Dal presente al 2050, la politica cerca una bussola. Il progetto dell’Assemblea sul Futuro

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Il futuro entra alla Camera, ma lo fa dalla porta della partecipazione. È questo il tratto politico più interessante del progetto presentato a Montecitorio: costruire una Assemblea Nazionale sul Futuro, con una forte presenza giovanile, chiamata non semplicemente a discutere di scenari ma a elaborare proposte sulle scelte di lungo periodo del Paese.

Un tentativo di spostare il baricentro della politica oltre l’orizzonte dell’emergenza e della prossima scadenza elettorale.

L’iniziativa, promossa da Ecosistema Futuro e dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, prenderà forma nel 2027, quando a Parma, Capitale europea dei giovani, inizieranno i lavori dell’Assemblea.

Il modello sarà quello dell’assemblea civica: un campione di circa 100-150 cittadine e cittadini chiamati a confrontarsi sui possibili futuri dell’Italia e sulle decisioni necessarie per governare transizioni climatiche, tecnologiche, demografiche, sociali, politiche e culturali. Non un organismo chiamato a sostituire il Parlamento, dunque, ma uno spazio pensato per portare dentro il processo decisionale uno sguardo più lungo.

È proprio questo il punto politico dell’operazione. La Costituente che dovrà definire regole, principi e funzionamento dell’Anf è composta da 40 under 35, affiancati da 12 mentor di profilo istituzionale, scientifico e culturale.

E il primo confronto con le forze politiche, avvenuto alla Camera, ha restituito un elemento non secondario: una convergenza trasversale sull’esigenza di riportare il futuro dentro l’agenda pubblica.

“Il debito climatico e il debito pubblico che lasciamo in eredità ai più giovani vengono decisi oggi, quasi sempre senza di loro”, ha sottolineato Sergio Costa, vicepresidente della Camera. Per Costa, l’assemblea può portare nelle istituzioni “lo sguardo di chi dovrà convivere più a lungo con le conseguenze delle nostre scelte” e tradurre il confronto tra scienza e partecipazione civica in proposte da sottoporre al Parlamento.

Il progetto si inserisce in un percorso istituzionale già avviato. “La riforma del 2022 degli articoli 9 e 41 della Costituzione e la Valutazione di impatto generazionale, introdotta nel 2025, hanno segnato un cambio di passo”, ha ricordato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS. Ma l’obiettivo, ha aggiunto, è andare oltre: “Dare più voce alle nuove generazioni e portare stabilmente il lungo periodo nelle scelte del Paese”. Fino a immaginare, nel tempo, che l’Assemblea possa diventare “una nuova istituzione”.

Il tema è particolarmente rilevante in una fase nella quale la politica tende fisiologicamente a concentrarsi sul presente. Elena Cattaneo, senatrice a vita e mentor della Costituente, ha parlato della necessità di costruire “l’Italia che vogliamo nel 2050”, avvertendo che bisogna farlo “anche in un anno elettorale dove il consenso a breve termine sembra travolgere ogni prospettiva politica di ampio respiro”.

Il confronto alla Camera ha coinvolto esponenti di schieramenti diversi. Chiara Braga, per il Pd, ha richiamato la necessità di “superare la logica dell’emergenza” e di rimettere al centro i giovani. Elena Boschi, di Italia Viva, ha definito quella che ha chiamato la “dittatura dell’istante” uno dei problemi della politica contemporanea, sottolineando il valore di una “direzione comune” anche per orientare le scelte delle nuove generazioni.

Da Forza Italia, Enrico Costa ha evidenziato la responsabilità della politica quando manca “uno sguardo organico al futuro”, mentre Matteo Richetti, di Azione, ha posto l’accento sulla necessità che l’Assemblea diventi “uno spazio di proposta e confronto concreto, capace di incidere sulla società” e non soltanto un esercizio di retorica. Anche Luana Zanella, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha definito il progetto “politica, nel senso più vero”.

Il dato forse più significativo, dunque, non è soltanto la nascita di un nuovo organismo. È il tentativo di costruire un luogo nel quale la politica possa misurarsi con una domanda che raramente trova spazio nell’agenda quotidiana: che Paese vogliamo essere tra venti o trent’anni? La sfida dell’ANF sarà trasformare questa domanda in metodo, partecipazione e proposte concrete.

E verificare se il lungo periodo possa tornare a essere, oltre gli slogan, una categoria della politica italiana.

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