Bersani a La7: “Ci siamo ridotti a festeggiare il gasolio a 2,19 euro, prima era a 1,60. L’unica via? Che Trump e Netanyahu escano di scena”

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“Qui stiamo festeggiando il gasolio a 2,19 euro, quando prima era a 1,60. E nessuno dice qual è l’unica e vera misura risolutiva: dire a Trump e a Netanyahu di tornarsene a casa e di aggiustare il vaso di Pandora che hanno rotto, rafforzando i regimi islamici e mettendo nei guai tutto il mondo. Non si sente una voce su questo”. Così Pier Luigi Bersani, ospite di Dimartedì, su La7, commenta i rincari dei carburanti e le misure del governo Meloni.
L’ex segretario del Pd accusa la politica di festeggiare tetti parziali e temporanei mentre i prezzi restano alti, e indica nelle tensioni internazionali, a partire dal Medio Oriente, la causa che nessuno vuole nominare. Poi contesta all’esecutivo di procedere con interventi di natura propagandistica, privi di riforme strutturali dopo quattro anni di legislatura.
I prezzi alla pompa, infatti, restano elevati. Secondo i dati aggiornati al 30 settembre, la benzina self-service si attesta in media nazionale intorno a 2,15 euro al litro e il gasolio intorno a 2,32-2,37 euro. Dal 28 settembre Eni applica un tetto di 1,99 euro al litro sulla benzina e di 2,19 euro sul gasolio nelle stazioni Enilive, anche in autostrada. Italiana Petroli (Ip) segue la stessa linea. Q8 annuncia un analogo contenimento a partire dal 1° ottobre. L’effetto sulle medie nazionali resta limitato, perché le altre reti e le pompe bianche continuano a praticare prezzi più alti.

Bersani collega i carburanti al bilancio complessivo della legislatura: “Abbiamo dei problemi, c’è poco da fare. Adesso, con il governo Meloni, siamo di fronte a misure che ci dicono che si va alle elezioni. D’altronde, vorrei che qualcuno di destra mi smentisse. Sono quattro anni che abbiamo visto tantissime misure che avevano sempre questo carattere un po’ propagandistico, un po’ ideologico. In quattro anni non abbiamo visto una riforma seria su problemi che sono grossi“.

Il conduttore Giovanni Floris poi ricorda i dati sul fisco: il 65% dell’Irpef è a carico di 8 milioni di contribuenti; 9 milioni dichiarano ma pagano zero; il 42% degli italiani, 24 milioni di persone, non ha reddito. Bersani replica che manca una riforma fiscale seria: “Ci hanno fatto perdere via via ogni logica e ogni progressività. Qui c’è solo la progressività di chi paga l’Irpef; dopo glielo fregano a seconda del salto di aliquote con il fiscal drag, una barcata di soldi, e continuano a proporre delle flat tax”.
Alla obiezione di Floris (“Loro dicono: ti leviamo le tasse”) Bersani risponde, citando ancora una volta il fiscal drag, ovvero l’aumento automatico delle tasse quando gli stipendi salgono per coprire l’inflazione, ma gli scaglioni Irpef restano fermi: “Ma se la pressione fiscale è aumentata! Con questo fiscal drag benedetto, la prima riforma necessaria è togliere questi salti di aliquota e fare un’aliquota continua. Adesso, con un’inflazione che si annuncia sopra il 3%, mantenendo questi meccanismi, è chiaro che chi paga l’Irpef verrà pelato di due, tre, quattro miliardi in un anno“.

L’ex ministro chiude sul lavoro con un’osservazione sarcastica: “In questi quattro anni di governo Meloni, siamo riusciti nel miracolo di aumentare le ore lavorate e di diminuire il potere d’acquisto dei salari. Quindi, abbiamo il miracolo che si lavora di più e si guadagna di meno. È un bel risultato“.

L'articolo Bersani a La7: “Ci siamo ridotti a festeggiare il gasolio a 2,19 euro, prima era a 1,60. L’unica via? Che Trump e Netanyahu escano di scena” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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