Btp Green 2038: cedola, rendimento e rischi. Tutto quello che c’è da sapere prima di investire

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Dodici anni di durata, cedola annua del 4,40% e rendimento lordo all’emissione del 4,492%. Il nuovo Btp Green con scadenza 30 ottobre 2038 arriva in una fase in cui i titoli di Stato italiani sono tornati a offrire rendimenti capaci di attirare l’attenzione anche dei risparmiatori. Il Tesoro ne ha collocati 8 miliardi di euro, a fronte di richieste superiori a 110 miliardi.

Ma per chi investe i propri risparmi la domanda è soprattutto una: conviene comprarlo? Prima di rispondere bisogna chiarire un aspetto importante, perché questo titolo non funziona come un Btp Valore o un Btp Italia.

Quando si può comprare il nuovo Btp Green

Il titolo è stato collocato il 22 settembre 2026 attraverso un sindacato di banche, con un meccanismo rivolto prevalentemente agli investitori istituzionali. Il prezzo di emissione è stato fissato a 99,591, corrispondente a un rendimento lordo annuo del 4,492%. Il regolamento dell’operazione è previsto per il 29 settembre 2026.

Proprio qui occorre evitare un equivoco. Il 29 settembre è anche la data di godimento, vale a dire il giorno dal quale iniziano a maturare gli interessi del titolo. Non rappresenta invece una finestra di sottoscrizione dedicata alle famiglie.

A differenza di Btp Valore e Btp Italia, infatti, il nuovo Green non viene offerto direttamente al retail per alcuni giorni a un prezzo prestabilito. Il risparmiatore potrà acquistarlo sul mercato secondario, attraverso banca o piattaforma di investimento, una volta disponibile alle negoziazioni retail. La nuova linea, identificata dall’ISIN IT0005733099, è destinata alla quotazione sul MOT e prevede tagli da 1.000 euro.

Da quel momento il prezzo sarà quello stabilito dal mercato. E questo significa che il 4,492% non è necessariamente il rendimento che otterrà chi lo comprerà successivamente.

Cedola del 4,40% e rendimento del 4,492% non sono la stessa cosa

Il Btp Green paga una cedola nominale annua del 4,40%, normalmente suddivisa in due pagamenti semestrali. La prima cedola sarà però eccezionalmente corta, perché il titolo matura interessi dal 29 settembre e il primo pagamento è previsto già il 30 ottobre 2026; successivamente le cedole seguiranno il normale calendario del 30 aprile e 30 ottobre.

Su 10.000 euro nominali, a regime, il 4,40% corrisponde a 440 euro lordi l’anno. Ma questo non significa che il rendimento dell’investimento sia sempre del 4,40%.

Conta anche il prezzo pagato. Il collocamento è avvenuto a 99,591: acquistare sotto 100 permette di beneficiare anche della differenza rispetto al rimborso finale alla pari. È così che il rendimento lordo all’emissione è arrivato al 4,492%.

Se però il retail comprasse il titolo a 102, per esempio, continuerebbe a incassare la stessa cedola ma avrebbe un rendimento effettivo inferiore. Se lo acquistasse a 97, accadrebbe il contrario.

Quanto resta dopo le tasse

Anche il Btp Green beneficia della tassazione agevolata prevista per i titoli di Stato italiani: 12,5% su interessi e plusvalenze, anziché il 26% applicato a molti altri strumenti finanziari.

È possibile dire che il rendimento netto fiscale corrispondente al 4,492% lordo si colloca indicativamente nell’area del 3,9%, ma il dato va considerato come un’approssimazione. Il rendimento netto effettivo dipende dalla combinazione tra cedole, prezzo di acquisto e rimborso finale, oltre che da eventuali commissioni e dall’imposta di bollo sul dossier titoli.

Green non significa più sicuro

L’aggettivo “Green” indica la destinazione delle risorse raccolte. I fondi sono associati al finanziamento di spese pubbliche con caratteristiche ambientali, dall’efficienza energetica ai trasporti sostenibili, dalle rinnovabili alla protezione dell’ambiente e alla ricerca. Ma sotto il profilo finanziario il debitore resta sempre lo Stato italiano.

Il Btp Green non è quindi più sicuro di un Btp ordinario con caratteristiche analoghe. Il rischio di credito sovrano è lo stesso e anche il prezzo reagisce ai movimenti dei tassi e dello spread.

La componente Green può essere interessante per chi desidera inserire nel portafoglio obbligazionario strumenti collegati al finanziamento della transizione ambientale, ma non costituisce di per sé una protezione aggiuntiva del capitale.

Btp ordinario, Green, Btp Italia e Btp Valore: cosa cambia

Il confronto più corretto è con Btp tradizionali di durata simile. Il decennale italiano si muove in questa fase su rendimenti intorno al 4,3%, mentre il nuovo Green all’emissione offriva il 4,492%.

La differenza, però, va letta anche alla luce della maggiore durata. Il Green scade nel 2038 e quindi espone il risparmiatore più a lungo alle oscillazioni dei tassi. La specificità più importante riguarda il tipo di protezione cercato.

Il Btp Green 2038 paga una cedola nominale fissa: può essere interessante per chi vuole bloccare per molto tempo una remunerazione conosciuta in partenza.

Il Btp Italia, invece, indicizza il rendimento all’inflazione italiana. È quindi maggiormente orientato a chi teme che negli anni futuri l’aumento dei prezzi possa erodere il potere d’acquisto delle cedole.

I Btp€i seguono una logica simile, ma sono legati all’inflazione dell’area euro.

I Btp Valore, infine, sono pensati espressamente per il pubblico retail, generalmente con meccanismi di cedole step-up e premi per chi acquista durante il collocamento e mantiene il titolo fino alla scadenza.

Non esiste quindi un Btp migliore in assoluto. Cambia il rischio dal quale il risparmiatore vuole proteggersi e soprattutto cambia l’orizzonte temporale.

A chi può convenire il nuovo Green

Tirando le somme il Btp Green 2038 può avere senso per chi dispone di una parte del patrimonio che non prevede di utilizzare per molti anni, cerca un flusso cedolare fisso, accetta il rischio Italia e vuole inserire in portafoglio un titolo con finalità ambientali.

È più delicato per chi potrebbe avere bisogno del capitale nel medio periodo, per chi teme una nuova stagione di inflazione elevata oppure per chi possiede già una parte molto consistente dei propri risparmi in Btp.

Quest’ultimo punto è spesso sottovalutato. Un rendimento interessante non elimina il problema della concentrazione. Chi ha già immobili, reddito, pensione e una larga parte del patrimonio finanziario legati all’Italia deve valutare se aumentare ancora l’esposizione allo stesso Paese sia coerente con una corretta diversificazione.

Neppure gli oltre 110 miliardi di ordini ricevuti dal Tesoro rappresentano, da soli, un motivo per comprare. La domanda è arrivata soprattutto da grandi investitori e operatori ESG con obiettivi, vincoli e orizzonti molto diversi da quelli di una famiglia.

E soprattutto bisognerà guardare il prezzo nel momento dell’acquisto. Il 4,492% è il rendimento ottenuto dagli investitori al collocamento del 22 settembre, non un rendimento garantito a chi lo comprerà successivamente.

L’articolo Btp Green 2038: cedola, rendimento e rischi. Tutto quello che c’è da sapere prima di investire è tratto da Forbes Italia.

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