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Nel caso che la trasformò in un bersaglio politico, Iolanda Apostolico prese la decisione giusta. E la sua imparzialità non è stata intaccata dall’aver partecipato cinque anni prima a una manifestazione pro-migranti. Dopo un dibattito durato oltre due ore e mezza, il Consiglio superiore della magistratura ha messo un punto alla travagliata vicenda dell’ex giudice di Catania, linciata dal centrodestra per aver disapplicato il decreto Cutro – in quanto contrario al diritto europeo – liberando quattro richiedenti asilo trattenuti nel centro di permanenza di Pozzallo. Era l’autunno del 2023, e da allora Apostolico ha cambiato vita: si è dimessa dalla magistratura e a quanto pare ora gestisce un agriturismo. Mercoledì però il plenum del Csm le ha riconosciuto retroattivamente la settima e ultima valutazione positiva di professionalità, lo scatto di carriera e di stipendio previsto ogni quattro anni, approvando la proposta della Quarta Commissione con venti voti a favore, sei contrari e cinque astensioni. A opporsi alla decisione i consiglieri “laici” eletti dal Parlamento in quota maggioranza: Felice Giuffré, Isabella Bertolini, Daniele Bianchini e Daniele Porena per FdI, Claudia Eccher per la Lega, Enrico Aimi per Forza Italia. Astenuti, invece, cinque dei sette togati di Magistratura indipendente, la corrente conservatrice delle toghe.
La proposta di delibera (relatore il togato Roberto D’Auria) sottolineava come la decisione di Apostolico fosse ineccepibile in diritto, tanto che lo stesso governo rinunciò a impugnarla. Il dibattito però si è concentrato sul video, tirato fuori da Matteo Salvini, che mostrava la giudice a un presidio al porto di Catania, nell’estate 2018, per chiedere lo sbarco dei profughi bloccati sulla nave Diciotti dallo stesso Salvini (allora ministro dell’Interno). Secondo i laici di centrodestra, quella vicenda è idonea a incidere sui “pre-requisiti” di indipendenza, imparzialità ed equilibrio necessari per esercitare la funzione giudiziaria, e quindi lo scatto di carriera non andava concesso: “Un giudizio positivo rischia di trasmettere un messaggio di irrilevanza di condotte che incidono sulla credibilità della magistratura“, ha detto il consigliere Aimi, ex senatore di Forza Italia. Mentre il meloniano Giuffré ha condannato la presenza a una “manifestazione di parte“, con “una contrapposizione frontale tra i manifestanti e le forze dell’ordine”: “Un magistrato deve rappresentare anche i cittadini che si rispecchiano in un modello culturale diverso. Per questo la condotta della dottoressa Apostolico è il paradigma di ciò che il magistrato non dev’essere“, ha accusato.
Del tutto opposta la posizione dei togati progressisti: “La solidarietà non è ideologia, è un valore universale“, ha affermato Marcello Basilico del gruppo di Area. “C’è chi ritiene che l’imparzialità possa essere inficiata dalla partecipazione a una manifestazione, io invece penso che a rendere il magistrato poco credibile sia il rapporto sotterraneo col potere. Abbiamo avuto magistrati che frequentavano faccendieri iscritti alla P2 o ottenevano benefici economici da imprenditori, e di questo una parte della magistratura e della politica non hanno mai voluto occuparsi”, ha aggiunto. “Non si può dire che si fa politica se dai una decisione difforme alle aspettative del governo, tanto da suscitare il “basimento” della presidente del Consiglio, e non la fai se ti conformi a queste aspettative. Sulla stessa linea l’indipendente Roberto Fontana: “Non vorrei che il concetto di imparzialità fosse declinato in rapporto con le aspettative della maggioranza. Tutte le manifestazioni sono di parte, perché esprimono una presa di posizione”, ma quella di Catania, “era una manifestazione trasparente”, mentre “il problema vero è il rapporto privilegiato dei magistrati con settori della politica, che passa attraverso gli incarichi fuori ruolo”.
A favore di Apostolico ha votato anche il gruppo di UniCost: “Io nel 2018 lavoravo a Catania e a quella manifestazione non sono andato”, ha esordito nel suo intervento il consigliere Marco Bisogni. Ma il blocco della Diciotti, ha riconosciuto, “causò un movimento di coscienza straordinario, e non mi sento di stigmatizzare la posizione di chi ha partecipato, pur non condividendola”. Bisogni ha spostato l’attenzione sul tema delle porte girevoli tra magistratura e politica: Accettiamo in maniera serena che ex sindaci ed ex parlamentari, schierati politicamente in modo molto più netto della collega Apostolico, facciano i magistrati. Se dobbiamo parlare di un modello di magistrato, iniziamo da chi toglie la toga, entra in politica e poi la rimette. Questo argomento non può valere solo se il magistrato prende una decisione che non piace a una parte”, incalza. Un tasto su cui batte anche Mimma Miele di Magistratura democratica: “Stiamo discutendo dell’apparenza di imparzialità di un magistrato che ha partecipato a una manifestazione umanitaria. Non ci preoccupiamo, invece, dell’imparzialità di chi si candida alle elezioni, viene eletto con una determinata casacca, e poi torna tranquillamente a ricoprire funzioni giurisdizionali. Questo problema non ce lo vogliamo porre, ma è il vulnus più grave rispetto alla separazione tra politica e magistratura”.
L'articolo Csm, ok allo scatto di carriera dell’ex giudice Apostolico. Ma la destra vota contro: “Sui migranti non fu imparziale” proviene da Il Fatto Quotidiano.






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