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Il Venezuela è un paese bellissimo ma disgraziato, ricchissimo ma disperato.
Questo terremoto distruttivo rende la certezza che il Venezuela non sia neanche più per il mondo occidentale un’emergenza. Gli Stati Uniti che hanno realizzato il colpo di Stato rapendo il dittatore Maduro ma allineando nel circuito politico tutta la filiera corrotta e indecente che ha sgovernato il Paese negli ultimi vent’anni, non hanno altro interesse che la gestione dei ricchi insediamenti petroliferi. Da Washington infatti sono stati deliberati solo pochi spiccioli per una popolazione che avrebbe avuto enorme bisogno di un sostegno operativo largo e possente.
Se gli Usa sono stati quasi silenti, immaginando come contributo essenziale soltanto la rimozione delle ultime sanzioni commerciali e un contributo in dollari di poche decine di milioni, Russia e Cina, che sono stati i tutori del Venezuela al tempo di Chavez non paiono interessate a muovere un dito. Cuba, l’amico che offrì a Maduro il sostegno sanitario, mandando i suoi medici negli ospedali di Caracas, non è in condizione di aiutare più nessuno. E’ una nazione allo stremo economico.
E così il Venezuela, terra che conosce enormi giacimenti di petrolio, e ha un sottosuolo ricco di metalli preziosi, dunque dorme su una terra così carica di doni ma purtroppo anche di energia distruttiva, conta i suoi morti attraverso numeri approssimati, ballerini. Sarebbero cinquantamila i dispersi e nel conteggio disgraziato di ogni post sisma almeno il trenta per cento di chi è dichiarato disperso si ritrova nei giorni a venire esanime sotto le macerie.
In questo enorme cimitero l’Italia, tra i paesi europei, sarà chiamata a dare qualche riparo all’enorme presenza di connazionali che vivono questa grande difficoltà. La presidente del Consiglio, all’inizio del suo mandato, spiegò che avrebbe preferito nelle case degli italiani badanti venezuelane, e nelle campagne contadini di quella terra. Propose una immigrazione di ritorno. Meno Africa e più Sudamerica. Forse adesso, spinta dalle contingenze (il terremoto di là, Vannacci di qua) riproporrà l’idea di richiamare in Patria “i patrioti” partiti quel dì.
L'articolo Da Caracas i nuovi immigrati? Il terremoto e la scelta patriottica di Meloni proviene da Il Fatto Quotidiano.




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