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Gli Stati Uniti hanno compiuto un nuovo passo nella competizione strategica con la Cina inserendo numerosi colossi tecnologici cinesi nella lista delle aziende considerate collegate all’apparato militare di Pechino. Con l’ultimo aggiornamento, nella cosiddetta “1260H list” del Department of Defense sono stati inclusi nomi di primo piano del panorama cinese come Alibaba, Baidu, Byd e Nio; accanto a loro, nella lista hanno trovato spazio anche i produttori di memorie Cxmt e Ymtc, la società di robotica Unitree, l’azienda di sensori per veicoli autonomi RoboSense e il gruppo biotech WuXi AppTec. Sebbene l’inclusione nella lista non comporti da subito l’imposizione immediata di sanzioni, la misura avrà comunque conseguenze concrete per le società interessate. A partire da questo mese, infatti, il Pentagono non potrà stipulare contratti diretti con le aziende designate, mentre dal 2027 sarà vietato acquistare i loro prodotti e servizi anche tramite intermediari.
La decisione arriva poche settimane dopo l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping e rappresenta un chiaro segnale della volontà di Washington di mantenere alta la pressione su Pechino, nonostante la temporanea tregua commerciale. Il nuovo elenco ricalca sostanzialmente una versione pubblicata e poi rapidamente ritirata dal Pentagono nel febbraio scorso, con l’aggiunta dei produttori di memorie Cxmt e Ymtc, la cui esclusione aveva suscitato critiche da parte dei falchi anti-cinesi del Congresso. Secondo il Dipartimento della Difesa, le aziende inserite nella lista soddisfano i criteri previsti dalla legge statunitense per essere considerate “Chinese military companies”, pur mantenendo attività o interessi negli Usa.
Particolarmente significativa è la presenza di Byd e Baidu, poiché la loro inclusione riflette una visione sempre più ampia della sicurezza nazionale americana, che considera strategici settori come mobilità elettrica, cloud computing, semiconduttori, robotica e IA. Anche l’inserimento di Unitree, azienda nota per i suoi robot quadrupedi e umanoidi, evidenzia come Washington guardi con crescente attenzione alle tecnologie dual-use, capaci di trovare applicazione sia in ambito civile sia militare.
Le aziende coinvolte hanno respinto con decisione le accuse. Alibaba ha sostenuto che non esiste alcun fondamento per la sua designazione e ha annunciato che utilizzerà tutti gli strumenti legali disponibili per contestarla. Baidu ha definito “del tutto infondata” l’ipotesi di essere una società militare, mentre WuXi AppTec ha parlato di una classificazione errata e ha promesso di agire per correggerla. Anche l’ambasciata cinese a Washington ha criticato la decisione, accusando gli Stati Uniti di utilizzare liste discriminatorie contro le imprese cinesi e chiedendo un ambiente commerciale più equo e non discriminatorio.
La mossa conferma lo spostamento della competizione tra Stati Uniti e Cina dall’ambito più strettamente commerciale auna sfida sistemica per il controllo delle tecnologie del XXI secolo, dall’IA ai veicoli elettrici e dai semiconduttori alla robotica avanzata. In questo quadro, l’aggiornamento della lista del Pentagono rappresenta un ulteriore tassello della strategia americana volta a limitare l’influenza tecnologica cinese e a rafforzare la propria sicurezza economica e industriale.

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