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Gli avvocati di Paolo Zampolli avevano diffidato Report dalla messa in onda della sua intervista, ma il servizio “La guerra di Epstein”, come da programma, è stato trasmesso domenica 19 aprile su RaiTre. Al centro la testimonianza di Amanda Ungaro, ex compagna dell’imprenditore vicinissimo a Trump e alla sua amministrazione. La modella brasiliana ha denunciato il rapporto tossico tra loro due, durato vent’anni e iniziato quando lei era ancora minorenne, e caratterizzato di violenze fisiche e psicologiche. Due i punti che sostiene Ungaro, e che mettono in relazione Epstein e la first lady: il primo, che a presentarla al presidente sia stato proprio il finanziere pedofilo e non Zampolli, come compare anche in una testimonianza rilasciata all’Fbi e presente nei “files”. Ma non c’è modo di capire né da chi provenga né se possa essere verificata. Poi parla dell’esistenza di un “patto” tra Melania e Zampolli, che ha portato l’imprenditore a fare ingresso nella cerchia ristretta del tycoon. Zampolli prende le distanze da tutte le accuse avanzate dall’ex, inclusa quella di fare uso di droghe. Vero è che, off the records, l’inviato speciale di Trump usa parole offensive per definire le donne brasiliane, dall’ex moglie fino a un’altra persona che – con altre parole – ha fatto intendere di avere frequentato. A questa puntata, come anticipato dalla trasmissione, ne seguirà un’altra in cui verranno approfonditi i rapporti tra Trump, Zampolli, Epstein e il potere. Intanto il servizio, su X, viene rilanciato da decine di account in lingua inglese: gli utenti evidenziano come dalle parole di Zampolli emerga un atteggiamento razzista, sessista e maschilista. Un profilo umano carico di ombre ma di indubbia vicinanza al presidente Usa e alla first lady.
A fronte della diffamazione prima della messa in onda, Dario Carotenuto, capogruppo M5S in Vigilanza Rai, aveva definito “le pressioni di Zampolli” su Report “del tutto indebite e mostrano un sistema di potere che tema la verità e vuole impedire ai cittadini di formarsi delle libere opinioni. È tra l’altro anomalo che Zampolli abbia rilasciato volentieri l’intervista a Report e prima della messa in onda abbia chiesto di non mandarla in onda. Report è una trasmissione dal grande valore giornalistico e tutelarne il lavoro è prima di tutto un interesse per il Paese e per la nostra comunità, pertanto le nostre istituzioni non possono accettare nessuna forma di pressione indebita in tal senso”. Nell’anticipazione diffusa nei giorni prima della messa in onda, Report aveva parlato della testimonianza esclusiva di Amanda Ungaro, che “ha parlato per la prima volta dei legami tra Zampolli, la coppia presidenziale e il finanziere accusato di abusi. Nel servizio anche il confronto con lo stesso Zampolli e i documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano”. Tramite il suo avvocato Zampolli ricorda di aver negato l’autorizzazione alla messa in onda dell’intervista, tanto più quelle che sarebbero state rese off the records.
L'articolo “C’è un patto tra Zampolli e Melania Trump”: Report e la diffida dell’inviato di Trump. Ma sui social il servizio viene rilanciato proviene da Il Fatto Quotidiano.




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