soprattutto, resta intatto il quadro indiziario complessivo. Viene inoltre confermata la compatibilità temporale tra l’omicidio e l’alibi informatico di Stasi: la finestra di circa 23 minuti è ritenuta sufficiente per compiere il delitto e rientrare a casa. Nel marzo 2021 arriva così un altro “no” definitivo alla revisione. Un passaggio chiave, perché sancisce ancora una volta la tenuta dell’impianto accusatorio costruito nel processo di merito.

L’ultimo tentativo si gioca sul piano sovranazionale, davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Anche qui la difesa insiste sulla mancata riassunzione di alcune testimonianze nel giudizio d’appello che portò alla condanna. Ma la Corte di Strasburgo dichiara il ricorso irricevibile, ritenendolo manifestamente infondato. Nelle motivazioni si sottolinea che il processo, nel suo complesso, è stato equo: la condanna non si è basata su una diversa valutazione della credibilità dei testimoni, bensì su nuovi elementi probatori di natura scientifica e indiziaria, tra cui le tracce di Dna – sul pedale scambiato della bicicletta di Stasi c’era il sangue di Chiara Poggi – e altri riscontri tecnici come la certezza che l’assassino – che lasciò le impronte nel sangue – indossasse scarpe taglia 42, misura di Stasi. Andrea Sempio calza il 44. Un passaggio che chiudeva, almeno sul piano giurisdizionale ordinario e straordinario, ogni possibile spiraglio. Comeaveva commentato il legale della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, “spero che questa decisione ponga una volta per tutte la parola fine a questa vicenda giudiziaria”.

La nuova inchiesta

Ad oggi, dunque, tutti i tentativi esperiti dalla difesa di Stasi – dal ricorso straordinario alla revisione, fino al giudizio europeo – si sono conclusi con esito negativo. Un dato che, nelle valutazioni dei giudici, rafforza la solidità del quadro probatorio: la conoscenza dei luoghi da parte dell’imputato, le incongruenze nel racconto del ritrovamento del corpo, le tracce biologiche sugli oggetti e la ricostruzione temporale ritenuta compatibile con l’azione omicidiaria. Nel frattempo, Stasi sta scontando la pena in regime di semilibertà, lavorando all’esterno del carcere, e dovrebbe concludere il suo debito con la giustizia nei prossimi anni. Ma sul piano processuale, la sua vicenda appare ormai definita: ogni strada percorribile è stata battuta, senza successo.

Un percorso costellato di rigetti che sembrava aver chiuso definitivamente ogni spazio processuale. Ma la riapertura dell’inchiesta da parte della Procura di Pavia e l’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio hanno riacceso il fronte difensivo “Prendiamo questa notizia con grande soddisfazione perché sono tantissimi anni che noi sappiamo che Alberto Stasi è innocente ed estraneo ai fatti per i quali è stato condannato e per i quali sta ancora scontando la sua pena” afferma l’avvocata Giada Bocellari che insieme al collega Antonio De Rensis assiste Stasi Quando la Procura, oltre un anno fa, ha indagato Sempio, il delitto veniva contestato “in concorso con ignoti o con Stasi”, mentre oggi il nuovo capo di imputazione individua solo Sempio sulla scena del crimine del 13 agosto 2007

“I prossimi passaggi saranno sicuramente di leggere attentamente gli atti posti alla base di questa accusa mossa nei confronti del solo Andrea Sempio e poi redigere l’atto di revisione” aggiunge Bocellari “Sicuramente non è un passaggio semplice né dal punto di vista tecnico né dal punto di vista sostanziale perché chiaramente occorre leggere attentamente tutto. Diciamo no a iniziative di pancia ma guardando sempre al diritto sicuramente faremo la richiesta di revisione”. Per ottenere la revisione sono necessaria la “sopravvenienza o scoperta di nuove prove che dimostrano l’innocenza; condanna basata su atti falsi; errore di fatto; incompatibilità con sentenze europee. Elementi non valutati nel processo precedente”. Al momento le indagini preliminari dei pm pavesi non hanno ancora superato il vaglio dell’udienza preliminare e gli esiti dell’incidente probatorio non hanno indicato una sola traccia utilizzabile a fine di un processo a carico di Sempio. Anche le tracce genetiche sulle unghie con una compatibilità, non hanno profili di certezza. Glu unici Dna estrapolati dai reperti analizzati sono quelli sui resti della colazione del 13 agosto 2027 e appartengono a Stasi e alla vittima. La richiesta di revisione però può essere proposta in qualsiasi momento, anche dopo l’esecuzione della pena.

L'articolo Delitto di Garlasco, tutti i ricorsi respinti: la lunga battaglia giudiziaria persa (per ora) da Alberto Stasi proviene da Il Fatto Quotidiano.

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