Consiglio provinciale: sì unanime sul lago d’Idro

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Al via stamane la seduta del Consiglio provinciale che proseguirà per tutta la giornata di domani. In apertura è intervenuta la consigliera Eleonora Angeli per comunicare formalmente che dal 12 marzo scorso non fa più parte della Lista Fugatti e aderisce al Gruppo Misto. Il presidente del Consiglio Claudio Soini ha precisato che il regolamento non prevede una comunicazione formale all’aula, cosa che infatti non è avvenuta nemmeno in altre recenti circostanze. I lavori sono quindi proseguiti con l’esame delle proposte di mozione. Respinto in prima battuta il documento di Francesca Parolari sull’aggiornamento dei criteri di valutazione delle disabilità, mentre è stata approvata all’unanimità al termine di un partecipato dibattito la proposta di Voto sulla tutela del lago d’Idro, sottoscritta da Vanessa Masè e da tutti i componenti della Terza Commissione permanente. Il Consiglio provinciale ha poi avviato la discussione sull’informativa chiesta dalle minoranze sulla procedura di rinnovo della concessione dell’A22. Il garante delle Minoranze Francesco Valduga ha annunciato una risoluzione che raccolga riflessioni condivise, da sottoscrivere in maneira tarsversale nell’interesse dei territori.


Mozione 309 (respinta)

Francesca Parolari, Paolo Zanella (Pd)

La mozione della consigliera Parolari, respinta con 20 voti contrari), impegnava la Giunta provinciale ad aggiornare i criteri per valutare le forme di disabilità e uniformare le scale per la misurazione di non autosufficienza e invalidità civile, aggiornandole sulla condizione di bisogno della persona compromessa al fine di far rientrare anche i malati con disturbi psichici fra coloro che ‘non sono in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita così da rendere necessaria un’assistenza continua’, permettendo loro di ricevere i benefici di carattere economico-assistenziale previsti fra i quali l’indennità di accompagnamento. Chiedeva inoltre di uniformare la scala di valutazione della non autosufficienza utilizzata dall’UVM con quelle utilizzate dall’unità operativa di medicina legale dell’APSS per la valutazione dello stato di invalidità civile, al fine di evitare eclatanti e inaccettabili contraddizioni. 

Il parere negativo della Giunta è stato motivato dall’assessore Mario Tonina facendo riferimento a norme nazionali e rimandando alla riforma della disabilità e della non autosufficienza che in Trentino si sta sperimentando dal settembre scorso. In questo momento non è opportuno intervenire con attività specifiche, dal momento che il tema è già all’attenzione di Asuit. Al termine della sperimentazione sarà necessario rivedere l’assetto normativo provinciale, i criteri e i meccanismi di valutazione, alla luce delle nuove modalità definite dalla riforma. La sperimentazione coinvolge sette patologie, ha specificato Tonina: autismo, diabete di tipo 2, sclerosi multipla, cardiopatie, broncopatie, malattie oncologiche e artrite reumatoide. Non è un no per mancata condivisione, dunque, ha concluso Tonina.

Non so quanto questa sperimentazione possa risolvere e incidere, ha replicato Francesca Parolari con rammarico. La consigliera ha rilanciato sul fatto che il Trentino si trova in fondo alle classifiche nell’indennità di accompagnamento, aggiungendo che le sentenze attestano che c’è uno scostamento fra il riconoscimento dei diritti reali della disabilità psichica e fisica e l’evoluzione della giurisprudenza che riconosce la necessità di misurare. 

In dichiarazione di voto è intervenuta la consigliera di Casa autonomia Paola Demagri, che ha annunciato voto di sostegno alla mozione e rivolto un appello ad un’attenzione particolare degli addetti ai lavori facendo verifiche puntuali su fatti concreti. La mozione è stata respinta.


Proposta di Voto n.7 (approvata all’unanimità)

Vanessa Masè (La Civica) e consiglieri della III Commissione permanente

Gestione delle acque del lago d'Idro 

Il documento, firmato da Masè e dai consiglieri della III Commissione permanente e approvato all’unanimità, ricostruisce l’evoluzione normativa, evidenziando come la riduzione delle escursioni del livello dell’acqua abbia prodotto benefici significativi per ecosistema e sviluppo economico locale. Al centro del dibattito vi è il timore che nuove opere di regolazione possano aumentare le escursioni, compromettendo il biotopo di Baitoni e l’equilibrio ambientale. La proposta recepisce le istanze di cittadini e associazioni, che chiedono maggiore tutela ambientale, trasparenza e coinvolgimento delle comunità locali. Il Consiglio sollecita quindi Governo e Parlamento a garantire il rispetto delle norme europee, monitorare gli interventi e valutare eventuali modifiche alla regolazione delle acque. Si propone inoltre una gestione condivisa e sostenibile tra territori, capace di bilanciare interessi ambientali, economici e di sicurezza idraulica. Infine, viene richiesto un confronto strutturato con le comunità locali per assicurare informazione e partecipazione nelle decisioni future.

Michela Calzà (PD) ha sottolineato la portata del tema della gestione dell’uso delle acque, alimentato nei mesi scorsi da numerosi momenti di confronto e di dialogo che hanno permesso di comprendere e approfondire il delicato meccanismo di regolazione delle acque del fiume Chiese. L’opera di regolazione è proprio il principio della contesa e riguarda il Trentino, nella picocla sponda di propria competenza su cui insistono quattro comuni e un patrimonio di biodiversità (Sic). Il lago d’Idro che oggi si attesta ad un livello accettabile, nel corso degli anni ha avuto oscillazioni pesanti che potrebbero riproporsi nel momento in cui intervenisse un’opera di regolazione diversa. Calzà ha espresso pieno sostegno alla proposta di voto confidando che il frutto del lavoro del Consiglio arrivi in Parlamento e rafforzi la mozione approvata qualche mese fa per arrivare ad una ccordo che eprmetta di garantire il livellod le lago.

Lucia Coppola (AvS) ha sottolineato il valore ambientale e naturalistico del lago d’Idro, un lago prealpino di origine glaciale che la Commissione ha avuto modo di visitare nell’ambito di una missione sul posto. Ha ripercorso le motivazioni sostenute dai cittadini (firmatari di una petizione) e i diversi passaggi in Commissione dove sono state aprofonite le ragioni dello scontro sul livello delle acque che potrebbero far perdere al lago il valore di sito di interesse comunitario (Sic), che merita tutta la nostra attenzione quale ambiente particolarmente sensibile. Ben 150 strutture ricettive complessivamente affacciano sul lago e se le spiagge saranno verticalizzate la percezione delle persone rispetto al lago cambierà, con ripercussioni anche a livello turistico, della mobilità e delle vie di comunicazione. Serve una programmazione strategica che si può fare.

Per Roberto Stanchina (Campobase) basta usare il buon senso. C’è una forte tarsversalità su questa tematica che parte da una petizione, ma ha seguito un preciso percorso condiviso. I temi trattati sono variegati, quello ambientale e di salvaguardia della natura, ma parallelarmente anche aspetti economici e turistici che contribuiscono a rendere ricco il territorio. Stanchina ha ringraziato i cittadini che si sono fatti portatori del tema in maniera equilibrata e concreta: da qui deve partire un appello alla regione Lombardia e sul livello nazionale. Senza scontri, ma con uno spirito unitario e propositivo.

Antonella Brunet (Lista Fugatti) ha apprezzato la trasversalità dei pareri in Commissione, tutti a sostegno della necessità del manteniemnto del livello delle acque. Ha dato merito al lavoro di ascolto e allo spirito di dialogo e confronto presso l’organismo che hanno lasciato ai commissari la convinzione della necessità di rivolgere un appello alla regione Lombardia: con questo documento oggi dobbiamo far sentire la nostra voce in maniera unitaria.

Simili le considerazioni del consigliere Daniele Biada (FdI): siamo arrivati a un documento completo e condiviso, uscito da un ascolto ampio e diffuso.

Favorevole alla proposta di voto, si è aggiunto ai commenti dei colleghi l’assessore Mattia Gottardi che ha sottolineato il metodo adottato nell’esame della petizione che ha portato alla trasversalità: questo è uno degli esempi virtuosi di approfondimento e di sensibilità che ha portato alla condivisione delle scelte. 

Nella replica Vanessa Masè ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito a supportare la Commissione nello svolgimento dei lavori e tutti i colleghi per il lavoro corale svolto all’interno dell’organismo che hanno portato ad un’azione concreta e di alto valore politico condivisa unanimemente. Sono intervenute nuovamente ribadendo il valore delle funzioni della Commissione Michela Calzà e Paola Demagri.

La mozione è stata approvata all’unanimità.


Informativa sulla procedura di rinnovo della concessione dell’A22

Il presidente della Giunta Maurizio Fugatti è partito con la ricostruzione della questione A22 e il recente cambio di posizione da parte della Corte di giustizia europea che dice che la prelazione non vale nell’ambito degli appalti. La norma aveva un suo fondamento dunque, che poi è caduto. Ora, legittimamente, ci si chiede cosa fare. C’è un bando in corso gestito dal Ministero sul quale occorre muoversi con la dovuta prudenza: se qualcuno ha partecipato a questo bando e il Ministero volesse fare retromarcia in autotutela si rischierebbero potenzialmente dei ricorsi che comprometterebbero il percorso di una nuova concessione. Si deve anche tenere conto che lo strumento dell’in-house aveva avuto criticità sotto il profilo giuridico e amministrativo. Oggi l’in-house sarebbe di quindici anni, un percorso che rispetto alla volontà e necessità di investire della concessionaria, non sarebbe semplice da percorrere. Altro punto debole dell’in-house quello dell’autonomia decisionale perché la governance era composta da sei rappresentanti (3 di nomina ministeriale  e 3 di nomina territoriale). Certo, l’in-house garantirebbe la presenza territoriale e l’interesse nostro è quello di tutelare i nostri territori e questo è quello che continueremo a fare fino in fondo.

Nessuno ha mai detto che questo è un percorso facile, ha esordito Francesco Valduga (Campobase). Il problema è che poco a poco ci si rendeva conto che una serie di certezze che credevamo di avere costruito venivano meno. Ora servirebbe capire se non convenga provare a reinvertire la rotta condividendo alcune riflessioni come comunità sugli strumenti adottati (sul parternariato publico privato, sul ritorno all’in-house, sul tema ferrovia ecc.) che impegnino il Consiglio a esplorare tutte le opzioni disponibili, Da qui la proposta di una sospensione dei lavori per verificare la possibilità di convergere su una risoluzione condivisa, che impegni il Consiglio con l’obiettivo di tutelare al meglio gli interessi del territorio e dimostrare un’assunzione piena di responsabilità politica.

Alessio Manica (PD) ha denunciato una gestione opaca e discontinua della vicenda, caratterizzata da richiami costanti alla riservatezza, cambi di narrazione nel tempo e una sistematica esclusione dell’aula dal confronto sulle scelte strategiche: una politica isolata e un’evidente asimmetria informativa. Nel merito, ha messo in discussione la scelta di abbandonare il modello in-house, alla luce del venir meno delle principali motivazioni addotte negli anni: il nodo dei privati appare oggi ridimensionato, sia sotto il profilo giuridico sia economico, e risultano esistenti strumenti e precedenti per procedere alla loro liquidazione. La tesi dell’impraticabilità dell’in-house è stata contestata anche alla luce di esperienze recenti come quella dell’Alto Adriatico, sostenuta dal Governo negli stessi anni. Manica ha evidenziato quindi una contraddizione politica: territori che partivano da modelli privati stanno tornando al pubblico, mentre il Trentino rischia di imboccare la strada opposta, esponendosi alle incertezze del mercato e dei contenziosi. Da qui il dubbio che non si sia ancora a un punto di non ritorno e la rivendicazione di una linea coerente: quella di non aver mai condiviso un percorso giudicato rischioso, privo di alternative e intrapreso “senza scialuppa”, pur nella consapevolezza che, a questo punto, resta l’auspicio di salvaguardare l’interesse territoriale.

​Filippo Degasperi (Onda) ha evidenziato una contraddizione di fondo tra la narrazione dei “meriti” rivendicati negli anni e l’attuale affermazione secondo cui “la responsabilità non è di nessuno”. Una discrepanza che solleva interrogativi sulla reale gestione politica della vicenda e sulla coerenza delle scelte compiute. Ha inoltre criticato l’uso selettivo delle modalità di gara e dei principi di concorrenza: invocati quando conviene, ma messi da parte quando si tratta di scelte strategiche come la gestione dell’autostrada. In questo quadro, Degasperi ha sottolineato come sarebbe servito maggiore coraggio politico, in particolare nel perseguire con decisione l’opzione dell’in-house, ritenuta l’unica strada realmente coerente e ha contestato anche l’argomentazione secondo cui tornare indietro sarebbe oggi troppo rischioso, senza però una chiara valutazione dei rischi legati al proseguimento dell’attuale percorso, che potrebbe portare alla perdita del controllo pubblico della A22. Infine, un nodo centrale: l’assenza di chiarezza sul ruolo effettivamente svolto da Provincia e Regione, apparse più spettatrici che protagoniste, e una persistente carenza di informazione istituzionale, con il Consiglio chiamato a discutere di un tema strategico solo su impulso delle minoranze.

Non voglio incolpare nessuno, ma vorrei far sì che questa autostrada rimanga di proprietà pubblica, ha esordito Walter Kaswalder (PATT), richiamando l’attenzione sul valore storico e strategico dell’Autostrada del Brennero, costruita e rilanciata grazie all’impegno dei territori, senza risorse statali, e oggi patrimonio pubblico da tutelare. Da qui la preoccupazione per il rischio concreto di perderne il controllo, non solo sul piano economico ma anche simbolico e politico. Ha sollevato interrogativi puntuali su alcune scelte recenti, in particolare l’uscita da AISCAT, avvenuta proprio in vista della gara, senza che ne siano state chiarite le motivazioni in sede istituzionale. Una decisione che potrebbe aver indebolito la posizione della società rispetto a potenziali concorrenti. Anche il consigliere del Patt ha suggerito di valutare la possibilità di tornare al modello in-house, anche alla luce di recenti pronunce giurisprudenziali che sembrerebbero lasciare margini di revisione. Da qui la richiesta di un approfondimento tecnico e politico per verificare se esistano ancora spazi percorribili, con l’obiettivo di fare tutto il possibile per mantenere l’autostrada sotto controllo pubblico, salvaguardando un’infrastruttura costruita nel tempo dai territori e per i territori.

Il senso dell’informativa era avere più notizie e auspicare che il bando sia a nostro favore, ha esordito Paola Demagri (Casa Autonomia). Le difficoltà ci sono, le abbiamo vissute anche nella gestione delle centrali idroelettriche. Da qui l’appello a fare fronte comune per tutelarci e aggiungere alcune riflessioni condivise.

 Mirko Bisesti (Lega) ha rivendicato la correttezza del metodo adottato dalla Provincia Trento, in particolare la scelta di mantenere un profilo prudente e istituzionalmente rispettoso durante una fase delicata come quella di un bando aperto di rilevanza miliardaria. Ha sottolineato come il silenzio o la cautela non siano segno di inerzia, bensì espressione di rispetto delle regole e della complessità del procedimento, evitando interferenze in un iter soggetto a vincoli stringenti. Viene inoltre ribadito che la scelta del partenariato pubblico-privato non nasce da una preferenza ideologica, ma da un percorso condiviso tra istituzioni e territori, con l’obiettivo di garantire la tutela dell’interesse pubblico. In questo quadro, Bisesti ha confermato la volontà politica delle istituzioni coinvolte di lavorare per mantenere il controllo territoriale sull’infrastruttura, riconoscendo al tempo stesso la complessità delle opzioni in campo e la necessità di agire con equilibrio, responsabilità e coerenza.

​Francesco Valduga ha respinto il processo alle intenzioni che traspare dall’intervento di Bisesti, chiarendo che l’obiettivo della richiesta di informativa non è in alcun modo quella di fare polemica con il Presidente Fugatti, ma piuttosto quello di esprimere la necessità di svolgere un dibattito e di rappresentare l’esigenza di condividere delle riflessioni: questo è l’unico senso della richiesta di informativa e della proposta di risoluzione. Hanno replicato Mirko Bisesti e Antonella Brunet, quest’ultima apprezzando l’ottima comunicazione chiarificatrice del Presidente Fugatti.

Intervenendo sull’ordine dei lavori il presidente Fugatti ha rivendicato che il percorso intrapreso non è stato casuale né subito passivamente, ma è frutto di una scelta politica e istituzionale di cui ci si assume la responsabilità. In sostanza, il lavoro fatto ha costruito un percorso preciso, con tutte le sue conseguenze e proprio per questo la responsabilità delle scelte compiute va riconosciuta e rivendicata.

​I lavori sono stati sospesi per un confronto sulla risoluzione annunciata da Valduga. Si riprende alle 14.30.


In foto: i Consiglieri della III Commissione sul lago d'Idro

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