Crisi del latte: la zootecnia trentina al centro del confronto in III Commissione

2 month_ago 32
ARTICLE AD BOX

​Giornata intensa di audizioni per la terza Commissione, presieduta da Vanessa Masè (La Civica). Al centro della seduta, richiesta dal consigliere Roberto Stanchina (Campobase), la situazione della zootecnia di montagna, affrontata proprio nel giorno dell’annuncio dell’accordo tra Latte Trento e Concast.

Nel corso della mattinata sono intervenuti l’assessore Giulia Zanotelli e i rappresentanti della Federazione provinciale allevatori, di Coldiretti, di Latte Trento e della Federazione trentina della Cooperazione, in un confronto dedicato alle criticità e alle prospettive del comparto.

La PAT: Zootecnia settore strategico su cui si sta lavorando da anni

L’assessore Giulia Zanotelli ha aperto il suo intervento richiamando l’intesa tra Latte Trento e Concast, esprimendo soddisfazione per un risultato che, ha sottolineato, “non si esaurisce oggi ma proseguirà nei prossimi mesi”. Zanotelli ha quindi evidenziato il lavoro avviato sul Tavolo zootecnia, che coinvolge soggetti come Fondazione Edmund Mach, Cooperfidi e la Federazione delle Cooperative, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze del comparto. Infine, ha richiamato l’importanza dello strumento degli IST Latte, definendolo un supporto utile nelle fasi di turbolenza dei mercati, e ha annunciato l’intenzione di sviluppare ulteriori strumenti, nel rispetto del quadro normativo europeo.

Il consigliere Roberto Stanchina (Campobase) ha evidenziato la necessità di chiarire il percorso che ha portato all’accordo tra Latte Trento e Concast, definito un passaggio importante, chiedendo al contempo di approfondire le prospettive di un comparto segnato da fasi alterne.  Michela Calzà (Pd) ha richiamato le preoccupazioni alla base della convocazione della Commissione, sottolineando le difficoltà della zootecnia di montagna e il tema del prezzo del latte, ritenuto insufficiente a rappresentare il reale valore del settore. La presidente Vanessa Masè ha chiesto un aggiornamento sulle azioni messe in campo, mentre Lucia Coppola (AVS) ha sollecitato chiarimenti sulla gestione delle eccedenze e sulle possibili ricadute sugli allevamenti, temendo in particolare per il destino degli animali.

Il dirigente Andrea Merz ha chiarito che le scelte produttive competono alle aziende: la riduzione della produzione non comporta macellazioni, ma un naturale ricambio degli animali, definito un adattamento fisiologico dopo anni di crescita del settore. La Provincia autonoma di Trento ha rafforzato le politiche sul benessere animale, introducendo l’obbligo della certificazione SQNBA, e si è attivata a livello nazionale per sostenere la zootecnia di montagna. Tra le principali azioni illustrate: contributi annuali, bandi della programmazione europea 2023-2027 aperti al comparto, il Tavolo sulla Zootecnia con un protocollo condiviso, attività formative della Fondazione Edmund Mach e campagne informative di Trentino Marketing. Sono stati inoltre evidenziati strumenti finanziari come il fondo IST Latte e misure per i giovani imprenditori, con il Trentino ai vertici nazionali per ricambio generazionale, oltre a bandi per facilitare l’accesso ai contributi e all’uscita dell’alpeggio dal regime de minimis.

Federazione provinciale allevatori: chiediamo attenzione trasversale al settore

Il presidente della Federazione Provinciale Allevatori, Giacomo Broch, ha sottolineato la collaborazione con l’assessorato negli ultimi anni e la forte eterogeneità della zootecnia trentina, che spazia dai piccoli caseifici di valle alle realtà produttive più strutturate. Broch ha ribadito la centralità del legame tra allevamento e territorio, evidenziando come la zootecnia rappresenti spesso l’unica forma di agricoltura possibile in molte vallate. Da qui la necessità di puntare sulla valorizzazione delle specificità locali e sulla promozione di un prodotto considerato unico rispetto al resto del mercato. Guardando al futuro, anche alla luce della crisi del latte, ha indicato una scelta strategica: privilegiare qualità e tipicità, rafforzando i canali di prossimità piuttosto che competere esclusivamente su scala globale. Pur riconoscendo il contesto europeo e le regole comuni, Broch ha chiesto una attenzione trasversale per il settore, sottolineando che mantenere viva la zootecnia di montagna significa preservare il territorio e contribuire alla qualità della vita di residenti e turisti. Roberto Stanchina ha richiamato il senso dell’incontro, sottolineando come la zootecnia rappresenti un tema trasversale e strategico anche per la ricettività turistica. Senza la cura del territorio garantita dall’attività agricola, ha avvertito, si rischia di compromettere l’equilibrio complessivo del Trentino, invitando a evitare approcci frammentati o strumentali. La consigliera Michela Calzà ha invece evidenziato il lavoro in corso per rafforzare strumenti mirati alla gestione del settore. Al centro dell’intervento il tema dell’abbandono, che riguarda sia le aziende strutturate sia la zootecnia di montagna. Calzà ha posto l’attenzione sulla necessità di rendere più attrattivi l’alpeggio e le piccole attività in quota, interrogandosi sull’efficacia delle misure a sostegno della filiera e delle iniziative capaci di aumentare il valore del prodotto, con l’obiettivo di contrastare il calo di operatori e rafforzare il comparto ed ha parlato di un approccio ecosistemico. 

In replica il presidente Broch ha parlato di semplificazione. Ha detto di sentirsi abbastanza tranquillo sul ricambio generazionale, poiché vi è l’interesse. “Poche cose, molto chiare è ciò che serve alla zootecnia. Non aiuto generale, ma aiuto a chi si impegna a fare questo lavoro”. Ha parlato delle difficoltà che vivono gli allevatori nelle malghe: “molti lo vivono come un ramo secco. Se riusciamo a mantenere quello che abbiamo è un grande successo”. 

Associazioni di categoria: siamo nella tempesta perfetta

Per l’Associazione Coldiretti del Trentino, sono intervenuti il presidente Gianluca Barbacovi e il direttore Enzo Bottos, mentre per la Confederazione italiana agricoltori, hanno presenziato il presidente Paolo Calovi e il direttore Massimo Tomasi. 

Gianluca Barbacovi ha tracciato un quadro nazionale del settore, evidenziando come alla fase positiva fino a metà 2025 sia seguito un brusco calo, aggravato dalla concorrenza estera – in particolare da Francia e Germania – e dall’aumento dei costi di produzione, dai cereali al carburante, definendo la situazione una “tempesta perfetta”. Per sostenere il comparto ha proposto strumenti incentivanti, come bonus e crediti d’imposta per favorire il consumo di prodotti trentini e tutelare l’occupazione in montagna. Sul piano normativo ha richiamato la Legge sulla montagna 131/2025, sottolineando la necessità di completarne l’attuazione e di garantire che le risorse siano destinate effettivamente ai territori montani.

Paolo Calovi ha parlato del nuovo accordo affinché per i prossimi tre mesi il prezzo del latte non scenda sotto i 40 centesimi al litro, parlando di prodotto estero che arriva a metà del prezzo e ha auspicato che gli industriali rispettino quanto pattuito. Parlando della situazione trentina, ha detto che “territorio e allevatori sono in sinergia. Se non c’è uno, non c’è nemmeno l’altro. E’ importantissimo che allevatori e agricoltori possano continuare a vivere nei nostri territori”. 

La presidente Vanessa Masè ha sollevato il tema della trasparenza sulla “cagliata” importata, chiedendo chiarimenti sulla certificazione per i consumatori. Gianluca Barbacovi ha evidenziato criticità nel sistema di etichettatura, sottolineando come i prodotti lavorati in Italia possano sfuggire a una piena tracciabilità. Roberto Stanchina ha ribadito l’obiettivo della Commissione di favorire un confronto unitario e trasversale, mentre Michela Calzà ha chiesto ulteriori strumenti per valorizzare la filiera lattiero-casearia che possano ricadere a vantaggio anche dei consumatori. Lucia Coppola ha invece evidenziato la scarsa valorizzazione dei prodotti trentini da parte dei fruitori e la necessità di contrastare la concorrenza. In conclusione, l’assessore Giulia Zanotelli ha delineato un quadro complessivamente positivo, pur tra criticità legate al contesto europeo, indicando la necessità di scelte strategiche e richiamando gli investimenti su agriturismo, promozione e valorizzazione delle malghe come leve fondamentali per il settore.

Paolo Calovi ha ribadito la necessità di puntare sulla qualità, richiamando le tensioni recenti tra i consorzi e segnalando un indebolimento della cooperazione. Ha invitato la politica a mantenere un forte legame con il territorio e gli agricoltori, sottolineando l’importanza del lavoro in sinergia. Per Gianluca Barbacovi la priorità è rafforzare il legame tra zootecnia e turismo, intervenendo anche sulla logistica per favorire la presenza dei prodotti locali nelle strutture ricettive. Ha inoltre indicato come centrali redditività e innovazione, soprattutto per attrarre i giovani. Sul fronte dei prezzi, è stato ricordato l’accordo che fissa il latte a 47 centesimi al litro, un livello inferiore ai costi di produzione ma comunque tra i più alti a livello europeo.

Latte Trento: i Trentini ci diano una mano 

Il presidente di Latte Trento, Renato Costa, insieme al direttore Sergio Paoli, ha descritto una fase critica per la filiera, segnata dal crollo dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari, dalla panna al burro, in un contesto europeo caratterizzato da eccesso di produzione. Costa ha evidenziato i costi molto più elevati della produzione in montagna rispetto alla pianura, avvertendo che senza un adeguato riconoscimento del prezzo il sistema rischia di non reggere. A pesare anche la concorrenza estera, con prodotti provenienti da Francia e Germania immessi sul mercato a costi molto bassi.

​Sull’accordo con Concast ha espresso soddisfazione, lanciando però un appello al consumo locale: senza il sostegno dei trentini, ha avvertito, il settore rischia di chiudere. 

La presidente Vanessa Masè ha richiamato l’importanza del ruolo dei consumatori nel sostenere la filiera, mentre Roberto Stanchina ha sottolineato che gli appelli non sono sufficienti, chiedendo politiche più incisive a favore della produzione locale e maggiore attenzione ai giovani. Michela Calzà ha evidenziato le difficoltà legate alla capacità di spesa delle famiglie, interrogandosi sulle cause locali della crisi del latte e sulla possibilità di rafforzare la competitività dei prodotti attraverso la cooperazione.

In replica, Renato Costa ha spiegato che le promozioni nella grande distribuzione, pur condivise con le catene, comportano forti sconti per le aziende, fino al 30%, sostenibili solo nel breve periodo. Ha inoltre sottolineato l’incertezza sui costi di produzione, legati anche all’andamento di materie prime e componenti come il packaging, influenzati dal prezzo del petrolio.

La cooperazione: lavorare insieme per valorizzare il prodotto trentino

Il presidente della Federazione della Cooperazione, Roberto Simoni, ha posto l’accento sull’accordo siglato tra Concast e Latte Trento, definendolo un passaggio strategico costruito con il coinvolgimento della Giunta provinciale e della Federazione stessa. Un’intesa nata dopo tensioni nel settore e oggi considerata un punto di partenza per rafforzare il comparto in un contesto internazionale in rapido cambiamento. Simoni ha evidenziato le difficoltà strutturali della produzione lattiera in montagna, in particolare i costi elevati, ma ha anche sottolineato la solidità del sistema trentino, fondato sull’equilibrio tra produzione di latte e trasformazione casearia. In questo quadro, ha richiamato le performance positive del Trentingrana, le cui quotazioni sono in crescita, consentendo a Concast di chiudere uno dei migliori bilanci degli ultimi anni. Ha inoltre ricordato gli investimenti e l’evoluzione dei processi produttivi nel comparto. Guardando al futuro, Simoni ha ribadito la necessità di rafforzare il posizionamento del Trentingrana sul mercato, avvicinandolo a quello del Parmigiano Reggiano. Un obiettivo raggiungibile, ha sottolineato, solo attraverso una strategia unitaria: l’accordo tra i due poli del lattiero-caseario permetterà infatti una gestione più coordinata delle quote, in un’ottica di sistema. Anche dal presidente della Federazione è arrivato l’invito al consumo dei prodotti trentini. 

Masè ha ricordato la rete che la cooperazione rappresenta, capace di mettere in contatto tutte le realtà che impattano sul mondo della zootecnia e dell’allevamento.  Roberto Stanchina ha ringraziato Roberto Simoni per le parole definite “rassicuranti”, ribadendo il ruolo della cooperazione come elemento di mediazione e coesione della filiera. Ha sottolineato come, accanto a una situazione non emergenziale, esista comunque una crisi reale da affrontare, evidenziando la necessità di politiche capaci di prevenire future criticità e rendere il settore più attrattivo. Tra le priorità, anche un rafforzamento della sinergia con il comparto turistico. La vicepresidente della Commissione, Lucia Coppola, ha richiamato la complessità delle strategie da mettere in campo, escludendo soluzioni univoche e sottolineando l’importanza di una regia condivisa. In questo quadro, ha indicato nella cooperazione un attore centrale, soprattutto per favorire dinamiche di collaborazione e mutuo supporto tra realtà territoriali. La consigliera Michela Calzà ha infine riportato dati aggiornati sulla zootecnia e sulla produzione lattiera in Trentino, evidenziando come la crisi del latte sia ormai conclamata. Pur riconoscendo il valore generato dalla trasformazione, dal Trentingrana ai formaggi di nicchia, ha sollevato interrogativi sulle cause profonde della crisi. Calzà ha inoltre posto l’attenzione sulla necessità di incentivare il consumo di latte trentino, chiedendo se sia possibile attivare misure promozionali o intervenire sui prezzi al consumo per rendere più accessibile il prodotto standard.

Roberto Simoni ha sottolineato la necessità di mantenere in equilibrio il sistema lattiero-caseario, evitando scelte produttive influenzate dalle oscillazioni di breve periodo dei prezzi. Dopo l’impennata del latte alimentare negli ultimi anni, ha spiegato, il settore ha subito un’inversione di tendenza che richiede oggi maggiore programmazione. In questo contesto, ha indicato come strategica la crescita della produzione di Trentingrana, ancora distante dal potenziale massimo, evidenziando come l’accordo con Concast permetta di valorizzare una filiera di nicchia fondata sulla qualità, anche in termini di percezione sul mercato. Simoni ha infine richiamato l’importanza della pianificazione e della tutela del sistema delle malghe e dell’alpeggio, elementi centrali per la salvaguardia del territorio trentino.

Le audizioni riprenderanno nel pomeriggio con il Consorzio dei Caseifici sociali del Trentino (CONCAST), la Casearia Monti Trentini s.p.a. e la Fondazione Edmund Mach.





read-entire-article