Da Youtube al cinema, l’horror Backrooms è il primo rivoluzionario film dello youtuber 20enne kane Parsons e fa parecchia paura

54 minute_ago 2
ARTICLE AD BOX

Backrooms rischia di diventare un nuovo The Blair Witch Project. Ad ogni generazione il suo horror di riferimento e di svolta. E il film del 20enne youtuber Kane Parsons sembra essere il candidato ideale per la generazione Z. Film dell’orrore ambiguamente concettuale che espande le microtracce omonime disseminate su Youtube da un ancora minorenne Parsons, Backrooms è un esempio non tanto rivoluzionario dal punto di vista della creazione dello spavento o del salto sulla sedia (paura fa comunque paura, per capirci), e ancor meno del valore politico di un’opera (basti pensare alla cesura dell’horror dei Romero&Co. di fine sessanta); quanto della ricostruzione di un universo mentale digitalizzato (generiche e labirintiche stanze vuote, o quasi, illuminate a neon e inzuppate nella sinistra presenza di uno slender man) che si trasferisce con tutte le sue intrinseche paranoiche ansie e idiosincrasie dal piccolo schermo del pc/smartphone a quello grande di una sala cinematografica.

Primi anni novanta, Clark (Chiwetel Ejiofor) è un architetto fallito, divorziato, semialcolizzato che per sopravvivere vende divani, letti e poltrone a basso prezzo in un inutilmente vasto salone. L’uomo va in analisi dall’apparente gentile psicologa Mary (Renate Reinsve), a sua volta tormentata e intristita da inquietanti ricordi d’infanzia. Clark, costretto a dormire in uno dei letti che vende, scopre che nello spazio espositivo al piano interrato del salone si può attraversare un muro e finire in un infinito “retrobottega” fatto di corridoi, stanze, bagni, spazi ampi e dilatati senza finestre e senza un’apparente uscita. Andarlo a spiegare a Mary fa più danno che utile. A Clark non resterà che convogliare la sua aiutante, con fidanzato dotato di microcamera vhs, nell’esplorazione del labirinto invisibile ai più che si dipanerebbe nei sotterranei del salone. Quando il terzetto di Clark non darà più notizie di sé, sarà Mary ad introdursi là sotto per scoprire il segreto di quel luogo. Giocato su evidenti parentesi narrativo-spaziali che si riaprono di continuo come fossero livelli di un videogame, Bakcrooms è una asettica sciarada percettiva, finemente sconvolgente, sfuggente come un racconto borgesiano, su come il moribondo cinema, dopo gli impressionanti corridoi di Shining, gli sberleffi lynchiani e le impalpabili congetture fisico quantistiche dei film di Nolan, possa ancora esplorare angoli bui dell’inconscio collettivo partendo dalla vertigine di un’ambientazione sui generis, terrorizzante ed irrealistica. Là dove la serialità horror recente spinge sulla connotazione attoriale, in Backrooms c’è invece un lavoro certosino, oculato e significante a livello scenografico (Danny Vermette) nonché nella sua sintesi perfetta in CGI da osservare in una sorta di tremante e perenne soggettiva.

Del resto, il richiamo a The Blair Witch Project non è casuale. Anche qui il film inizia con il ritrovamento di un breve video in vhs (che riprende alla lontana una delle pillole di Parsons su Youtube) per farci capire il pericolo che verrà. E se nel film di Myrick e Sanchez del 1999 il web agli albori venne utilizzato come esca per una misteriosa traccia di cronaca inventata, spacciata per vera, e poi sviluppata nei dettagli nel film; in Backrooms tanto, forse tutto, era già stato consumato e seguito nella sua ambiguità vero/falso su Youtube, ma Parsons riesce a trascinare quell’attesa ipnotica (parliamo di decine di milioni di follower) verso una reiterazione continuamente ampliata (ci saranno dei sequel, per dire) in questi anonimi ma immensamente familiari corridoi giallognoli. In questo il giovanotto californiano, che è andato a contrattare accordi commerciali con la A24 (ancora loro, fenomeni) con i genitori in quanto all’epoca minorenne, sembra molto più contare sul patto di fiducia personale (autoriale?) che ricorda la fidelizzazione cieca dei fan con David Lynch. Ejiofor e Reinsve prestano corpo, occhi sgranati e una certa distintiva fierezza eroica, come se l’horror fosse il loro pane quotidiano da sempre.

L'articolo Da Youtube al cinema, l’horror Backrooms è il primo rivoluzionario film dello youtuber 20enne kane Parsons e fa parecchia paura proviene da Il Fatto Quotidiano.

read-entire-article