Chi sono i seguaci ultratradizionalisti di Lefebvre: contrari all’ecumenismo, al dialogo interreligioso e scomunicati da Giovanni Paolo II

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Sono 720 sacerdoti, circa 700 chiese, e quasi mezzo milione di fedeli in tutto il mondo. Sostenuti dall’estrema destra, vogliono preservare la liturgia tradizionale secondo il Messale del 1962 e la formazione sacerdotale precedente al Concilio Vaticano II. E oggi hanno nominato i loro nuovi vescovi a Ecône, in Svizzera, ignorando l’appello di Papa Leone XIV che li aveva invitati a non compiere un nuovo scisma. Un altro strappo a 38 anni di distanza dalla prima volta. Protagonisti di queste ore sono i lefebvriani, gli appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, attiva in cinque continenti.

Nata a Friburgo il primo novembre 1970 per volontà di monsignor Marcel Lefebvre, come società di vita comune senza voti, la San Pio X è stata fondata “in risposta alle pressanti richieste da parte di alcuni giovani, che chiedevano una formazione sacerdotale tradizionale“. Tra gli anni ’70 e gli anni ’80 il rapporto dei lefebvriani con la Santa Sede è andato via via deteriorandosi. Lo strappo vero nel 1988 quando monsignor Lefebvre, grande oppositore del Concilio Vaticano II che intendeva così sfidare l’autorità del Papa e le riforme della Chiesa, decide di consacrare quattro nuovi vescovi senza il mandato pontificio, esattamente come i lefebvriani di oggi. Erano i monsignori Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta, tutti allo stesso modo oppositori del Concilio con le sue riforme come l’ecumenismo, l’apertura ai laici, l’abolizione della messa in latino in favore di quella nelle varie lingue nazionali e popolari. Una decisione, entrata nella storia, a cui Papa san Giovanni Paolo II risponde con la scomunica. Monsignor Lefebvre muore nel 1991. Nel tempo, intanto, la fraternità continua la sua attività. Papa Benedetto XVI, nel 2007, tenta un passo di riconciliazione con la decisione di liberalizzare la messa Tradizionale latina, attraverso il motu proprio ‘Summorum pontificum’ e nel 2009 di togliere le scomuniche contro i quattro vescovi della Fraternità. Allora si sollevò anche un parallelo caso mondiale poiché venne fuori che Williamson, oggi deceduto, era anche un negazionista dell’Olocausto e da più parti si scatenarono veementi critiche nei confronti di papa Ratzinger per la sua decisione. Nonostante il lavoro della Pontificia commissione “Ecclesia Dei”, incaricata proprio di riportare i lefebvriani nella piena comunione con Roma, il pontificato di Benedetto XVI non portò a segno la ricomposizione dello scisma.

La Fraternità, che oggi conta nel mondo circa 733 sacerdoti, 2 vescovi, 145 fratelli professi, 250 suore oblate, 268 seminaristi e circa mezzo milione di fedeli, è rimasta così a lungo in una specie di limbo finché nel 2019, prendendo atto della situazione, papa Francesco soppresse la “Ecclesia Dei” mettendo il dossier in mano alla Dicastero della dottrina della Fede (ex Sant’Uffizio). Parlando della sua “opera di Chiesa”, Lefebvre disse: “Non è nata con un obiettivo di contestazione o di opposizione, niente affatto” ma “per una necessità che si è presentata di vigilare sulla buona formazione del sacerdote”. La Fraternità raggruppa oggi molti dei continuatori della Chiesa preconciliare che desiderano conservare la messa tridentina e si oppongono all’ecumenismo e al dialogo interreligioso. Dopo la morte di Lefebvre è stata a lungo guidata dall’episcopo svizzero Bernard Fellaygiovanni paolo, uno dei quattro sacerdoti ordinati vescovi da Lefebvre. L’11 luglio 2018, durante il IV Capitolo generale della Fraternità, è stato nominato nuovo superiore il presbitero italiano Davide Pagliarani.

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