Come recuperare le detrazioni “dimenticate”: ci sono cinque anni di tempo

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Capita più spesso di quanto si creda di ritrovare tra i vecchi documenti di casa una ricevuta medica di importo elevato, una fattura per lavori di ristrutturazione o la ricevuta del versamento del canone di locazione e accorgersi di non averla mai inserita nella relativa dichiarazione dei redditi. In questi casi la reazione immediata è rassegnarsi, pensando che il beneficio fiscale sia ormai definitivamente perduto o che la burocrazia per riottenerlo sia troppo complessa rispetto al vantaggio economico spettante. La realtà normativa italiana offre invece un quadro diverso e favorevole al cittadino. L’ordinamento tributario prevede infatti strumenti precisi che permettono di correggere gli errori del passato, consentendo di recuperare integralmente le somme a titolo di detrazione o deduzione fiscale anche a distanza di anni dal momento in cui la spesa è stata sostenuta.

Nessun credito va perduto: la regola fondamentale dei cinque anni

La colonna portante su cui si fonda la possibilità di recuperare le detrazioni dimenticate è la dichiarazione integrativa a favore del contribuente. Il principio generale stabilito dalle norme fiscali sancisce che il cittadino ha il diritto di rettificare qualsiasi omissione o errore commesso a proprio danno nelle precedenti dichiarazioni dei redditi. Per fare questo esiste un perimetro temporale ben definito, che coincide con i termini stabiliti dalla legge per l’attività di accertamento dell’amministrazione finanziaria. La normativa consente di inviare una dichiarazione integrativa entro e non oltre il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione originaria.

Per comprendere chiaramente la portata di questa norma è utile affidarsi a un esempio pratico. Se ci si accorge di aver dimenticato una spesa medica importante o una rata di bonus edilizio sostenuta nel corso del 2021, la cui spesa doveva essere dichiarata nel Modello 730 oppure nel Modello Redditi presentato nel 2022, ci sarà tempo fino al 31 dicembre 2027 per correggere quella specifica dichiarazione. Questa finestra temporale di cinque anni garantisce un margine ampiamente sufficiente per riordinare i propri archivi personali, verificare la documentazione contabile e riattivare le procedure necessarie per ottenere il credito spettante.

Correggere la dichiarazione corretta e non quella in corso

Un errore comune commesso da chi tenta di gestire in autonomia il recupero di una spesa passata consiste nell’inserire la ricevuta dimenticata all’interno del Modello 730 o del Modello Redditi dell’anno corrente. Si tratta di una pratica errata che la normativa fiscale vieta in modo assoluto. Nel sistema tributario italiano vige infatti il rigido principio di cassa, in base al quale ogni spesa deve essere obbligatoriamente imputata all’anno solare in cui è stato eseguito il relativo pagamento. Detrarre un importo nell’anno sbagliato costituisce una violazione delle regole di dichiarazione e espone il cittadino al rischio di sanzioni per dichiarazione infedele, oltre al formale scarto della spesa in sede di controllo.

Di conseguenza, se la spesa è stata sostenuta in un determinato anno d’imposta, l’unica strada legittima consiste nel riaprire ed integrare la dichiarazione dei redditi originariamente inviata per quell’anno specifico. Non è possibile sommare spese di anni diversi in un’unica dichiarazione presente, ma occorre procedere a ritroso, lavorando sul modello fiscale dell’anno in cui si è verificata l’omissione.

Le strade operative a disposizione: dal 730 al Modello Redditi

Il percorso procedurale da seguire per correggere la propria posizione varia a seconda di quanto tempo è passato da quando la dichiarazione errata o incompleta è stata inoltrata all’anagrafe tributaria.

Se la dimenticanza riguarda l’ultima dichiarazione dei redditi presentata e la correzione comporta un maggior credito d’imposta, la via più semplice è il Modello 730 integrativo. Questa opzione è solitamente percorribile entro il mese di novembre dell’anno di presentazione. Il vantaggio pratico di questa modalità risiede nel fatto che il conguaglio a favore del cittadino viene gestito direttamente tramite il sostituto d’imposta. Il rimborso spettante verrà quindi accreditato direttamente nella busta paga dello stipendio o nel cedolino della pensione in tempi brevi.

Se invece il termine per il 730 integrativo è trascorso o la spesa dimenticata si riferisce ad anni precedenti, occorre ricorrere al Modello REDDITI Persone Fisiche Integrativo a favore. Attraverso questo strumento si rettificano i quadri informativi della vecchia dichiarazione aggiungendo gli oneri detraibili mancanti. In questa circostanza il rapporto viene gestito direttamente con l’Agenzia delle Entrate. La trasmissione può essere effettuata in autonomia tramite i servizi telematici dell’agenzia, oppure avvalendosi del supporto di un CAF o di un professionista abilitato.

Incassare il credito: la scelta tra rimborso diretto e F24

La presentazione di una dichiarazione integrativa a favore determina la nascita di un nuovo credito d’imposta. La legge mette a disposizione due modalità per fruire di queste somme.

La prima opzione è il rimborso monetario diretto. L’Agenzia delle Entrate accrediterà la somma dovuta sul conto corrente bancario o postale intestato al contribuente, previa comunicazione dell’IBAN. Trattandosi di un’erogazione diretta da parte dello Stato, i tempi di attesa possono variare da alcuni mesi a un paio d’anni.

La seconda opzione è l’utilizzo del credito in compensazione tramite il modello F24. Il credito generato può essere impiegato per pagare altre imposte o contributi dovuti, come l’IMU, la cedolare secca sugli affitti o i contributi previdenziali. L’utilizzo in compensazione tramite F24 permette di fruire del beneficio in tempi molto più rapidi rispetto al rimborso diretto.

La documentazione necessaria e le regole sulla tracciabilità

Prima di inviare la dichiarazione integrativa è essenziale verificare la documentazione in proprio possesso, poiché l’integrativa incrementa le probabilità di un controllo formale.

Per le spese sanitarie servono fatture o scontrini parlanti con codice fiscale. Per i bonus edilizi servono fatture, bonifici dedicati ed eventuali comunicazioni ENEA. Salvo rare eccezioni come i farmaci, la detrazione spetta solo se il pagamento è avvenuto con strumenti tracciabili come carte, bonifici o assegni. La documentazione va conservata per i cinque anni successivi.

L'articolo Come recuperare le detrazioni “dimenticate”: ci sono cinque anni di tempo proviene da Il Fatto Quotidiano.

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