ARTICLE AD BOX
Una festa sui mercati, da Milano a Wall Street. Il risultato delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti, decisamente sfavorevole per Donald Trump, ha acceso i listini di mezzo mondo, impattando anche su titoli di Stato e materie prime.
La borsa di Milano, tanto per cominciare, che nel corso della giornata ha accelerato ulteriormente i progressi, alla testa delle altre Borse europee insieme a Madrid. Intorno a metà mattinata Piazza Affari viaggiava già oltre il 2%, per poi portarsi oltre tale soglia fin dal primo pomeriggio, per chiudere al rush finale al 2,2%. In deciso rialzo per tutta la mattinata anche il Dax a Francoforte (+1,38%), il Ftse 100 a Londra (+1%), il Cac 40 a Parigi (+1,4%), l’Ibex 35 a Madrid (+2,56%). E anche sul fronte dei titoli di Stato non sono mancati gli effetti del voto di oltre Atlantico, con lo spread tra i rendimenti di Btp e Bund decennali, che intorno alla tarda mattinata viaggiava in area 109 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 4,41% e quello dell’omologo tedesco al 3,32%. Mentre la grande attesa, Wall Street, ha aperto in grande spolvero, a +1,2%.
Allargando lo sguardo, corre l’oro dopo l’esito delle midterm, con gli investitori che prendono le distanze dagli asset rischiosi e si riparano nel bene rifugio per eccellenza (+2,6% a 4.007 dollari l’oncia). Deboli, invece, le criptovalute, che rischiano di dover fare i conti con una legislazione meno favorevole e il maggiore scetticismo del campo democratico. Il Bitcoin, dopo aver perso fino al 2,8% a 75.600 dollari, si è portato poco sotto la parità a 77.700 dollari. Avanzano invece i Treasury, i titoli di Stato americani, i cui rendimenti hanno subito ceduto quasi 3 punti base, al 4,93%, sull’aspettativa che lo stallo tra Congresso e presidenza freni l’espansione dell’enorme debito pubblico americano.
Poi la parola è passata dai listini agli analisti. Per gli esperti di Equita, per esempio, il voto è un cleaner event vale a dire volatilità nel breve, ma traiettoria nel medio positiva confermata. Il controllo democratico del Congresso dovrebbe infatti limitare nuove misure espansive, riducendo il deficit atteso e il premio a termine sui Treasury, mentre aumenta la tutela dell’indipendenza della Fed e cala il rischio di escalation sui dazi. Per Allianz Global Investors, invece, la conquista democratica “porterà più scontro politico che cambiamenti di sostanza”: i democratici restano sotto le soglie per superare l’ostruzionismo al Senato e aggirare il veto di Trump, ma potranno frenare l’amministrazione tramite audizioni, nomine e finanziamenti.
Senza sostegno bipartisan, osserva Vontobel, un’ulteriore espansione fiscale è meno probabile, ma la Casa Bianca potrebbe ricorrere di più ai poteri esecutivi su dazi, sanzioni e politica estera, e una linea più dura verso l’Iran è un rischio concreto per petrolio e inflazione. Primo banco di prova la scadenza dei finanziamenti federali dell’11 dicembre: per Allianz il rischio di shutdown resta alto, perché i Democratici potrebbero rinviare i negoziati di bilancio al nuovo Congresso, in carica dal 3 gennaio. E attenzione all’Intelligenza Artificiale, forse il tema più sensibile per Wall Street. I data center sono stati centrali in campagna elettorale, ricorda Ing, con i democratici su una linea più rigorosa: dato che una parte significativa della crescita Usa dipende dal boom dell’IA, politiche più restrittive potrebbero diventare un freno.

58 minute_ago
1



English (US) ·