Cina e Usa al duello delle Ande: in gioco le risorse e le infrastrutture del Perù

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Contenuto tratto dal numero di maggio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

“Vale un Perù”. Questo detto, che risale alla conquista di Francisco Pizarro nel XVI secolo, indicava nel paese andino una terra piena di risorse preziose. Oggi il Perù è il secondo produttore di argento (primo per riserve) e di rame (terzo per riserve) a livello mondiale, ed è tra i primi dieci produttori di oro. Ma nonostante la vastità delle sue risorse naturali — o forse proprio a causa di queste — vive da mesi una grave crisi politica e sociale. Da ottobre si sono alternati tre presidenti: prima Dina Boluarte, sfiduciata a seguito di impeachment da parte del parlamento; poi il trentottenne José Jerì, sfiduciato a febbraio dopo uno scandalo corruzione a opera di imprenditori cinesi; per ultimo è stato eletto ad interim l’ottantatreenne José Maria Balcàzar, scelto per traghettare il paese alle elezioni di aprile. In quell’occasione i due candidati più votati sono stati Keiko Fujimori del partito populista di destra Forza Popolare, figlia dell’ex dittatore Alberto Fujimori, e l’ex sindaco di Lima Rafael Lopez Aliaga, del partito conservatore Rinnovamento Popolare. Il ballottaggio è previsto per il 7 giugno.

L’asse Lima-Pechino

L’incertezza politica non ha fermato, però, gli investimenti esteri nel paese. In particolare quelli cinesi. Dopo aver siglato, nel 2010, un trattato di libero scambio con Lima, Pechino ha incrementato drasticamente gli investimenti. Due i motivi fondamentali: la ricchezza di materie prime e terre rare e la necessità di creare un hub logistico al centro del Sud America. L’interscambio commerciale cinese con l’America Latina ha raggiunto i 450 miliardi di dollari annui e dovrebbe arrivare a 700 miliardi nel 2035. Pechino è già il primo partner commerciale per tutti i paesi sudamericani e aveva bisogno di un nuovo porto che prescindesse dal canale di Panama. Per questo ha finanziato, con un investimento da 3,6 miliardi di dollari, la trasformazione in un enorme porto del piccolo villaggio di pescatori di Chancay, 80 chilometri a nord di Lima. Con fondali profondi oltre 18 metri, potrà accogliere le portacontainer che non riescono, per dimensioni, a passare da Panama.

Il nuovo porto, affidato in concessione per 30 anni alla cinese Cosco, permetterà anche di ridurre da 35 a 23 giorni il tempo di navigazione dalla Cina e gestirà oltre 1,5 milioni di container all’anno. Sarà un’alternativa al porto di Callao, il principale del paese, ‘controllato’ dagli Stati Uniti. La ferrovia che dovrebbe unire Chancay al Brasile, primo partner commerciale e primo paese per investimenti diretti cinesi del Sud America, permetterà, inoltre, una considerevole riduzione dei tempi di trasporto. Il governo peruviano stima che Chancay potrà contribuire a un aumento del Pil fino a 4,5 miliardi di dollari (1,8% del Pil attuale) e creare cinquemila posti di lavoro.

Una corsa alle risorse

La Cina è molto interessata anche a incrementare i rapporti commerciali con il Perù. Oggi il 36% dell’export complessivo peruviano e il 49% di quello minerario sono diretti verso Pechino. Xi sa che il suo paese, primo consumatore di rame al mondo, ha sempre bisogno di nuove fonti di approvvigionamento. Per questo ha messo le mani sui due più grandi progetti minerari peruviani: la miniera di rame di Las Bambas e quella del Rio Blanco. La prima è gestita delle aziende cinesi Mineral and Metals Group Corp (Mmg), Gouxin International e Citic Metals e fornisce il 2% del rame mondiale.

Oltre al controllo del rame, Pechino punta anche allo sviluppo dell’industria petrolifera peruviana. Se negli anni Novanta in Perù si estraevano circa 150mila barili al giorno, oggi siamo sotto i 50mila e Lima è costretta a importarne dall’estero. Il calo è dovuto soprattutto alla mancanza di investimenti della compagnia petrolifera statale Petroperù, in crisi da anni, con perdite che nei primi dieci mesi del 2025 hanno raggiunto i 479 milioni di dollari, dopo i 774 milioni del 2024. Il governo ha deciso di aprire il capitale della Petroperù a investitori esteri e ha concesso alla China National Petroleum Corp (Cnpc) e alla statunitense Chevron nuovi potenziali giacimenti. La Cnpc ha pianificato investimenti di oltre 2 miliardi di dollari per estrarre nell’Amazzonia peruviana. L’obiettivo di Lima sarebbe portare la produzione giornaliera a 300mila barili per raggiungere l’autosufficienza. 

Un’altra risorsa fondamentale per i prossimi decenni è il litio, che si trova in abbondanza nel triangolo tra Bolivia, Argentina e Cile. In Perù la canadese American Lithium ha programmato 844 milioni di dollari di investimenti per sviluppare quello che sembra uno dei giacimenti di litio più grandi del continente, con 2,2 milioni di tonnellate di riserve, nella regione del lago Titicaca. Se confermato, il triangolo del litio si potrebbe trasformare in un quadrilatero, con l’inserimento del Perù.

La dottrina ‘Donroe’

Gli Stati Uniti, però, non vedono di buon occhio l’attivismo cinese nel paese andino, come nel resto del continente americano. Il corollario alla dottrina Monroe, soprannominato da Trump stesso ‘Donroe’, non tollera la presenza di altre grandi nazioni potenzialmente ostili, come la Cina, nell’emisfero Occidentale, nel ‘giardino di casa’ degli Usa. La prima applicazione della dottrina è stata l’operazione di arresto di Maduro in territorio venezuelano e la conseguente apertura di Caracas, con la presidente ad interim Delcy Rodriguez, agli investimenti statunitensi. La grande instabilità politica ed economica peruviana spinge la due principali potenze globali a ricercare una posizione di vantaggio strategico ed economico nei confronti di Lima. Pechino lo fa da oltre 15 anni con la politica degli investimenti infrastrutturali, mentre Washington per ora si limita ad annunci e dichiarazioni più o meno minatorie nei confronti del governo peruviano di turno. Trump, però, non potrà limitarsi a questo e dovrà per forza riprendere in mano il dossier peruviano che, come espresso nella sua nuova National Security Strategy,  rientra nei temi di sicurezza nazionale americana. Il detto “vale un Perù” non potrebbe essere più attuale.  

L’articolo Cina e Usa al duello delle Ande: in gioco le risorse e le infrastrutture del Perù è tratto da Forbes Italia.

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