Con il nuovo accordo con la Repubblica Democratica del Congo Med-Or consolida il rapporto con l’Africa

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Nella sede romana della Fondazione, il presidente Marco Minniti e la ministra degli Esteri congolese, Thérèse Kayikwamba Wagner, hanno firmato oggi un Memorandum of Understanding che punta a costruire una cornice stabile di collaborazione tra Med-Or e il governo di Kinshasa. L’intesa prevede la promozione del dialogo strategico, seminari e iniziative congiunte, insieme allo sviluppo di progetti dedicati alla formazione, al capacity building e al rafforzamento delle competenze settoriali.

La firma arriva in una fase particolarmente significativa per le relazioni tra Roma e Kinshasa. Nel marzo scorso la Repubblica Democratica del Congo è entrata, insieme a Gabon, Ruanda e Zambia, nel perimetro del Piano Mattei, che conta oggi 18 Paesi partner e oltre 70 progetti avviati. L’allargamento verso l’Africa centrale segnala anche l’evoluzione di una strategia italiana inizialmente concentrata soprattutto sul Mediterraneo e sul Corno d’Africa.

Nel caso congolese, la dimensione economica è difficile da separare da quella strategica. Con oltre 100 milioni di abitanti e una dotazione mineraria eccezionale, la RDC occupa una posizione centrale nelle catene globali delle materie prime critiche e quindi nella competizione per assicurare gli input necessari alla transizione energetica, alla digitalizzazione e alle nuove industrie tecnologiche. A questo si aggiunge un potenziale agricolo ancora largamente da sviluppare, che rende settori come formazione, infrastrutture e sviluppo delle filiere locali particolarmente rilevanti per qualsiasi partenariato di lungo periodo.

È proprio qui che l’accordo con Med-Or assume una dimensione più ampia rispetto al singolo memorandum. Negli ultimi anni la Fondazione ha progressivamente costruito una rete di relazioni con governi e istituzioni africane nella quale il dialogo politico viene affiancato da programmi di formazione e dalla costruzione di competenze locali.

A febbraio, per esempio, l’inaugurazione a Nairobi della prima sede estera di Med-Or è stata accompagnata da un memorandum con il ministero kenyano delle Miniere, della Blue Economy e degli Affari marittimi. L’accordo riguarda blue economy e pesca e punta esplicitamente a sviluppare innovazione, capacity building e iniziative operative comuni. La sede kenyana è stata concepita dalla Fondazione come un hub dal quale coordinare attività e partnership nel continente.

Pochi mesi dopo, a luglio, Med-Or ha firmato un’intesa con il ministero dell’Economia e delle Finanze di Gibuti concentrata su infrastrutture critiche, connettività digitale, sistemi energetici e dialogo strategico. Un accordo particolarmente significativo considerando la posizione del Paese sul Bab el-Mandeb e il suo ruolo nella connettività globale: la cooperazione si è già tradotta in un progetto per rafforzare le capacità delle autorità gibutine nella protezione delle infrastruttura critiche.

Ancora più consolidato è il rapporto con la Somalia. Un memorandum firmato nel 2023 aveva esteso la collaborazione dall’alta formazione e dalla promozione della lingua italiana alla sicurezza sanitaria, alla giustizia e alla pubblica amministrazione. Quel rapporto ha successivamente prodotto, insieme a UNITAR e con il sostegno del ministero degli Esteri italiano, un programma di formazione per diplomatici e funzionari somali legato al mandato 2025-2026 di Mogadiscio nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Nel giugno scorso Med-Or ha tenuto a Mogadiscio una nuova sessione intensiva destinata agli alti funzionari del ministero degli Esteri.

È una traiettoria che aiuta a leggere anche l’intesa con Kinshasa. Il denominatore comune non è tanto l’esportazione di un singolo modello di cooperazione quanto l’uso di formazione, competenze e dialogo istituzionale come strumenti attraverso cui consolidare rapporti strategici con Paesi che occupano posizioni sempre più rilevanti per gli interessi italiani ed europei.

La dimensione delle materie prime rende la RDC un caso particolarmente importante. Med-Or ha già inserito il tema dei critical raw materials tra le proprie attività africane: nel 2025 ha firmato un memorandum con il ministero delle Imprese e del Made in Italy per sostenere il coordinamento delle iniziative italiane nel settore e ha sviluppato interlocuzioni, tra gli altri, con lo Zambia, Paese chiave per rame, nickel, cobalto e manganese e per il più ampio sviluppo del Corridoio di Lobito.

L’ingresso della Repubblica Democratica del Congo nel Piano Mattei e il nuovo accordo con Med-Or collocano dunque Kinshasa all’interno di questa stessa geografia. La questione, per l’Italia, non riguarda soltanto l’accesso alle risorse. Riguarda la possibilità di costruire relazioni sufficientemente profonde da accompagnare investimenti, formazione del capitale umano, rafforzamento istituzionale e sviluppo locale delle catene del valore.

È anche su questo terreno che si misurerà la capacità del Piano Mattei di passare dalla cornice politica alla costruzione di partnership durevoli. Il memorandum firmato a Roma è un passo relativamente piccolo. Ma si inserisce in una rete africana che, accordo dopo accordo, sta diventando sempre più strutturata.

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