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Oltre 3,5 milioni di iscritti su YouTube, più di 350 milioni di visualizzazioni, oltre 3 milioni di follower su Facebook: questi sono i numeri di Robert Barron, vescovo di Winona-Rochester, in Minnesota, e fondatore di Word on Fire, realtà no profit nata nel 2000 a sostegno della sua attività di evangelizzazione. Lo chiamano, non a caso, il “vescovo dei social media” o il “vescovo di Internet”. È uno tra i più interessanti attori della comunicazione, non solo religiosa, nell’era digitale.
È significativo che nel suo recente viaggio a Roma, culminato nell’udienza privata con Leone XIV, e in particolare nell’omelia per l’ordinazione diaconale di 18 seminaristi del Pontificio Collegio Nordamericano nella Basilica di San Pietro, abbia indicato richiamato Fulton Sheen. Quest’ultimo, beatificato il 24 settembre a Saint Louis, negli anni Cinquanta portò il Vangelo in prima serata, con una lavagna e trenta milioni di spettatori, e prima ancora era stato una voce della radio. C’è una linea di continuità: la medesima ambizione di parlare a tutti, l’utilizzo dei mezzi del proprio tempo, la stessa convinzione che la fede possa reggere il confronto con la cultura di massa. Ma Barron ha tratto dal beato Sheen soprattutto una gerarchia: ai nuovi diaconi ha ricordato che predicare non significa offrire le proprie opinioni su cultura o politica, perché “la predicazione autentica avviene quando permetti a Gesù di usarti”.
Mons. Barron ha raggiunto la notorietà, negli Stati Uniti, oltre dieci anni fa con la serie televisiva Catholicism e con video regolari su YouTube che mettono in dialogo cultura popolare, fede e dottrina. Tutto era cominciato nel 2007 con un primo video dedicato a un film di gangster, The Departed di Martin Scorsese. Già prima aveva iniziato a scrivere, circa venticinque anni fa, come critico di quello che in uno dei suoi primi articoli chiamò “cattolicesimo beige”. Illuminante, in proposito, è il suo libro-intervista con John Allen Jr., To Light a Fire on the Earth (2017), dove la diagnosi si fa netta.
Se l’arcivescovo Sheen entrava nei salotti americani attraverso la televisione, Barron ha costruito la propria autorevolezza usando YouTube e Reddit per raggiungere i giovani cattolici e i “religiosamente non affiliati”. In proposito, va chiarito che, dopo il Papa, non è il cattolico più seguito al mondo: la sua forza sta piuttosto nella “qualità” del pubblico raggiunto, in primis giovani in ricerca al pari dei “lontani”. Il cuore del suo metodo è il dialogo. Ha illustrato, in un’intervista, il suo approccio con gli atei: riconoscere quando l’altro ha ragione. Con questo spirito è andato due volte su Reddit per un Ask Me Anything, presentandosi semplicemente come un vescovo cattolico a cui piace parlare con atei e non credenti. Molte sono le esperienze pubbliche di queste conversazioni che si potrebbero menzionare, tra cui il format di interviste Bishop Barron Presents, che ospita personalità molto diverse tra loro, e gli incontri presso le sedi di aziende quali Facebook, Google e Amazon, da cui è nato il libro Arguing Religion. In nessuna di queste, e di tante altre, occasioni è venuta meno la sua identità, nonostante, anzi proprio grazie a tale apertura. Nei commenti a film, romanzi e canzoni continua a mostrare i “semi del Verbo”. Word on Fire offre quotidianamente materiali e raccoglie oltre dieci anni di podcast settimanali, a significare l’esistenza di una vera e propria struttura editoriale e produttiva, anche di contenuti formativi.
Certamente, non può considerarsi un acritico sostenitore del digitale e dei social network. Ne ha denunciato i danni, inclusi i toni con cui gli stessi cattolici si confrontano in queste piattaforme. Per dare a tale lavoro un futuro che vada oltre la sua persona, lo scorso anno Word on Fire ha annunciato l’intenzione del vescovo di fondare un ordine di sacerdoti per proseguire e ampliare l’evangelizzazione nei mondi digitale e social.
Il vescovo Barron ha sin qui testimoniato che “comunicare non è catturare l’attenzione, e neanche venderla, ma custodirla come risorsa preziosa di relazione”, per richiamare le parole con cui il Dicastero per la Comunicazione ha presentato il tema scelto da Leone XIV per la 61ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “Uno sguardo nuovo: prestare attenzione nell’era del clickbait”. La sfida che consegna a chi comunica, dentro e fuori la Chiesa, è parlare a chi non ascolta già, senza alzare la voce e senza abbassare l’asticella. Dal momento che l’attenzione, ricorda la stessa nota vaticana, viene da ad-tendere: “protendersi verso l’altro e verso il vero”.

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