Con Nereus 2026 l’Ue rafforza la sua presenza marittima nel Mediterraneo

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Irini ha concluso le Focused Operations Nereus 2026, una fase di attività intensificate durata dal 3 al 12 giugno tra il Mediterraneo centrale e il Mar Egeo. Il dispositivo ha riunito unità navali di Italia, Grecia e Romania e assetti aerei provenienti da Lussemburgo, Polonia, Italia e Grecia, sostenuti dalle infrastrutture logistiche messe a disposizione dagli Stati membri partecipanti.

Secondo quanto comunicato dall’operazione, il surge ha consentito di svolgere l’intero spettro delle attività previste dal mandato di Irini in condizioni operative reali, con l’obiettivo di migliorare efficacia, interoperabilità e livello di preparazione delle forze assegnate. Le attività condotte in mare e in volo hanno riguardato in particolare il rafforzamento della Maritime Situational Awareness, il coordinamento tra assetti multinazionali e l’applicazione delle procedure operative comuni.

Nel corso dei dieci giorni, le unità coinvolte hanno inoltre svolto attività addestrative dedicate alla guerra di superficie, alla risposta alle minacce asimmetriche e alla difesa aerea. Una parte della formazione è stata realizzata in cooperazione con il Nato Maritime Interdiction Operational Training Centre (NMIOTC) presso la base navale di Souda, in Grecia.

Per l’operazione, Nereus 2026 rappresenta la dimostrazione della capacità dell’Unione Europea di mantenere una presenza marittima coordinata e continuativa in un’area considerata strategica. Il comandante di IRINI, il contrammiraglio Marco Casapieri, ha definito la missione uno strumento “pronto, credibile e scalabile” per accrescere efficacia, preparazione e interoperabilità delle forze navali europee.

Le attività condotte durante Nereus arrivano in una fase di crescente attivismo operativo della missione. Nelle ultime settimane, infatti, una nave di Irini ha effettuato tre distinti flag verification boarding in alto mare nell’ambito delle attività europee di contrasto alla cosiddetta shadow fleet russa. Dopo gli interventi sulla MV Nelsa dell’11 maggio e sulla MV Oneiroi del 1° giugno, il 7 giugno è stata la volta della MV Sandhya.

Dal punto di vista giuridico si tratta di procedure previste dall’articolo 110 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che consente alle navi militari di esercitare il diritto di visita in presenza di fondati sospetti sulla nazionalità di una nave. L’obiettivo è verificare l’autenticità della bandiera dichiarata quando emergono incongruenze documentali o comportamentali, condividendo successivamente le informazioni raccolte con gli Stati membri e le autorità competenti.

Il significato di queste attività va però oltre il singolo controllo. Nata nel 2020 per contribuire all’attuazione dell’embargo sulle armi verso la Libia, Irini ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione attraverso attività legate alla Maritime Situational Awareness e al monitoraggio di fenomeni che incidono sulla sicurezza marittima regionale. La crescente attenzione verso le reti marittime utilizzate per aggirare i regimi sanzionatori europei si inserisce in questa evoluzione.

I boarding effettuati nelle ultime settimane vengono considerati a Bruxelles uno strumento per aumentare la trasparenza del traffico marittimo e ridurre le aree di opacità che caratterizzano una parte delle attività commerciali nel Mediterraneo. Il problema, nella lettura europea, non riguarda soltanto le singole navi sospettate di utilizzare registrazioni irregolari o identità poco chiare. Riguarda più in generale il rischio che si consolidino zone grigie capaci di erodere progressivamente le regole che governano gli spazi marittimi internazionali.

In questa prospettiva, Nereus 2026 appare meno come una semplice attività di addestramento e più come la verifica della capacità europea di sostenere una presenza marittima continuativa, coordinata e pronta a operare in un ambiente sempre più complesso. La forte enfasi posta dall’operazione su interoperabilità, readiness e capacità di adattamento riflette una missione che sta assumendo un ruolo più ampio rispetto alle sue funzioni originarie.

Anche la geografia dell’operazione contribuisce a spiegare la rilevanza dell’iniziativa. Mediterraneo centrale ed Egeo rappresentano due aree strettamente connesse per la sicurezza europea. Rotte commerciali, infrastrutture energetiche, traffici marittimi e interessi strategici convergono in uno spazio che negli ultimi anni è tornato al centro dell’attenzione delle istituzioni europee.

Da qui l’insistenza sulla costruzione di una “shared maritime security architecture” richiamata nel comunicato finale dell’operazione. L’obiettivo non è soltanto mettere in mare più assetti, ma consolidare procedure comuni, standard condivisi e una cultura operativa in grado di consentire alle marine europee di agire con maggiore integrazione.

Anche la cooperazione con il Nato Maritime Interdiction Operational Training Centre di Souda si inserisce in questa logica. Pur restando distinti i quadri istituzionali di Unione Europea e Alleanza Atlantica, la convergenza sul piano addestrativo e procedurale contribuisce a migliorare la capacità delle forze europee di operare insieme in scenari complessi.

Le dichiarazioni del comandante dell’operazione hanno inoltre posto l’accento sulla necessità di adattarsi a un ambiente marittimo in continua evoluzione. È un messaggio che riflette una convinzione sempre più diffusa nelle istituzioni europee: la sicurezza marittima non può essere garantita esclusivamente attraverso il monitoraggio e la raccolta di informazioni, ma richiede la capacità di tradurre la presenza sul mare in attività operative credibili e visibili.

Per questo motivo, il significato di Nereus 2026 va letto anche oltre i risultati immediati del surge. L’operazione rappresenta un indicatore della traiettoria intrapresa da Irini e, più in generale, della crescente attenzione dell’Unione Europea verso il dominio marittimo come dimensione della propria politica di sicurezza.

La valutazione post-operazione prevista nelle prossime settimane servirà a consolidare le lezioni apprese e a preparare future attività analoghe. Più che nei dieci giorni appena conclusi, la misura del successo di Nereus sarà probabilmente nella capacità di trasformare interoperabilità, presenza e prontezza operativa in uno strumento permanente della proiezione europea nel Mediterraneo.

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