Crosetto incontra Hegseth al Pentagono. Spese militari, Nato 3.0 e Hormuz tra i temi

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Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è volato a Washington dove ha incontrato al Pentagono il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth. Il colloquio ha ribadito la centralità dell’Alleanza Atlantica per l’Italia e ha confermato la solidità dei rapporti Italia-Usa. Al centro della discussione i principali dossier sulla sicurezza, dalle spese militari al possibile contributo italiano a seguito dell’accordo tra Stati Uniti e Iran. Ad apertura del bilaterale, lo stesso Crosetto ha tracciato la linea di Roma: “Un’Europa forte è necessaria perché la Nato sia più forte e possa occuparsi del mondo”.

Il disgelo dopo Sigonella e il riconoscimento a Meloni

L’incontro al Pentagono arriva al termine di settimane complicate per i rapporti italo-americani. Il caso Sigonella, con il diniego italiano all’uso della base siciliana per i bombardieri Usa impiegati nelle operazioni contro l’Iran, aveva aperto una frizione che si era poi sommata alle esitazioni italiane sulle spese militari. Proprio per questo il bilaterale di oggi va letto come parte di un più ampio lavoro di ricucitura, che in queste stesse ore vede impegnati anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, attesa per un bilaterale con Trump, e il vicepremier Antonio Tajani, in contatto con il segretario di Stato Marco Rubio. Una sequenza di appuntamenti che arriva peraltro a poche ore dall’annuncio della firma dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, previsto venerdì 19 giugno in Svizzera, con la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Da parte americana, Hegseth ha riconosciuto che “il crescente ruolo di leadership dell’Italia nella difesa europea è dovuto in gran parte all’impegno del primo ministro”, aggiungendo un ringraziamento per “il sostegno costante che il vostro governo e il popolo italiano dimostrano nell’ospitare le forze statunitensi in Italia, nell’ambito di una partnership di lunga data”. 

Crosetto: “Nessuna alternativa al rapporto Atlantico”

Sul fronte italiano, Crosetto non ha lasciato margini di ambiguità: “Non c’è alternativa al rapporto Atlantico, il nostro ruolo sarà sempre al fianco degli Stati Uniti”. Una dichiarazione che si accompagna a un ringraziamento esplicito a Washington “per aver spinto l’Europa a prendere sulle sue spalle il peso della difesa”. È sul concetto di “Nato 3.0” che si gioca però la partita di fondo. “Per costruire la Nato 3.0 gli alleati europei, inclusa l’Italia, devono fare di più”, ha detto Hegseth, aggiungendo che la spesa del 5% del Pil per la Difesa deve costituire il “benchmark” per i Paesi dell’Alleanza. Una formula che riecheggia quanto già emerso nelle settimane scorse dal vertice dei ministri degli Esteri Nato a Helsingborg, dove Rubio aveva insistito sulla necessità che l’Alleanza si impegni “senza ambiguità” per rafforzare la base industriale della difesa transatlantica e trasformare gli impegni di spesa in capacità reali.

I dossier discussi

Tra i temi oggetto dell’incontro, l’impegno italiano sulle spese per la difesa, con Roma che porterà ad Ankara l’annuncio di un aumento al 2,8% del Pil (ma ancora lontano dal 5% richiesto dagli Stati Uniti) e la questione delle basi americane sul territorio nazionale, su cui non sono previste novità sostanziali ma piuttosto un chiarimento dei rapporti dopo il caso Sigonella. Al colloquio si è anche discusso dell’eventuale adesione dell’Italia al Purl, il meccanismo per l’acquisto di sistemi di difesa Usa da destinare a Kyiv, e della possibile partecipazione italiana con navi cacciamine a una futura missione per la sicurezza nello Stretto di Hormuz. Su quest’ultimo punto, Crosetto ha ribadito a Hegseth che l’Italia ha già messo a disposizione due unità della Marina, il Rimini e il Gaeta, che attualmente si trovano al largo del porto di Djibouti.

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