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Il Tribunale è da anni a Pordenone, anziché a Portogruaro. La Diocesi di Concordia-Pordenone comprende da sempre una parte di territorio veneto. Per i servizi sanitari e per l’ospedale il riferimento è ormai a Latisana e San Vito al Tagliamento, in Friuli. Il distretto telefonico è quello di Cervignano del Friuli… L’elenco delle strutture e dei servizi che portano dal Veneto Orientale al vicino Friuli potrebbero continuare. In aggiunta c’è l’attrattività di una Regione a statuto speciale che ingolosisce per disponibilità finanziarie e autonomia nella gestione della spesa. Basta inserire questi ingredienti nel dibattito politico–amministrativo ai confini di due regioni entrambe a guida leghista per avere come effetto un cocktail esplosivo, la voglia matta di lasciare Venezia e gettarsi nelle braccia di Trieste. Un effetto domino che potrebbe far aumentare il territorio e la popolazione del Friuli Venezia Giulia di circa l8 per cento.
Il problema era stato posto una ventina d’anni fa anche ai confini con il Trentino Alto Adige, ma alla resa dei conti solo Sappada era passata dal Bellunese alla Provincia di Pordenone. Nelle altre località (c’erano perfino Cortina e Asiago) non era accaduto nulla, nonostante gli esiti a volte favorevoli dei referendum popolari. Ma ora la questione torna prepotentemente d’attualità. Con due eventi. La Quinta Commissione del consiglio regionale friulano ha convocato e ascoltato i sindaci di una dozzina di Comuni veneti interessati al cambio di casacca. Nel comune di San Michele al Tagliamento, dove si trova la ricchissima spiaggia di Bibione, la Consulta Comunale ha già dato il via per la richiesta al consiglio comunale di esprimersi su un referendum consultivo, con la richiesta di cambio di regione.
A guardare ad est sono i sindaci dei Comuni veneti confinanti che hanno partecipato a Trieste ad una audizione davanti alla V Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Diego Bernardis (Fedriga presidente). A solennizzare l’appuntamento era presente l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti. L’iniziativa è partita dal consigliere regionale Markus Maurmair di Fratelli d’Italia, che ha raccolto le voci dal territorio, ma ha anche posto un bel problema alle due giunte regionali leghiste. I Comuni interessati sono Annone Veneto, Cinto Caomaggiore, Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Portogruaro, Pramaggiore, San Michele al Tagliamento, San Stino di Livenza, Teglio Veneto e Caorle.
Sul tavolo, anche alla luce di uno studio della Fondazione Think Tank Nord Est, tre possibilità: lasciare la situazione com’è, promuovere accordi tra Regioni confinanti per rispondere alle esigenze delle popolazioni di confine o percorrere la via dei referendum comunali per il cambio di Regione. Secondo lo studio della Fondazione il Fvg vedrebbe una crescita del 7,5 per cento del valore aggiunto, con un extra-gettito per le casse regionali di circa 172 milioni di euro dalla compartecipazione Irpef (6,6 per cento in più) e 18,5 milioni dall’addizionale regionale (7,7 per cento in più), oltre alle quote su Iva e Ires. I Comuni veneti guadagnerebbero una maggiore capacità di spesa municipale, oltre all’accesso a misure come gli incentivi per i carburanti, la prima casa, l’efficientamento energetico.
“Siamo in continuità territoriale con il Pordenonese, mentre Venezia è lontana. Bisogna che Stato e Regioni su questa partita si impegnino. Da questo momento in poi non si può tornare indietro” ha detto il sindaco di Gruaro, Giacomo Gasparotto. “È una sofferenza dei cittadini, prima che degli amministratori. Tra il Portogruarese e il Pordenonese c’è un confine osmotico”, ha spiegato Luigi Toffolo, sindaco di Portogruaro. Gianluca Falcomer, sindaco di Cinto Caomaggiore, che nel 2006 votò a favore del referendum per il passaggio al Friuli, anche se poi l’iter si fermò in Parlamento: “C’è una fusione reciproca tra l’area di Portogruaro e il Pordenonese, dalla cultura, alla scuola, alla sanità e nei prossimi anni, causa anche l’inverno demografico, il rapporto diventerà ancora più forte e bisogna sfruttarlo”.
La Consulta comunale per la richiesta del passaggio di regione ha formalmente chiesto al consiglio comunale di inserire il tema all’ordine del giorno. Non è solo il Comune di San Michele al Tagliamento a fare notizia, ma la presenza della spiaggia di Bibione. Dovesse passare con il Friuli si creerebbe un polo turistico di primissimo piano, assieme a Lignano Sabbiadoro in provincia di Udine (a dividerle c’è solo la foce del Tagliamento), con la geografia dell’Alto Adriatico destinata a mutare profondamente. Basti pensare che con un miliardo e 405 milioni di euro di valore economico, San Michele è all’ottavo posto nella graduatoria delle località italiane, preceduta da Cavallino-Treporti (in provincia di Venezia) con un miliardo 445 milioni, ma prima di Jesolo (un miliardo 247 milioni di euro). Nel settore ristorazione e pubblici esercizi San Michele è al dodicesimo posto per valore aggiunto del turismo. La dote economica per il Friuli sarebbe molto importante: Bibione–Lignano costituirebbero un polo turistico di valore assoluto perfino in Europa.
L'articolo Dal Veneto al Friuli, i Comuni di confine ci riprovano: San Michele al Tagliamento (con Bibione) vuole cambiare Regione. In ballo la ricchezza delle spiagge proviene da Il Fatto Quotidiano.





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