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È molto probabile che i soldati e i riservisti israeliani non avranno bisogno di consultare la nuova applicazione Shachpatz quando verranno in Italia. È stato infatti ampiamente documentato dal Fatto che i membri delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) non hanno avuto alcun problema quando in questi ultimi due anni sono venuti a riposare e “decomprimersi” nelle Marche e in Sardegna, addirittura scortati e protetti dalla Digos, caso mai qualcuno avesse protestato per trovarsi sotto l’ombrellone accanto a chi ha ucciso migliaia di bambini gazawi innocenti. Negli altri paesi, dove i loro crimini di guerra non sono tollerati, invece l’app appena lanciata dall’organizzazione non governativa di destra israeliana Shurat HaDin potrebbe rivelarsi dirimente. O, quanto meno, utile. Come si legge sul sito dell’Ong costituita da avvocati dello stato ebraico, un militare in vacanza “potrebbe avere solo pochi minuti per decidere cosa dire” – qualora venisse fermato in aeroporto o dopo essere sceso da un traghetto o in hotel – o “chi chiamare o se una normale richiesta di informazioni si stia potenzialmente trasformando in un problema legale”. Shachpatz è pensata proprio per fornire aiuto in questi momenti, riunendo informazioni di viaggio, contatti di emergenza e accesso all’assistenza legale.
L’idea di creare Shachpatz è scaturita in seguito alle denunce presentate contro i veterani delle IDF all’estero, secondo quanto affermato da Shurat HaDin. L’app raccoglie informazioni legali, avvisi emessi dal Ministero degli Affari Esteri israeliano e dalle IDF, numeri di ambasciata e di emergenza, una checklist di viaggio e informazioni pubblicate dagli utenti su destinazioni specifiche. Alcuni di questi strumenti sono pensati per la pianificazione del viaggio, altri per affrontare, appunto, eventuali problemi dopo l’arrivo, come un interrogatorio e un potenziale arresto.
L’avvocata Nitzana Darshan-Leitner, fondatrice e presidente dell’Ong, per giustificare l’iniziativa ha affermato: “C’è stata una vera e propria caccia alle streghe contro i soldati delle IDF fin dall’inizio della guerra”. Ha poi spiegato che le organizzazioni filo-palestinesi straniere hanno usato le accuse di crimini di guerra contro l’esercito israeliano per preparare denunce contro singoli soldati. Secondo Darshan-Leitner si tratta di accuse false e, a maggior ragione, è stato necessario creare una piattaforma che proteggesse i soldati. “Il pericolo immediato risiede nell’arresto piuttosto che in un processo”, ha sottolineato. A suo avviso, le organizzazioni che presentano queste denunce hanno come obiettivo prioritario l’individuazione dell’identità di un veterano delle IDF fermato in aeroporto per sbandierare il caso, anche se non dovessero esserci altre ripercussioni di carattere legale. Lo slogan dell’app è: “Siamo dietro di voi”. Vi copriamo le spalle.
Gli utenti possono dunque consultare informazioni su una destinazione prima della partenza, inclusi avvisi sui luoghi in cui gli israeliani non sono benvenuti e segnalazioni di luoghi considerati accoglienti. La checklist prende in considerazione anche l’attività dei viaggiatori sui social media, che Darshan-Leitner ha descritto come uno degli strumenti principali per identificare i veterani e tracciare i loro spostamenti. Inoltre l’app offre ai soldati in riposo all’estero una rete di circa 600 avvocati in 17 Paesi, pronti, secondo Shurat HaDin, a intervenire nel caso in cui un israeliano venga fermato o rischi un procedimento giudiziario.
La nascita di Shachpatz è anche la dimostrazione del crescente timore da parte delle istituzioni israeliane che i crimini di guerra e la pulizia etnica nei confronti degli abitanti della Striscia possa avere conseguenze giudiziarie anche sul piano individuale.
L'articolo Crimini a Gaza: ecco “Shachpatz”, la app per i militari israeliani all’estero che vogliono sfuggire agli arresti proviene da Il Fatto Quotidiano.





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